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Music For Men
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Love, Love, Love cantavano i Beatles in una delle loro canzoni più infelici. Qualcosa deve aver dato alla testa a Beth Ditto, che dedica al sacro concetto ben tre titoli del nuovo “Music for Men”.
Aspettavamo i Gossip, o meglio la loro tracotante front-girl, al varco: dopo l’album della consacrazione e l’essere diventata la prezzemolina dei party inglesi corteggiata da stilisti ipocriti e riviste patinate, era inevitabile che facesse un album che tutti avrebbero avuto voglia di massacrare. O almeno i critici, perché fosse per gli H&M kids la Ditto diventerebbe santa domani.
Ma Beth Ditto è intelligente, e non si fa fregare. Fa un album onesto di disco wave, un po’ glam, un po’ decadente, i testi calibrati, l’eredità sudista e cattolica in “Heavy Cross” costruita su un riff micidiale, con quella voce sottile che prende scarti improvvisi e ti tiene avvinghiato con la forza.
I pezzi migliori sono in apertura, come “8th Wonder” con dei bei bassi graffiati e crescita progressiva, che rivela il talento del trio in tutta la sua essenza. Si fermassero qui, nessuno potrebbe contestare ai Gossip il fatto di aver qualcosa da dire e di saperlo fare bene.
L’album invece prosegue e perde un po’ vigore. “Love Long Distance” è un po’ cheesy e ripetitiva, anche se un passo falso non basta a distogliere l’attenzione dalla traiettoria di un album che è un omaggio alla dance anni ’80 rivisitata in chiave meno splatter e banale, con la costruzione ritmica sporca che giustifica l’ascolto. Dai pezzi della quarta fatica dei Gossip emerge tutta la loro sorprendente familiarità, malgrado le basi garage e soul, con la ritmica e la struttura dei dancefloor da Studio 54. L’insieme può sembrare furbetto, il superproduttore Rick Rubin ha fiutato l’aria e intuito che la rivisitazione dell’euro dance, vedi gli Yeah Yeah Yeahs o certe uscite inquietanti degli ultimi Bloc Party è ormai la nuova frontiera da esplorare, ma bisogna ammettere che non tutto il male viene per nuocere.
Con “Vertical Rhtym” il richiamo a Diana Ross è ineluttabile (o meglio, una Diana Ross immaginaria che fa nu wave), il loop della base di fondo è in modalità catchy e suona come la rivisitazione grezza di altre cose, appartenenti a un’altra scena estetica e morale, che non ci saremmo mai sognati di ascoltare. E’ il caso di “2012″, che pur non essendo un capolavoro, ha quel giusto effetto nostalgia da suggerire l’esistenza dell’ old school funky dance, ammesso che una cosa del genere abbia il minimo significato. Anche questa volta i Gossip non rinunciano alla provocazione, che provocazione non è affatto, con il cinguettio della Ditto su “Men in Love” (With Each Other). Chiude l’album una triade di pezzi noiosetti e ripetitivi.
Beth Ditto sarà pure costruitissima, a volte la band esagera con l’impostazione androgina e il mixtape sessuale, c’è chi vuole fare di loro un fenomeno sociologico, ma possiamo dire che non c’è ne frega un bel niente per una volta? Sarà pure easy listening, ma è easy listening fatto bene.
2. Heavy Cross
3. 8th Wonder
4. Love Long Distance
5. Pop Goes the World
6. Vertical Rhythm
7. Men in Love
8. For Keeps
9. 2012
10. Love and Let Love
11. Four Letter Word
12. Spare Me from the Mold
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21 luglio 2009 @ 21:52
concordo, davvero piacevole.
)
22 luglio 2009 @ 12:49
Disco che fa il suo…bello, bello, bello…
31 luglio 2009 @ 11:40
proprio un bel dischetto divertente..io ci ho trovato mille omaggi più o meno velati: kiss,stevie nicks, blondie, diana ross.Piacevole
23 settembre 2009 @ 13:52
A me l’attacco di “Heavy Cross” mi ricorda troppo l’attacco di ” edge of seventeen” di stevie nicks…. o no? Cercatelo su youtube e poi ditemi
28 novembre 2009 @ 02:08
E’ triste che spesso le band raggiungano l’apice del successo(citofonare ai Kings Of Leon) con i dischi meno buoni se non addirittura il peggiore.
Hanno fatto molto molto di meglio.