ARCTIC MONKEYS
Humbug
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Non riesco a smettere di ridere.
La band di Sheffield che sfotte Morrissey (tipo Checco Zalone di Zelig con Tiziano Ferro o Fabrizio Casalino di Colorado Cafe con Carmen Consoli) alla traccia 7 è qualcosa di davvero succulento. Ho cercato in internet ma nessuno fa menzione della cosa. Eppure proprio il Moz aveva tuonato contro il successo dei Wunderkinder dello Yorkshire del Sud dicendo che avrebbero dovuto farsi un mazzo tanto girando il Regno Unito in Ford Transit prima di rilasciare tutte quelle interviste. E loro hanno servito la vendetta su un piatto d’argento, con una certa classe, direi.
Se ascoltate “Cornerstone” non riuscirete a non ridere.
Il problema se vogliamo è questo: il disco di fatto è tutto qui. Quella carica esplosiva fatta di bass driven songs, testi ironici e british sound sembra essersi perso nelle desert session del Mojave, dove Alex Turner e soci si sono rinchiusi a registrare sotto la regia di Josh Homme dei Queens Of The Stone Age, che ha lasciato un evidente marchio di fabbrica: un suono ruvido e pieno, il basso più nascosto dietro alla texture di chitarra e quella voce, divenuta forse più adulta.
La scelta di registrare l’album oltre oceano dimostra chiaramente l’intento della band di espandere gli orizzonti, abbandonando sonorità britanniche poco gradite in America e Oceania.
Meno riff reggae tipo Clash di “Sandinista”, meno power chords tipo Smiths, più Mark Lanegan, Nick Oliveri e Beach Boys.
L’incipit è davvero heavy: “My Propeller” irrompe nel vostro soggiorno occupando tutta l’atmosfera. “Crying Lighting” ha un bel ritornello, parte in sordina e finisce in crescendo con una batteria pesante e cadenzata accompagnata da riff agressivi, presenti anche nella successiva “Dangerous Animals”.
Poi il disco cede un po’ nel finale, dopo il famoso sfottò.
Complessivamente la maturazione degli Arctic Monkeys lascia un po’ perplessi e non sembra essere un passo avanti. Qualche sprazzo di idee ben mescolato a tanta routine e mestiere. E’ un po’ come quei frutti coloratissimi, che una volta colti e addentati si rivelano acerbi.
MATURABILE
2. Crying Lightning
3. Dangerous Animals
4. Secret Door
5. Potion Approaching
6. Fire and the Thud
7. Cornerston
8. Dance Little Liar
9. Pretty Visitors
10. The Jeweller’s Hands
ARCTIC MONKEYS su IndieForBunnies:
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31 agosto 2009 @ 14:55
questo album a mio parere è un boccone bello grosso…
necessita un sacco di ascolti prima di essere ben ben digerito…
pero lascia un retrogusto amaro…
io non riesco ancora a dare un giudizio finale…
2 settembre 2009 @ 08:24
Anch’io per recensirlo ho dovuto ascoltarlo fino alla noia. Credo che la mia delusione sia dovuta a questo. Pur essendo i QOTSA una delle mie band americane preferite, i Monkeys che li “scimmiottano” (scusa il gioco di parole) non mi ha fatto impazzire
3 settembre 2009 @ 15:25
ma da quando gli smiths sono famosi per i loro powerchords??
magari ho capito male..
7 settembre 2009 @ 14:43
Io lo assolvo…
18 settembre 2009 @ 12:37
sono d’accordo con Guly,è un boccone bello grosso.Secondo me fanno un bel passo in avanti nella maturazione ma ne perdono in freschezza e immediatezza.Siamo sicuri che sia un male?per lo meno non si sono fossilizzati e hanno cercato nuove strade. A me piace ogni giorno di più
22 settembre 2009 @ 13:04
Crying Lighting è un gran pezzo…
piu lo ascolti piu ti prendi…
a me questo cd sta continuando a crescere con gli ascolti…
inizio a pensare che abbiano fatto la scelta giusta…
23 settembre 2009 @ 12:27
vorrei anche aggiungere che di tutte le recensioni che ho letto nessuno fa riferimento alla presa per i fondelli di Cornerstone, anzi molti la mettono come migliore canzone e esaltano le qualità vocali di Alex turner!!ahahhahahhaha
30 settembre 2009 @ 15:36
A me piace, e mi piace pensare che Josh Homme si sia limitato a microfonare gli ampli nella produzione dell’album
Scherzi a parte un lavoro molto bello per i miei gusti e non solo per il coraggio nello sperimentare nuove strade. Attendo curioso il prossimo lavoro.
Gli Smiths e i powerchord sono una novità anche per me…
1 ottobre 2009 @ 15:49
Magari si potrebbe spiegare perché con Cornerstone loro dovrebbero “sfottere” Morrisey, no?
2 novembre 2009 @ 18:34
Davvero, spiegate in che modo “sfottono” Morrisey!
3 novembre 2009 @ 21:37
un gran album che va capito dopo vari ascolti. In questo album diventano semplicemente più lassativi lasciano che tutto vada da solo senza pensarci più di tanto. My propeller ci apre subito in un nuovo mondo diverso da quello di brianstorm il resto continua con riff di chitarra e basso che non smette mai di stupire. Secret door è uno dei pezzi che mi ha convinto di più ricordandomi un finale alla coldplay. Cornerstone semplicemente fantastica,semplice ma d’impatto con jeweller’s hands chiudono in bellezza un album semplicemente diverso. Degli inglesi che acquistano un suono americano tutto qui.
7 novembre 2009 @ 16:49
Sicuramente Humbug è un album ben diverso dagli altri dei Monkeys..ma comunque ben fatto non c’è che dire..Crying Lightning non mi stanco mai di ascoltarla!! poi comunque anche a me lascia un certo senso di malinconia..non so spiegarlo
mi piacerebbe proprio assistere ad uno dei loro concerti
26 novembre 2009 @ 23:23
Questa rece mi conferma che siete uno dei siti che se ne intende di più.
La verità è che il disco è noiosetto e palesemente di transizione.
Gli spunti buoni ci sono, ma ancora non hanno la maturità per padroneggiare del tutto questo “nuovo” linguaggio.
10 dicembre 2009 @ 14:48
“Cornerstone” è cantata in pieno stile Morrissey. Lo si capisce al primo ascolto, ovviamente se si conosce il Moz.
Non solo, ma anche l’uso dei vocaboli e la pronuncia vagamente del Nord (Manchester è considerato nell’Inghilterra del Nord) sostengono questa tesi.
Ad esempio il “letraset” citato dai Monkeys, un sistema che un ventenne non ha mai visto in vita sua, dato che si usava fino a 15 anni fa nella grafica.
Comunque c’è un forum che lo testimonia, non sono il solo a pensarlo:
http://www.arcticmonkeys.com/forum/viewtopic.php?f=1&t=45148&start=15
Per la cronaca Morrisey fu il primo a scagliarsi contro gli Arctic Monkeys a causa del loro successo immediato, praticamente senza gavetta. Disse pubblicamente che avrebbero dovuto “farsi il culo in giro per le campagne con il Ford Transit a suonare nei pub prima di riempire la O2 Arena”.
Forse la presa di culo non è evidente a chi vive al di qua delle alpi. Il brano, fatto ascoltare ad amici inglesi, ha suscitato ilarità e sgomento per il palese sfottò.
24 dicembre 2009 @ 04:02
Bhé, manchester e sheffield son alla stessa altezza, magari gli accenti ssono simili.
Comunque consiglio di ascoltate l’inizio di “providence” dei Deerhunter (prodotto nel 2007), è piuttosto simile a quello di cornerstone
25 dicembre 2009 @ 07:50
Album di transition-e?
Certo!Le scimmiette hanno rubato il Ford-Transit a Morrissey…
Esaurite le riserve di scazzo & rabbia post-adelescenziale:acidi pensionati da panchina.Il deserto delle Idee.
Da Bukowski a Houellebecq.Fatale.
29 dicembre 2009 @ 17:10
@Sara-Lee
Bhé…credo che con Josh Homme ne abbiano provati molti di acidi