SLEEPY SUN
Embrace
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Quando l’abito fa il monaco. Guardi la copertina di “Embrace” e ti aspetti un disco di puro rock psichedelico. Una figura femminea inginocchiata si staglia su una coltre di fumo rossiccia con il viso sostituito da un rombo lucente comunicano una sorta di simbologia esoterica in voga negli Anni Sessanta. Ed in effetti l’album si rivela un album fortemente incentrato su fascinazioni lisergiche, parzialmente influenzato da richiami acustici.
Entrando piú nel concreto, gli Sleepy Sun sono una formazione statunitense che debutta con un lavoro in cui riverbero e dilatazioni spazio-temporali sono al servizio del potere ipnotico delle chitarre. I cinque nordamericani sono stati capaci di sintetizzare nel loro laboratorio musicale, tra alambicchi fumanti di puro rumore (“Red/Black”) e provette contenenti senso della melodia (”Lord”), l’alcaloide perfetto, la droga che ti colpisce dritto nel sistema nervoso centrale. E sicuramente non hanno badato a spese sfornando un disco formato da otto canzoni che vanno ben oltre i canonici tre minuti e mezzo.
Tra funghetti allucinogeni ed espansione della coscienza la band originaria di Santa Cruz ha piazzato un debutto in cui le piú che evidenti influenze sono state digerite, assimilate e rielaborate in un’ottica sonora dal taglio lievemente sperimentale e mantenute in una struttura musicale abbastanza coesiva nella sue eterogeneitá..
2. Lord
3. Red/Black
4. Sleepy Son
5. Golden Artifact
6. White Dove
7. Snow Goddess
8. Duet with the Northern Sky
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31 marzo 2010 @ 09:04
Wow, scopro solo ora questo disco e lo sto trovando bellissimo.
Per chi ama certe sonorità, soprattutto la psichedelia della Bay arena, è un ghiacciolo da leccarsi in pieno agosto.
Certo, sono un pò manieristici, ma chi se ne fotte, godiamo e basta.
11 novembre 2010 @ 19:17
visti ieri sera al Bronson: sul palco son dei grandi, proprio una gran bella botta rock. mi hanno ricordato i Jane’s Addiction, la capacità di unire psichedelia e pesantezza, di lasciarsi andare alle dilatazioni… mi son preso il secondo disco, “Fever”, uscito quest’anno; niente male, peccato che non sia passato da questi lidi.