PEARL JAM
Backspacer

 
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18 settembre 2009
 

Questo “Backspacer” sembra l’album di quei Pearl Jam che non vogliono invecchiare, come anche nel precedente lavoro avevano fatto notare. Si pesta ancora tanto, fermandosi ogni tanto per quegli inserti melodici che in certe band significano ‘vendersi’ ma che sono invece molto spesso sintomo della maturità che quasi tutti, prima o poi, raggiungono (e infatti il pezzo più lento “Just Breathe”, non solo è un ottimo brano da viaggio in autostrada, ma presenta anche degli inserti d’archi che sono più o meno una novità per Vedder e soci).

L’album si apre con un pezzo veloce, simile a molti altri successi del passato tra cui il singolo “Do The Evolution”. Si tratta di “Gonna See My Friend”, strofa e ritornello alternati in una composizione semplice quanto ben funzionante. Azzeccata. Si capisce subito che i riff di questo disco funzionano, anche se sono comunque la rielaborazione più o meno originale di quanto già è stato prodotto nella loro più che decennale carriera. Lo scopriamo in “The Fixer”, brano che scivola via veloce per la struttura prevalentemente ‘da chart’. E’ questo il tiro del disco. E uno dei singoli estratti “Supersonic” ne è la conferma, forse l’episodio meglio riuscito di questo Backspacer, con riff taglienti al punto giusto per scatenare anche un po’ di pogo ai concerti. In “Amongst The Waves” si passa a quel post-grunge di band come Nickelback, Creed e primi Alter Bridge, per quanto riguarda la musica, ma il brano è comunque riportato allo stile PJ dalla voce di Vedder e dall’assolone centrale, che quasi strizza l’occhio a Slash. Vale lo stesso per la successiva “Unthought Known”.
Sonorità più ‘british’ rispetto al grungettone a cui hanno abituati aprono “Got Some”, che diventa poi comunque il classico pezzo alla Pearl Jam, e anche in “Johnny Guitar”, in verità uno dei pezzi migliori del disco, per l’impatto che la sua scontatezza ha anche al primo ascolto. Nell’ottica di un disco che “deve vendere” funziona senz’altro. Un po’ di melodia anche per un titolo rubato ai Coldplay, “Speed of Sound”, in realtà una canzone completamente diversa, anche se i toni un po’ “malinconici” ricordano un po’ alcuni pezzi del gruppo inglese.

La band è ancora in forma, sforna riff che si memorizzano facilmente e lancia ancora qualche occhiata al passato da band grunge uscita dal fortunato panorama di Seattle, seppur l’attenzione a delle soluzioni più ‘universali’ nel sound e nella composizione dei brani siano evidenti. La voce di Vedder è sempre all’altezza e, insieme al chitarrista solista Michael David McCready, rimane il migliore in formazione (anche come originalità). La produzione, nei suoni, è in linea con tutti i loro lavori, soprattutto gli ultimi due o tre album, e non presente particolari novità.
Per concludere, “Backspacer” è un album che soffre forse della mancanza di quella freschezza che contraddistingueva in particolare alcuni CD precedentemente sfornati dalla band (non solo lo storico “Ten”), ma che dimostra come ci sia chi, superata la quarantina, continua ad avere comunque qualcosa da dare al panorama rock. Mainstream si intende. Perché il grunge, si sa, ormai è morto. E non per colpa di Kurt Cobain.

Backspacer
[ Universal – 2009 ]
Similar Artist: Eddie Vedder, Temple Of The Dog, Alice in Chains
Rating:
1. Gonna See My Friend
2. Got Some
3. The Fixer
4. Johnny Guitar
5. Just Breathe
6. Amongst The Wave
7. Unthought Known
8. Supersonic
9. Speed Of Sound
10. Force Of Nature
11. The End
Tracklist
 
  • alessandro

    ma avete sentito force of nature? ma quanto è bella? e the end? è un disco che necessita qualche ascolto, come molte delle produzioni di brendan o’brien, ma i pj loro sì non si sono fatti fregare, come bruce, e ne sono usciti con un album strepitoso!

  • http://www.indieforbunnies.com sachiel

    Bel disco davvero, proprio quello desideravo dai Pearl Jam: rock, sincero, viscerale, classico ed energico. Senza presunzione di sorta, con un Eddie Vedder in ottima forma. Bellissime le due ballate

  • Giulio

    Ho amato tutti i dischi dei PJ fino ad oggi, ma questo mi ha deluso. Salvo solo le due ballad, Speed of sound e Amongst the waves. La felicità fa male (evidentemente) alla creatività artistica

  • everly

    Un disco mediocre, sono belle solo just breathe e the end, tutto il resto è noia.

  • http://www.sullivan-street-records.splinder.com joses

    Gran bel disco, pieno, veloce, appassionato, devoto a quel rock anni ’70 tanto amato dalla band di Seattle e con un Eddie Vedder eccellente, davvero in grandissima forma. I Pearl Jam non hanno mai avuto la pretesa di essere originali ed infatti non lo sono mai stati…ma hanno sempre saputo tirarti dentro a quasi tutte le cose che hanno fatto. Li aspetto dal vivo per sudare definitivamente..Rock’n’roll fratelli!

  • http://www.sullivan-street-records.splinder.com joses

    E poi un appunto: non ho capito tanto il richiamo ai Creed,gruppo mediocrecome pochi, che nasce proprio come cover band dei Pearl Jam…boh

    Comunque 3 stelle è un giudizio troppo severo, secondo me…

  • giorgio

    la voce di Eddie e la chitarra di Mike basterebbero già da sole a giustificare l’acquisto di un album dei PJ..ci sono almeno 5 pezzi in questo album che ti fanno emozionare e che ti fanno capire che i ragazzi di Seattle hanno fatto di nuovo centro..su tutti metto Just Breath(una ballata epica!!),Amongst the waves (spirito libero al 100%)e The End (davvero toccante)..ha ragione Joses,i Creed lasciamoli stare dove sono perchè il minimo paragone suona come una bestemmia..lunga vita ai PJ!!

  • Antolo80

    Album splendido,equilibrato con vertici assoluti che sfociano infine nella struggente The End. Force of nature è una cavalcata Rock trascinante, Got Some lo è altrettanto, per non parlare di Unthought Known..Di gran lunga il miglior album ascoltato quest’anno, non vedo l’ora di ascoltarli dal vivo!Una delle poche band al mondo in grado di tirarti dentro ed emozionarti, Vedder è eccezionale!Non parlo così solo perchè sono loro fan,ma se seguite un pò la loro storia e le loro azioni, il loro modo di essere coerenti fino in fondo,non potete non apprezzarli!

  • Peter Nice

    No no..mi spiace ma sono un fan storico della band e proprio questo album non riesco a digerirlo.Non capisco i commenti positivi per un disco ke sinceramente sarebbe stato carino se non fosse dei PJ! Lo Yeah Yeah di ‘the fixer’ poi e’ la caduta di stile peggiore del cd. Una delusione

  • Pablo
  • umberto

    molto, molto bello, secondo me. Un disco bello di una delle migliori band del mondo. Mi sembra un po’ forzato paragonarli ad ignobili cloni come i nickelback…
    i PJ sono gli originali e magari vanno confrontati con band dello stesso rango, tipo REM. band di rango regale.

  • Alessandro

    una delle poche certezze rimaste.

  • simone

    un album strepitoso come la band veramente emozionante,tutte le canzoni di questo album gia’ al secondo ascolto mi sono entrate in testa,spero che tornino presto in italia perche’di gruppi che dopo piu di un decennio riescono ancora a farmi venire la pelle d’oca non ce ne!Seguo i pearl jam da sempre e ancora sono per me di gran lunga i numeri 1!!!!!Dico solo a quelli che hanno dato un commento negativo che e’ meglio che si diano alla musica classica….onore sempre ai pj

  • Filippo

    Sono d’accordo con Peter Nice. Io sono un fan dei PJ, ma questo disco è abbastanza imbarazzante.

  • http://www.whiterussian.splinder.com stu

    Disco assolutamente inutile,come gli ultimi daltronde.
    E’ incredibile pensare che tra il capolavoro solista di Vedder e questa pacchianata sia passato solo un anno.

  • http://www.yes.it Nicola

    Non sara’ un capolavoro, pero’ per quel po’ che ho potuto ascoltarlo sul tubo, mi posso permettere di dire che si discosta parecchio, dalla monotonia che avevano preso con gli ultimi album(Omonimo, riot act, binaural). Non è male ;-).
    In conclusione mi permetto di dire una frase famosa, di un altro famoso gruppo “kill your idols”

  • chk

    potrebbero fare un disco di scuregge e mi piacerebbe comunque.

    inutile come disco.
    fichissimo come disco.

    less talk
    more rock.

  • Miky

    Un disco può piacere o meno, questo è insindacabile. Ma non c’è molto da dire riguardo ad un personaggio come Eddie, che riesce ancora a strappare applausi, lacrime, sorrisi, in totale purezza. E di puro c’è rimasto ben poco, oggi.
    Grazie Eddie…grazie Pearl…
    Lunga vita a voi e chi si emoziona con voi.

 

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