NOAH AND THE WHALE
The First Days Of Spring

 
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14 Settembre 2009
 

Nel cuore dell’estate tra le mura di casa. Aria bollente e dentro di me freddo tepore. Il tempo si diluisce e arde di noia. Minuti statici, voglia di riempire di musica le particelle dell’aria. Un disco mi chiama. Noah And The Whale. Mi ricordano di musica gioiosa. Mi ricordano di me e te mano nella mano. No, non li conosci. Li conosco io. Non sono pronto ad una giostra di felicità. Almeno oggi. “The First Days Of Spring”, la primavera non è stata poi così facile. Troppo bagnata di pioggia. Inizia solenne a piegare il silenzio. Liquida rarefazione in crescendo. Gli archi mi sovrastano, una manciata di brividi a fior di pelle. Dimentico tutto, accantono la giostra. Mi lascio andare a corpo morto sul materasso a disegnare i ricordi sul soffitto. Tu non lo sai, ma non è facile restare impassibili sin dalla prima nota. E’ ora di abbandonarsi al flusso delle note liquide e fluttuanti. “Our Windows” è l’istantanea di un ricordo, una vecchia polaroid sbiadita di me e di te. Un momento come tanti, per questo speciale. “I Have Nothing”, se non la pioggia stridente di primo mattino. Un vecchio grammofono e il profumo di gocce d’acqua.

“My Broken Hart” è tutto quello che ho da offrirti oggi. Sinuosa. Paziente. Qualcuno accorda gli strumenti, lentamente. minuziosamente. C’è un’orchestra dentro un carillon. Epopea incalzante e inaspettata, come il primo fortuito incontro. Le prima parole intrecciate e le urla non urlate. Voglia di una gita in barca su un lago che non esiste. Che cercavo, che ho trovato solamente lontano da qui. Le distanze percorse a perdifiato con gli occhi pieni di brezza e luce del sole. E poi d’impovviso la sottile malinconia notturna. Senza necessità di parole superflue. Riempita da sguardi d’intesa, sguardi lontani, come l’aria elettrica di un temporale in arrivo. Una stanza troppo vuota e la tua assenza che mi grida nelle orecchie. Gi occhi pieni di tutto e niente. “Strangers” è il ricordo di come ci si sente a toccarti, a percorrere la tua pelle bianca di commovente bellezza. Di quella bellezza che rimane strozzata in gola, che ti riempie i polmoni d’aria. Che riempie gli spazi delle cose da dirti. Che ti lascia al silenzio delle parole non dette. Troppo alte, troppo fragili. Il pop che muta in note acustiche da zucchero velato. Una torta gelato che dorme nel freezer.

“Blue Skies”. Se c’è una cosa che ci unisce adesso è il cielo blu che guardiamo. E sembra davvero che la primavera sia alle porte, anche se guardiamo verso l’autunno. Se quella sera avesse avuto un colore sarebbe stata come il cielo adesso. Come questa canzone, indiscutibilmente perfetta. Un grido d’aiuto alla rovescia. Una melodia di una purezza trasparente. E le note di piano. E le chitarre. E le armonie corali. E la voce profonda. E i fiati. “Slow Glass” è dove si rifugiano i pensieri sbagliati. Braccati dalla coscienza cinica e crudele. Il viaggio sta per terminare. Respiro. Mi sembra di sentirti. Inutile chiamarti. Non ci arriverei. “My Door Is Always Open”. Inutile aspettare qualcuno sull’uscio. Al massimo le note di una chitarra acustica. E un po’ di vento clemente. Non certo tu. Non certo questa primavera.

Cover Album

The First Days Of Spring
[ Cherry Three – 2009 ]
Similar Artist: The National, Frightened Rabbit, Decemberists
Rating:
1. First Days Of Spring, The
2. Our Window
3. I Have Nothing
4. My Broken Heart
5. Instrumental I
6. Love Of An Orchestra
7. Instrumental II
8. Stranger
9. Blue Skies
10. Slow Glass
11. My Door Is Always Open
Tracklist
 
 

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