INTERVISTA CON ST VINCENT

 
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di Alessio "Axelmoloko" Pomponi
15 ottobre 2009
 

Parken, Goteborg, 13/08/2009

Abbandonata la piacevolissima compagnia di Sarah Assbring (El Perro Del Mar) abbiamo a disposizione due ore per raggiungere il punto del nuovo incontro. Il tempo decisamente a nostro favore e il traffico praticamente nullo di Goteborg, permette anche a ritardatari cronici come noi di evitare la seconda figuraccia italiota del pomeriggio. Ci permettiamo anche il lusso di scendere alcune fermate di autobus prima e attraversare una serie di pacifici e verdissimi parchi.

Al club siamo accolti da Guy Fixsen altro affabile addetto ai lavori di questo Way Wout 2009. Guy è il tour promoter di St.Vincent ma soprattutto ex deus-machina dei trip-hopper Laika (chi se li ricorda?). Tra l’altro sorseggiando una birra in attesa dell’intervista con Annie Clark (aka St.Vincent) scopriamo che Guy conosce perfettamente la nostra webzine e assicura di aver collaborato con noi in passato. Una data milanese, una non precisata band alla quale lui stesso faceva assistenza promozionale, un non meglio identificato collaboratore di IndieForBunnies inviato per un’intervista, insomma i ricordi del nostro amico, per quanto confusi, sono pur sempre una piacevola testimonianza.

Quando incontriamo Annie Clark non vediamo tracce di St.Vincent.
Il trucco, la cornice di ricci che solitamente le circondano il volto, i vestiti spesso accesi, lasciano spazio ad una ragazza minuta, per nulla appariscente, nascosta sotto un cappello che fa tanto J.Dilla. Tutto questo mi fa pensare ad un confine netto e ben definito tra la persona e il suo alter ego musicale.
Ma una volta seduti uno di fronte all’altro non posso fare a meno di vedere St.Vincent riflessa in quegli occhi enormi che letteralmente ipnotizzano.
A fissarli a lungo rischi di caderci dentro almeno quanto il gigantesco capuccino da una pinta che la nostra Annie sorseggia tra un risposta e un’altra.

Ciao Annie prima di tutto ti portiamo i saluti di Sarah Assbring (aka El Perro Del Mar). L’abbiamo incontrata un’oretta fa, ci manda a dirti di non scappare da Goteborg appena finito di suonare. Ti chiamerà per una birra e due chiacchiere.
Oh si? Bene allora aspetto notizie da Sarah. Non la vedo da tanto, mi farebbe piacere passare un po’ di tempo con lei.

Recentemente hai pubblicato il tuo secondo disco. Quale sono secondo te le maggiori differenze tra l’ottimo esordio “Marry Me” e quest’ultimo “Actor”?
“Marry Me” e “Actor” sono nati in un modo totalmente diverso. Per il primo disco ho avuto a disposizione parecchio tempo, per “Actor” invece abbiamo lavorato in tutto 30 giorni, inclusi 10 giorni di break e questo credo che in parte si senta, a tratti “Actor” lo trovo più istintivo.
Personalmente invece li percepisco come album realizzati in due periodi diversi della mia vita. “Marry Me” ha, nel senso positivo del termine, un’aria teenage, “Actor” invece mi sembra più maturo, ha seguito la mia naturale crescita come persona e come artista.

E’ complicato mettersi al lavoro su un nuovo disco avendo alle spalle un debutto che ha avuto così tanto successo?
Non parlerei di successo ma hai ragione si è parlato molto di “Marry Me” e in parte mi ha stupito il fatto che il disco abbia raggiunto tante persone e sia piaciuto così tanto. Comunque non ho mai pensato a tutto questo quando ho iniziato a lavorare ad “Actor”.
Per me è stato come un salto in avanti, senza prestare molta attenzione a quanto accaduto negli ultimi due anni.

Come percepiamo anche da titolo, “Actor” è profondamente legato al cinema.
Si. Tornata da un lungo tour per rilassarmi ho fatto un’autentica full immersion di film. Così è nata l’idea di pensare le mie composizioni come piccole colonne sonore per le pellicole che ho amato in quei momenti. Film come “Il Mago Di OZ”, “Badlands”, “Pierrot le Fou” ma anche i classici Disney, sono state una fonte inesauribile di ispirazione.
Le idee sono saltate fuori spesso in modo naturale guardando quanto accadeva sullo schermo, come un personaggio si muoveva o parlava oppure lo svolgimento di alcune scene.

Direi allora che se mai ti proponessero di curare una colonna sonora sapresti già che metodo adottare.
L’approccio sarebbe lo stesso. “Actor” a mio avviso è già una colonna sonora di un film. Se togli le parti vocali, e lo vedi come un disco strumentale credo sia perfetto per descrivere scene ed atmosfere di una storia raccontata al cinema.

A quando allora una colonna sonora interamente curata da St.Vincent?
Ah, non ne ho idea. Mi piacerebbe molto ma nessuno me lo ha ancora chiesto.

Ho letto che tra i film che hai amato particolarmente c’e anche “L’Avventura” del nostro Michelangelo Antonioni.
Trovo il cinema italiano fantastico, non ne so molto delle uscite più recenti (gli parliamo di Paolo Sorrentino e Matteo Garrone, ma sembra non conoscerli ndr) ma i vecchi film li adoro. In particolare Fellini, anzi devo dire che un suo film mi ha ispirato molto durante la composizione di “Actor”. Non sono molto brava con i nomi ed ora non saprei dirti il titolo ma ricordo perfettamente che in particolare una scena mi aveva stregato. C’erano due personaggi uno dei quali, una bambola, si muoveva in modo molto strano ( mima movimenti robotici ndr ) e sia io che mia sorella non sapevamo dove guardare eravamo rapiti tanto dallo svolgimento della scena quanto da questi assurdi movimenti ( fa sicuramente riferimento ad una scena di “Casanova” ndr ).

Qualche settimana fa invece ho visto il primo film di Antonioni. “Cronaca di Un Amore” dovresti vederlo…
“Cronaca di Un Amore”? Perfetto, me lo segno.

Sei una polistrumentista, ma la tua grande passione resta essenzialmente la chitarra.
Ho iniziato a suonare la chitarra a dodici anni e anche se ora suono molto altro e ho una passione per il wurlitzer, credo che la chitarra rimanga il mio principale strumento.

In “Actor” ho come l’impressione però che la chitarra abbia un ruolo meno centrale rispetto a “Marry Me”.
“Actor” è musicalmente più curato, abbiamo inserito altri strumenti e forse per questo motivo si può credere che la chitarra sia meno utilizzata. Io penso invece che abbia ancora un ruolo centrale nel mio suono. Comunque in futuro penso farò un disco essenzialmente per chitarra, una cosa del tipo mi siedo suono e registro. Una cosa semplice e diretta per me e per chi ascolta.

C’è una band nella quale entreresti subito a far parte come chitarrista?
Se dovessi scegliere entrerei nei Dirty Projectors. Il loro “Bitte Orca” è un autentico capolvaro. Se invece dovessi indicarti una persona con cui vorrei suonare penserei a Jimmy Page. Il suo è il vero suono sporco e bastardo.

Prima parlavi di tempi di lavorazione diversi per “Actor”. Immagino che anche il processo di composizione abbia subito cambiamenti rispetto al passato.
Ho lavorato molto di più al computer, curando con maggiore attenzione tutte le parti di ogni singola canzone. Per esempio mi sono appassionata agli strumenti a fiato, mi sono divertita a pensare dove inserirli e come integrarli con il resto. Questa volta non ho delegato ad altri questo tipo di scelte.

”Marry Me” e “Actor” hanno un particolare in comune. In entrambi troviamo il tuo volto in copertina.
Non c’è un motivo o una strategia particolare in questo. Di fatto non mi sono mai posto il problema di quello che la gente potrebbe pensare o credere di me vedendo sempre la mia faccia in copertina. Il prossimo disco potrebbe raffigurare qualsiasi altra cosa, un elefante o un alce per esempio.

Hai suonato molto con Sufjan Stevens e Poliphonic Spree. Cosa ti rimane di quell’esperienza ?
Ho fatto diversi tour con loro e non gli sarò sempre riconoscenti per le cose che mi hanno trasmesso. Abituarsi all’idea della musica come un lavoro, il rapporto con le etichette, con il pubblico, la possibilità di suonare in tanti posti e incontrare persone diverse e sempre interessanti. Insomma ho imparato moltissimo da loro.

Il tuo moniker, canzoni dal titolo “Apocalypse Song”, “Marry Me”, “Jesus Saves, I Spend”. Sembri attirata da certi immaginari religiosi.
Il fatto che la mia musica contenga anche dei riferimenti religiosi non è assolutamente premeditato. E’ la logica conseguenza dei nostri tempi, è la nostra stessa cultura ad esserne così ricca. Tutto questo è sempre intorno a noi è come se fosse ormai parte integrante di un database che abbiamo nel cervello. Parlare di religione è del tutto normale.

In diverse occasioni ho letto definire la tua musica come “apocalypt folk”. A mio avviso però il termine folk apocalittico è più adatto per gente come Current 93.
Folk apocalittico io? Non l’ho mai sentito e lo trovo un accostamento un po’ forzato. Il riferimento penso sia in relazione ad alcuni scenari che descrivo nelle mie canzoni. Ho solo una fervida immaginazione, ce l’ho da quando sono bambina, niente di più.

So che hai un rapporto piuttosto conflittuale con social network e blog, una sorta di amore/odio.
Mi piace leggere i blog e twitter della gente che conosco e stimo, tipo Owen Pallet ( Final Fantasy ndr ). Penso sia un ottimo veicolo di informazioni, se vuoi per esempio consigliare un disco o un libro.
Io invece li uso a periodi. Ogni tanto scrivo sul mio twitter anche se avvolte mi chiedo cose del tipo ‘a chi può interessare quello che sto facendo o cosa farò più tardi.’
In linea di massima però lo trovo utile per rimanere in contatto con gente in giro per il mondo, e chi fa un lavoro come il mio è molto spesso in giro per il mondo…

Grazie Annie. Ti lasciamo confidandoti una cosa. L’organizzazione del Way Out West ha pensato bene di piazzare allo stesso orario il tuo concerto e quello di Sarah (El Perro Del Mar). Considerando che è praticamente impossibile vedere El Perro del Mar in Italia, credo che diserteremo il tuo live. Ci perdoni?
(Sorride) Non vi preoccupate. Lei dal vivo è bravissima, avrete un grande spettacolo. E poi io in Italia vengo spesso, ci si vede sicuramente dalle vostre parti.

For the interview Thanx to Guy Fixsen & Magnus Högmyr (Playground Music).

Link:

ST VINCENT su IndieForBunnies:

INDIEFORBUNNIES al WAY OUT WEST 2009:

 

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