HERE WE GO MAGIC
S/T
Genere: psych-pop
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Pillola rossa: il mondo non esiste, viviamo in un’immensa bolla di gas arancione, dormiamo immaginando le cose meschine del nostro grigio quotidiano. È proprio questa la verità che andavamo cercando, ma che sfuggiva come un’anguilla appena pescata: abbiamo smesso di sognare cose grandiose, impossibili, giacché è nell’inverosimile che si realizza l’essere umano.
Coriandoli e stelle filanti vestono buie nottate gonfie di spavento, volte celesti luminescenti addobbano le fantasie formidabili di un ragazzo americano affamato di libertà sonore e alterazioni musicali. Luke Temple è un visionario con sede a Brooklyn, uno di quelli che scompongono la cruda realtà immaginando l’impensabile. Ti ritrovi così a galleggiare in ritmi afrobeat totalmente decontestualizzati, mentre un attimo dopo navighi tra le atmosfere deturpate di un sample sognato da The Field integralmente spogliato della parte in cassa dritta. Una continua rincorsa a squagliare melodie, a ricomporre linee come se ci trovassimo in puzzle impazzito pensato da Paul Simon e dagli Animal Collective, imbratta la folle tavolozza degli Here We Go Magic.
Il disco sembra essere una impossibile scommessa tanto è fragile l’equilibrio che lo tiene in vita; ma è una scommessa vinta alla grande e senza grossi patemi d’animo, merito di una solida scrittura e di idee ben precise, vigorosi puntelli di psichedeliche fondamenta salde e resistenti. Un esordio che fa dello stupore il suo combustibile principale, rendendo normale la distorsione spazio-temporale, finendo per esaltare le percezioni sensoriali dell’ascoltatore.
Come in una giocata improvvisa su di un campo di calcio, l’attimo di rottura della noiosa e prevedibile consequenzialità diventa esso stesso nuova armonia, aprendo squarci su mondi paralleli fatti di utopie inseguite a lungo e mai raggiunte veramente. La chiusura affidata ad uno stralunato valzer pescato da vecchi vinili anni ’50 – la splendida “Everything’s Big” – imprime il marchio di qualità ad un progetto musicale destinato a regalare gemme preziose nell’immediato futuro.

2. Fangela

3. Ahab
4. Tunnelvision
5. Ghost List
6. I Just Want to See You Underwater
7. Babyohbabyijustcantstanditanymore
8. Nat’s Alien
9. Everything’s Big
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7 settembre 2009 @ 12:04
tutto ciò desta in me molto interesse. Approfondirò
7 settembre 2009 @ 15:04
Bel dischetto, concordo con la scelta a disco della settimana
7 settembre 2009 @ 15:40
Da quello che scrivi me pare un capolavoro..
7 settembre 2009 @ 21:44
Hai incuriosito la barocciga, bravo. Approfondirò anco mi
7 settembre 2009 @ 23:01
Li sto sentendo sul loro myspace..mi sembrano da paura..ci metto pure i gang gang dance come similar..bruciatissimi cmq..gli ultimi animal collective ma più legati alla forma canzone..joses sei sempre il numero 1!
8 settembre 2009 @ 12:58
Oltre i connotati 700eschi della scrittura, che riportano la mente all’arzigogolato fasto barocco, prometto che, da adesso in poi, seguirò sempre questo sito, e con molta attenzione!!!…avete un nuovo adepto.
ps:Ciao Joses alias Re Sole!
10 settembre 2009 @ 09:42
Ascolterollo
11 settembre 2009 @ 15:07
sto disco è da recuperare…i primi ascolti sono molto incoraggianti…
inoltre apprezzo un casino i connotati 700eschi…
12 settembre 2009 @ 14:45
…io ormai mi sono dato al sirtaki.
ciao coniglietti.
12 settembre 2009 @ 19:35
gioooooovvvvv!!!!!
14 settembre 2009 @ 15:27
ciao sachielll!!!!!
un abbraccione forte. (per abbracciare te ce ne vo’… ma ce provo
)
18 settembre 2009 @ 13:09
[...] Being Pure At Heart – Higher Than the Stars The Verve – One More for the Lovers (demo) Indie For Bunnies weekly pick: Here We Go Magic – Fangela Patrick Wolf – Hard [...]