WAY OUT WEST ‘09
DAY ONE @ Göteborg (Svezia, 13/08/2009)

 
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2 settembre 2009
 

CLUB
TRADGAR’N: AC4, RISE AGAINST
ANNEDALSKYRKAN: LONEY DEAR, EL PERRO DEL MAR
STICKY FINGERS: BRUKET, THE BRONX,
PUSTERVIKSBAREN: SONJAGON, DEPORTEES, BLITZEN TRAPPER
KAJSKUL 8: THEODOR JENSEN, JOEL ALME
PARKEN: ST.VINCENT, FONTAN
VARLDSKULTURMUSEET: CROOKERS

INTRO & INFO
Il Way Out West di Göteborg è il Festival perfetto. Primo perché, per quanto ci riguarda, quest’anno la line up era tra le migliori d’Europa; secondo perché le location del Festival sono straordinarie e, terzo, perché Göteborg e i suoi abitanti sono deliziosi.

Se musicalmente eravamo certi di non poter fallire con una line-up così ampia ed eterogenea (vi bastano Beirut, Bon Iver, Antony, Patrick Wolf, Wilco, My Bloody Valentine, Deerhunter, El Perro del Mar, Arctic Monkeys, Vampire Weekend, Fever Ray, Band Of Horses, Royksopp, Final Fantasy, Amadou & Miriam, Gang Gang Dance, Echo & The Bunnymen e Glasvegas? Beh, ce n’erano molti altri ancora…), gli altri due fattori sono stati invece una inaspettata e graditissima sorpresa: non ci era mai capitato di trovare un Festival che si tiene praticamente al centro della città in un parco bellissimo e che quando fa più freddo (la sera) si sposta in club che qui da noi ci sogniamo. Soprattutto non ci era mai capitato di incontrare gente così educata e disponibile, che a qualsiasi ora del giorno e della notte ti dispensa un sorriso e si farebbe tagliare un dito pur di darti qualsiasi informazione cerchi, gente che ritiene la passione per la musica un fatto normale a qualsiasi età (al Way Out, oltre a ragazze e ragazzi che ridefiniranno la nostra concezione di bellezza e stile abbiamo visto decine di famiglie con bambini al seguito nonché, udite udire, anziani nelle prime file dei concerti!) e che, crediamo, non sarebbe scortese o molesta con gli altri neppure dopo 6000 birre, al contrario di praticamente tutti i Festival europei. Una specie di Paradiso per chi, come noi italiani, è stata costretta a prendere atto che la maleducazione e la violenza fanno parte del Dna del suo popolo.

Prima di iniziare a raccontarvi il nostro Way Out, ci pare utile darvi qualche info (e qualche dritta) sul Festival. Il Way Out, che si tiene a cavallo di Ferragosto, dura per ‘due giorni e mezzo’, nel senso che il giovedì si svolge esclusivamente di sera in diversi club, mentre il venerdì e il sabato si tiene tutto il giorno allo Slottskogen Park per poi trasferirsi, intorno a mezzanotte, nei locali. Il biglietto per tutta la durata dell’evento costa circa 120 euro. Arrivare a Göteborg è meno dispendioso di quanto si possa immaginare: Ryan Air ha diversi diretti (tipo da Milano – Orio Al Serio) e, se vi muovete con un discreto anticipo, ve la potreste cavare con un centinaio di euro o anche meno. Grossa ‘svolta’ è che sia il parco che i club si raggiungono in pochi minuti con i mezzi pubblici (l’abbonamento per 3 giorni, che ti dà pure la possibilità di prendere i Ferryboat per le meravigliose isole dell’arcipelago intorno alla città, costa 15 euro), il che consente di alloggiare in Hotel o in qualche ostello a cifre contenute (noi siamo stati allo Scandic Crown, un 4 stelle centralissimo che, prenotato meno di un mese prima dell’evento, ci è costato 40euro a notte). Se invece siete amanti del camping, sappiate che il Way Out West non dispone di un’area per le vostre tende. E, comunque, ricordatevi di tenere conto che anche se trovate un campeggio da quelle parti, il clima è il più variabile del mondo (l’unica costante è un vento piuttosto freddo che impone di indossare una sciarpa leggera a qualsiasi ora), quindi preparatevi a friggervi al sole alle 10 di mattina e a infradiciarvi sotto una pioggia torrenziale mezz’ora dopo.

Göteborg è una città piccola e molto carina, piena di verde e incredibilmente piena di giovani che affollano club, ristoranti e negozi in qualsiasi giorno della settimana. Considerato questo e il loro abbigliamento, in alcuni casi da passerella pure per andar a fare la spesa (Paul Smith, Ralph Lauren, Fred Perry, Rolex e compagnia cantante fioccano su chiunque) presumiamo che gli autoctoni debbano esser messi parecchio bene economicamente. Ciò nonostante il costo della vita per un turista è più o meno quello di una grande città italiana, eccezion fatta per il cibo, dannatamente mediocre e carissimo ovunque: per un hamburger normalissimo non si spendono meno di 12 euro, mentre per un pasto di qualità, preparatevi a spendere 20 euro per una bistecca buona ma di dimensioni lilliputziane. Ci sono, infine, parecchi negozi di Cd e vinili nuovi usati: i nuovi costano poco meno dei nostri ma ci sono un sacco di offerte (“69 Love Song”, il triplo dei Magnetic Fields, a 9 euro), mentre gli usati sono a prezzi stracciati (roba tipo il primo dei Lamb o gli album dei Suede a 50 centesimi). Esiste pure una specie di mappa che indica tutti i negozi di dischi della città: basta chiederla ai commessi.

WAY OUT WEST – DAY ONE
Come detto, giovedì 13 agosto i live si tengono esclusivamente di sera in sei club (il Pusterviksbaren, Il Tradgar, il Kajskjul 8, lo Sticky Fingers, il Parken e il Varldskulturmeséet, quest’ultimo dedicato agli after party con musica dance ed elettronica) e nella splendida Annedalskyrkykan, un’antica chiesa solitamente adoperata per concerti di musica medioevale. I nomi più interessanti del giorno sono Blitzen Trapper, Crookers, St. Vincent ed El Perro Del Mar. Dei primi ci frega ma neanche troppo, dei secondi non ci frega nulla, delle ultime due moltissimo, tanto che, nel pomeriggio, le intervisteremo entrambe. Sfortunatamente gli scellerati organizzatori hanno piazzato alla stessa ora ma in due luoghi diversi i live delle due, per cui siamo costretti a compiere una sgradevole scelta. Dopo esserci scusati di persona con la bruttarella ma affascinante St. Vincent, optiamo per Sarah Assbring aka El Perro Del Mar, sia perché siamo sicuri che la svedese (come il suo amico Jens Lekman, anche lei è nata a Goteborg) difficilmente porterà il suo tour in Italia, sia perché la location, apprezzata già durante l’intervista del pomeriggio, ci era parsa qualcosa di incredibile. Impressioni confermatissime quando, alle 22.30, prendiamo posto nella chiesa di Annedal: immaginatevi una sorta di monastero medievale, con le panche in legno, gli affreschi sui muri e un’enorme crocifisso di legno al centro del sagrato, il tutto ‘acchittato’ per un concerto rock, con luci, fumo e via discorrendo. L’acustica, poi, si è rivelata perfetta. Mica male, no?

Sarah sale sul ‘palco’ puntualissima alle 23 e notiamo subito un paio di cose che non ci aspettavamo: lei è tutt’altro che timida come appare in privato e i pezzi sono arrangiati in modo molto più rockeggiante che su disco, tanto che a volte brani come “Party” suonano come un ibrido pop tra gli Opal e Nico. Per nostra fortuna, El Perro Del Mar si concentra soprattutto sull’ultimo album “Love Is Not Pop” e sul disco d’esordio, trascurando, eccezion fatta per “Glory To The World”, il non eccelso “From The Valley To The Stars”. Ne esce un gran bel live, a tratti fragile ed intimo, a tratti perfino danzereccio.

Terminata l’ottima performance della svedese guardiamo l’orologio e ci rendiamo conto che difficilmente potremo arrivare in tempo per finire di vedere i Blitzen Trapper al Pusterviksbaren e che l’unica opzione plausibile sarebbero stati i Crookers alle 2. Ma non siamo arrivati fin qui per muovere il culo e fare l’alba in discoteca, quindi da guaglioni coscienziosi quali siamo scegliamo di fare i bravi bambini e di tornarcene a casa presto, pregustando la giornata successiva che sarebbe cominciata alle 14.30 con la doppietta Bon Iver + Beirut per concludersi a notte fonda con gli Echo & The Bunnymen al Tradgar Club.

Mentre noi eravamo immersi nell’atmosfera surreale dell’Annedal ad una manciata di fermate di autobus da noi Anais si gustava la performance dell’altra madrina della prima serata. Di seguito il suo resoconto sull’esibizione di Annie Clark aka St.Vincent.

La bella Annie Clark, in arte St. Vincent, è una delle punte di diamante di questo 2009 musicale nonchè live-act inaspettato in questo Way Out West. Il suo è stato infatti uno degli ultimi nomi ad essere inserito nella line-up finale.
Dopo tutto come poteva mancare in scaletta a Goteborg??
Alle 23 precise si presenta sola sul palco del Parken, club del centro città, dimensione ottimale per un concerto intimo e delicato quale si prepara ad essere.
St. Vincent imbraccia la sua chitarra ed inizia a far scorrere le note del suo secondo disco, “Actor”. La californiana incanta il pubblico con i suoi occhioni e la sua voce vellutata, a metà tra Feist e Soap&Skin, regalandoci un’ora di concerto adorabile, almeno tanto quanto la sua presenza.
(Silvia “Anais”)

thanx to Niklas Henrikson (Way Out West)

Link:

VIDEO DELLA SERATA:

 

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