INTERVISTA CON EL PERRO DEL MAR

 
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30 settembre 2009
 

Annedal, Goteborg, 13/08/2009

Arriviamo alla chiesa Annedal in perfetto ritardo. E’ bastato prolungare un po’ più del dovuto il pranzo, cazzeggiare senza motivo nel grande centro commerciale di fronte alla stazione, mettersi in fila per i biglietti dell’autobus e le immancabili informazioni su quale linea e direzione prendere, ed ecco che da buon italiani, così premurosi di mantenere in vita i luoghi comuni che ci accompagnano anche all’estero, ci presentiamo con quasi quaranta minuti di ritardo.

Promoter e artista inviperiti ? Intervista saltata ? Ritorno alla base con le immancabili pive nel sacco ? Niente di tutto questo. Il garbo e la disponibilità svedese non mostra , anche in questo caso, cenni di cedimento. Il buon Magnus, al quale dobbiamo il merito di questo incontro, sfoggia un sorriso a 36 denti, riorganizza velocemente lo scheduling delle interviste e dopo pochi minuti ci porta ad incontrare Sarah Assbring per la prima delle nostre interviste al Way Out West 2009. Tutto il mondo non è paese.

Nella sacrestia di questa graziosa chiesa Sarah sorseggia una tazza di tè e strimpella la chitarra, in attesa di un concerto in questa location tanto affascinante quanto decisamente inusuale. La sua creatura El Perro del Mar ha da poco pubblicato qui in Svezia un mini-album tornando a regalarci le irresistibili perle dream-pop già mostrate nell’incantevole esordio targato 2005.

Modi gentili, sempre sorridente, Sarah è la tipica persona con cui andresti avanti a parlare per ore.

Partiamo dal tuo nuovo lavoro. “Love Is Not Pop” sembra quasi un ritorno alle tue origini pop, è musicalmente tanto lontano dal precedente “From Valley To The Stars” quanto vicino al tuo esordio “Looks It’s El Perro del Mar”.
“From The Valley To The Stars” è stato composto in un periodo in cui ero alle prese con una personale ricerca esistenziale. Non ascoltavo musica pop così come non mi sentivo molto coinvolta da quel tipo di scrittura. Inoltre con quel disco volevo trattare in chiave semplice e poetica temi come l’accettazione della morte e la tipica canzone pop non si prestava molto a questo scopo.
Sentivo l’esigenza di fare qualcosa di più di un ordinario disco pop ecco perché alla fine è venuto fuori qualcosa di musicalmente più complesso.
Con “Love Is Not Pop” invece ero da tutt’altra parte. Anche in questo caso avevo necessità di capire molte cose ma al tempo stesso volevo rendere la mia vita semplice e avevo bisogno di comunicare con una certa persona nel modo più chiaro e diretto possibile.

Testi alla mano “Love Is Not Pop” appare come il disco più personale di El Perro Del Mar.
Si, credo che sia il mio album più personale. Non ci sono muri tra me e la musica, lo sento diretto.

“Love Is Not Pop” ha sette tracce. Qualcuno lo considera a tutti gli effetti un EP, qualcun altro lo presenta come il tuo terzo disco. Come dobbiamo considerarlo e perché hai scelto di tornare a pubblicare musica in questo formato ‘ristretto’?
L’approccio iniziale era quello di realizzare qualcosa nel modo più rapido possibile. Volevo comporre, registrare e distribuire il disco velocemente per questo motivo la mia prima scelta era quella di pubblicare un EP. Alla fine però mi sono ritrovata con più canzoni ma sempre con lo stesso desiderio di non voler rilasciare un long album. Da questa situazione ibrida è venuto fuori un mini album con sette brani, ed è esattamente quello a cui pensavo durante la lavorazione. Ma comunque poco importa come lo vogliamo considerare, EP, long-album o mini-album, alla fine è sempre musica.

In tal senso l’idea che mi sono fatto di “Love Is Not Pop” è quella di un gustoso antipasto al tuo terzo disco.
In un certo senso è così. Credo che il mio prossimo album proseguirà sulle stesse sonorità di “Love Is Not Pop”.

Come succede spesso con i tuoi dischi anche questo è uscito molti mesi prima nella sola Svezia. C’è una particolare strategia dietro questa scelta ?
Non ho il controllo di questo aspetto. Sono sotto contratto con un’etichetta svedese che si occupa della distribuzione nella penisola Scandinava, mentre non ho ancora una label che pubblica direttamente i miei dischi fuori dai confini nazionali. Per questo il processo è così lungo. “Love Is Not Pop” esce in questi giorni negli USA, poi sarà il turno dell’Australia e in ultimo, sfortunatamente, toccherà all’Europa.

Credo allora che compreremo “Love Is Not Pop” al negozio di dischi della stazione.
Si, fareste meglio a comprarlo qui, non so se lo troverete mai in Italia.

In ambito musica indipendente il termine ‘pop’ è spesso interpretato con accezione negativa. Qual è la tua idea di musica pop?
Nonostante di questi tempi l’idea di pop-music sia totalmente diversa da quella che potevamo avere negli anni ’60 o ‘70 a mio avviso è importante poter disporre di musica che possa essere diretta, che possa arrivare facilmente alle orecchie, al cervello, al corpo, che possa catturare subito l’attenzione. Vista in questo modo non mi concentro molto sulla forma. La musica pop può essere strumentale, arty oppure complessa. Quella fatta per vendere è un’altra cosa, per me la musica pop e’ fatta con il cuore e l’amore.

Per la prima volta in “Love Is Not Pop” sei stata affiancata da un produttore.
Si, è la prima volta per me. In passato ho sempre lavorato da sola e per questo ero terrorizzata dall’idea di affiancarmi a qualcuno. Questo è però anche uno dei motivi per cui ho deciso di lavorare con Rasmus (Rasmus Hägg ndr). In particolare la lavorazione di “From The Valley To The Stars” è stata molto dura. Ho lavorato parecchio isolandomi dal resto del mondo e alla fine di questo percorso così estenuante mi sono promessa di cambiare approccio.

Immagino sia stata una grande esperienza lavorare al fianco dell’ex The Studio.
Conosco Rasmus Hägg da tempo, viviamo nella stessa città e sono da sempre grande fan degli Studio. Quando abbiamo iniziato a parlare del progetto io avevo già alcune canzoni impostate ma nonostante questo abbiamo avuto fin da subito la stessa idea di come portare avanti il lavoro. Mi sono fidata di lui fin dal primo momento e questo è inusuale per me, solitamente sono una persona diffidente. Con lui invece è stato facile e abbiamo condiviso un’ottima esperienza insieme.

Anche in futuro pensi di affidarti ad un produttore?
Si, decisamente. Se incontri la persona giusta, hai molto da imparare e alla fine credo che tutto finisca per incidere positivamente sulla musica.

“Love Is Not Pop” contiene anche una cover. “Heavenly Arms” di Lou Reed.
E’ stato naturale per me scegliere questa canzone, anzi è come se fosse stata lei stessa a cercarmi. La scorsa estate ho vissuto a New York in un periodo per me non molto felice. In quei giorni spesso ho cercato consolazione nei testi di Lou Reed, ho così scoperto “Heavenly Arms”. Sempre a New York ho iniziato a pensare al nuovo disco ed è come se Lou Reed fosse esattamente il tipo di persona che avrei voluto al mio fianco in quei momenti. Lui è stato per me una grande ispirazione. In particolare da “Heavenly Arms” ho iniziato a costruire l’intero album.

Sappiamo che sei grande amica di Jens Lekman. Prima di tutto come sta? Abbiamo letto che ha avuto la febbre suina. E’ ancora vivo?
(Ride ndr) Si,si. E’ stato per alcuni concerti in Messico, lì ha contratto il virus. Inizialmente era parecchio spaventato poi ha scoperto che la malattia non è così pericolosa come l’avevano inizialmente descritta e l’ha presa decisamente meglio. Ha fatto una decina di giorni di quarantena e ora è tornato all’aria aperta .

Tra l’altro sappiamo che in questi giorni ama passeggiare nella zona dello Stadio Ullevi. Verrà a vederti questa sera ?
Non lo so, ma lo spero tanto.

Ricordo che durante l’uscita di “Night Falls Over Kortedala” Jens disse di aver avuto un grande aiuto da te. Nella fase di stesura dell’album sei stata prodica di consigli su quali canzoni scegliere e su quali invece tornare a lavorare.
E’ vero. Io e Jens siamo grandi amici ma c’è soprattutto tra noi un ottimo feeling artistico. Lui e’ stata la prima persona con cui ho iniziato a suonare ed è stato sempre lui ad avermi letteralmente preso per mano quando ero agli esordi.

Realizzerete mai un progetto comune? Sognamo un super-gruppo Jens Lekman + El Perro Del Mar.
Jens si è trasferito da poco a Melbourne e spesso parliamo del fatto che non ci vediamo più come prima e che dovremmo fare nuovamente qualcosa insieme. Specialmente ora che siamo così lontani ci piacerebbe scrivere lettere in forma musicale, raccontandoci in note quello che stiamo facendo e come ce la passiamo. Questo potrebbe essere lo spunto per un futuro progetto musicale.

Stasera suonerai in questa fantastica chiesa, hai iniziato giovanissima a cantare in un coro, la copertina di “The Valley” ritrae una ragazza tra le braccia di un angelo. La religione sembra entrare più volte nella tua vita e nella tua musica.
Il mio rapporto con la religione è molto svedese. In Svezia non possiamo definirci profondamente cattolici come per esempio voi italiani o gli spagnoli. Il nostro è più un legame di tradizione, siamo più attratti dal lato esotico e dalle atmosfere che si possono respirare in chiesa. Mi ricordo quando da piccola andavo a messa il giorno di Natale e Pasqua e tutto dalla musica, alla scenografia, dalle preghiere alle continue domande del tipo Dov’è Dio, Cos’è Dio per noi, mi affascinava.

Sappiamo che sei una grande fan di Fellini.
Adoro Fellini e il cinema. Il cinema è la mia più grande fonte di ispirazione ancora di più della musica stessa. Mi affascina la sua capacità di raccogliere le più diverse forme d’arte, spesso guardando un buon film ho molti spunti per comporre la mia musica.

Vorrei terminare quest’intervista con una domanda che in realtà è una richiesta. Quando verrai a suonare in Italia?
Spero presto. Sono stata molte volte in Spagna ma mai nel vostro paese. Dovrei parlare con la mia etichetta.

Noi intanto iniziamo a cercare a Roma una chiesa adatta al tuo live. San Pietro potrebbe andare ?
(Ride ndr) Si, direi che San Pietro sarebbe perfetta!

For the interview Thanx to Magnus Högmyr (Playground Music).

Link:

EL PERRO DEL MAR su IndieForBunnies:

INDIEFORBUNNIES al WAY OUT WEST 2009:

  • Helmut

    Lei è una persona deliziosa, l’ultimo disco è molto bello (molto meglio del precedente), dal vivo non è affatto pallosa molto rock e Axel ha sfoderato mille e mille mosse di karate durante l’intervista.

  • http://www.indieforbunnies.com sachiel

    grande karateca il nostro Axel

 

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