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Parlaci un pò del tuo background, cosa c’è dietro a “9″. Cosa ti ha spinto a trasferirti a Berlino? Sei d’accordo con l’idea generale che in Italia le possibilità giovanili soprattutto legate all’arte siano molto limitate se non represse apertamente? All’estero è diversa la situazione?
Dietro a 9 c’è un sogno. Un’amica (ciao Cerino!) mi ha recitato un aforisma: non si è mai nel posto dove si vorrebbe essere. Quindi mi sono trasferito da PN a Bln per realizzare i miei desideri, dando retta al mio istinto. In Italia ci sono molti artisti (giovani e non) molto bravi ma il contesto culturale “ufficiale” e’ troppo spesso conservativo e macchinoso. L’isola felice di Bln non fa testo, si tratta di un posto eccezionale. In Germania, a differenza dell’Italia, la scena indipendente (NON MAINSTREAM), ha un’identità forte e trova il suo spazio reale nel mercato.
I tuoi pezzi esprimono molta intimità , sembrano provenire dalle giornate di solitudine invernale.. C’è qualcosa che vuoi esprimere con la tua musica o è semplicemente la trasposizione dei tuoi pensieri? Esiste un filo conduttore nelle tue produzioni?
Gli extraterrestri vengono dall’infinitamente piccolo (non da pianeti lontani). Con questa premessa ho iniziato a cercare dentro di me per trovare qualche ‘ultra terrestre’. Fin’ora ho trovato tantissimi Marco, ognuno che suona uno strumento diverso dentro la cameretta della mia scatola cranica. La mia musica esprime sensazioni (che io vedo di colore verde). Non si tratta di pensieri, sono combinazioni di suoni, di parole, di significati… Il filo conduttore della mia produzione è il rapporto (buono o cattivo che sia) che io ho con il mondo.
Cosa ha influito nella scrittura dei pezzi di “Eponymous”, musicalmente e non?
Musicalmente ha influito l’esigenza di sentire qualcosa che prima non c’era, la voglia di combinare la sensualità sonora dell’elettronica con l’emotività della composizione. Non-musicalmente hanno influito: confusione sentimentale, solitudine, i viaggi nel tempo, il cyberspazio, un particolare sogno che ho fatto, Ugo Tognazzi, il legno delle chitarre dei bluesmen, Julia, Sheryl, Mauro, Denis, Yvonne & Polsi, il riflesso della luce della TV, gli sbagli, i numeri dipinti di Roman Opalka, Laziagianna.
Credo che tutti, musicisti e non, abbiano un Olimpo con i gruppi o singoli preferiti di tutta la storia della musica, i “big”, gli imprescindibili, quei musicisti che molto spesso sono quelli con cui siamo cresciuti. Chi c’è nel tuo Olimpo? E cosa stai ascoltando invece in questo periodo? Ci sono dei gruppi o singoli che hai scoperto e che vorresti consigliare?
Il mio Olimpo è un altopiano dove c’è spazio per tanta gente: L. Battisti, S. Reich, F. Battiato, E. Cochran, Portishead, Clash, L. Dalla, Housemartins, Beatles, L. Reed, T. Monk, Elvis, Smiths, N. Simone… In questi utlimi tempi ho scoperto: D. Johnston, B. Morgenstern, Marzipan Marizpan, Lonski & Classen, Come To Hannes, Mittekill, Die Beume, 9, Spejderrobot, Hauschka, Bodi Bill, Renfro…
A proposito di musicisti emergenti, cosa pensi riguardo le licenze creative commons? Credi possa essere una soluzione per la libertà d’espressione, un buon modo per promuoversi quando si è solo agli inizi, oppure sei totalmente contrario?
Creative Commons è ottimo, non solo per gli inizi!
Di cosa senti maggiormente la mancanza, in ambito musicale? Mi spiego meglio: cosa senti essere necessario ma mancare? Qualche attitudine mentale, qualche genere, qualche iniziativa…
Manca disciplina artistica, onestà musicale e c’è troppo qualunquismo. Io suggerisco agli artisti di combattere contro l’idea che ‘bisogna sapersi vendere’. L’artista deve creare, il manager deve capire che cosa si può vendere e come. L’artista ‘rampante e venditore a tutti i costi’ è viscido.
Parlando di questioni tecnicamente più musicali, cosa utilizzi per comporre i tuoi pezzi? Sembra di sentire la presenza di elementi acustici oltre che elettronici e in generale una buona libertà per quanto riguarda la scelta di suoni. Quali software o strumenti analogici utilizzi? Quali altri strumenti?
Io utilizzo Live, Logic, Tweet A Sound, Reaktor, Atari Punk Console, Audio Weevil, Theremin, piano, piano-giocattolo, sintetizzatori (sia virtuali che reali), strumenti autocostruiti, chitarra acustica, chitarra elettrica, basso elettrico, voci, dotto… Batteria!
Io noto che alcuni musicisti tendono a valorizzare più il suono in se stesso, ricercando le qualità naturali di esso, e questo è vero soprattutto nell’ambito della musica elettronica, dove la manipolazione del suono può essere molto profonda e curata. Altri tendono a valorizzare la melodia come associazione di suoni, confronto tra diversi elementi. Tu da che parte senti di stare?
Io penso di stare con un piede qui e un là… il mio lavoro mira a combinare il metodo tipico dell’elettronica (campionamento, manipolazione, streching, tuning, sintesi, programmazione) con quello del cantautore (canto e accompagnamento, melodia e armonia, ritmo melodico) e quello delle spoken-words (melodia del ritmo parlato).
Ci racconti qualcosa riguardo la grafica del cd? Quel campanello di bicicletta ha qualche significato al di là del puro piacere estetico?
Il disegno della copertina si intitola “Drinn & Bell” ed è un’opera di Alvise Bittente, uno dei più significativi giovani artisti italiani. Lui la spiega così: …un produttore serve a suonare il campanello di uno che produce un cd che fa suono. In definitiva s’è sempre suonati, in pratica la produzione di un cd è un viaggio in tandem, dove ne metta di più chi si sente in diritto far pedalare.
So che ti occupi non solo di musica, ma anche di opere di respiro più ampio, mescolando diversi media. Vuoi parlarci di quelle produzioni/performance che non sono “eponymous”? Sarà possibile assistere a qualcosa di questo genere in suolo italico?
Sto lavorando a “Me Against Myself” un concerto-video nel quale io suono con una band di tanti Marco Brosolo (mi auguro di trovare un’agenzia che porti questa performance in Italia!). Poi c’è “9 da camera”, un concerto di musica elettronica da camera. Qui l’agenzia non è necessaria: ognuno di voi può richiedere a casa propria questo spettacolo privato, basta che mandiate una mail a info@9-9.it! Poi quest’estate farò dei concerti molto particolari dove i suoni e le luci di 9 saranno immersi nel verde dei boschi… La musica elettronica ascoltata in un contesto nostalgicamente “naturale” crea una forte emozione!
A cosa stai lavorando ora? Hai già qualche progetto in corso per il futuro?
Si! ho diversi progetti, alcuni sono già iniziati; per esempio un disco tutto cantato in italiano e un altro in cui il pianoforte è il soggetto principale. Inoltre sto realizzando un nuovo strumento che, grazie la tecnologia digitale, mi permetterà di suonare una specie di contrabbasso che emette una voce del futuro… penso che lo chiamerò “Ramo”.
Grazie mille e complimenti per ciò che fai!
Grazie a te! a presto
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