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Crocodiles

19 ottobre 2009

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Band: Crocodiles
Provenienza: San Diego, California
Periodo Attività: 2008 – in attività
Formazione: Charles Rowell (voce, chitarra, effetti), Brandon Welchez (voce, chitarra, effetti)
Discografia: SUMMER OF HATE (2009 – Fat Possum)
MySpace Site: http://www.myspace.com/crocodilescrocodilescrocodiles

Il sole batte a San Diego, fa un caldo tremendo, fuori da un bar ci sono un paio di messicani che stanno giocando a carte. Tra una mano e l’altra, una masticata di tabacco e qualche birra ammazzano il tempo, mentre dall’altra parte della strada Brandon Welchez li guarda stizzito. Fissa la sedia scricchiolante che regge il più grasso frijolero e si chiede quando si spaccherà, facendolo cadere a terra, movimentando un po’ le cose. La noia lo assale, le lancette dell’orologio faticano a girare, il bus non si vede ancora.
Brandon ha appena lasciato la sua band, stufo di rimanere fermo al presente, il suo sguardo andava ben oltre l’orizzonte, voleva cose nuove, sperimentare; ricercare il suono fino a distruggerlo; ma i suoi compagni non la pensavano allo stesso modo: bye-bye.
Finalmente il bus arriva e toglie la raccapricciante immagine dei messicani dalla sua visuale, un salto ed è dentro, piazzato nelle ultime file inizia a vagare per la città senza porsi una meta, il vecchio mezzo giallo sbuffa e l’autista sta sparando dosi di Molotov ad alto volume, lui ormai ci ha fatto l’abitudine.

Charles Rowell è in un garage a suonare con la sua band, all’improvviso spara un feedback assurdo, tremendamente alto e assordante, si volta verso gli altri guardandoli bello fiero e quasi si prende un cazzotto, non ce la fa più e butta la chitarra addosso al tastierista, che povero e inerme finisce per terra senza dire nulla, quando si rialza vede la porta ciondolare e Charles è sparito.
Si può dire conclusa la sua collaborazione con quella band, anche lui sta aspettando l’autobus, ma non sa che quello potrebbe essere il miglior viaggio della vita.
Si piazza in fondo, e vede subito Brandon, i due si conoscono, avevano suonato assieme in qualche gruppo nel passato, lo sguardo li accomuna, stufi dell’ambiente, annoiati dalla musica che li circondava; in un men che non si dica si trovano a smanettare con beat elettronici, chitarre e microfoni; i feedback sono all’ordine del giorno, e un poster degli Spacemen 3 appeso alle loro spalle copre lo spazio solitamente riservato al batterista; non hanno nemmeno voglia di cercarsene uno, troppi messicani e pochi artisti a San Diego per trovare quello giusto.

Le cose vanno alla grande, la sintonia è perfetta, l’entusiasmo alle stelle, il vinile dei Jesus & Mary Chain scricchiola sotto il piede di un Charles sempre più assuefatto dalle distorsioni e dai suoni grezzi.
Siamo nel 2008 e questi due topi di fogna si stanno evolvendo in Crocodiles, il passo che li farà varcare le mura di quella città che tanto odiano, che rischiava di farli andare in andropausa con largo anticipo, ”Neon Jesus” è il primo vero e proprio singolo, una chitarra che fa le montagne russe, beat pulsante e un cantato fresco e aggressivo, un mix esplosivo che fa impazzire i No Age, tanto da inserire il pezzo in una loro playlist e dare il là alla popolarità del duo di San Diego.
Charles e Brandon non perdono la testa e andando in studio frequentemente mettono assieme abbastanza canzoni da fare un album, la Fat Possum sniffa l’odore di great stuff e se li accaparra senza nemmeno averli visti una volta live, per decidere gli basta sentire il singolo ”I Wanna Kill”, un tormentone nell’underground americano.

Anche Pitchfork lo ascolta, e li definisce dei plagiatori di classe; infatti è un mix di cose tutte già sentite, dal riverbero alla Jesus & Mary Chain al riff dei Crystals, per non parlare degli Spacemen 3, ma il pezzo si distingue a parer mio per freschezza e grinta, appiccicoso come il vinavil è la canzone che vorrebbero tutti per iniziare una carriera.
I Crocodiles se ne fottono a priori di Pitchfork e altri che si mettono a smembrare la loro composizione per trovarci ogni possibile plagio, gli sta stretto che tutti parlino dei nuovi Jesus & Mary Chain, un azzardo degno di qualche svitato molto probabilmente troppo euforico, anzi consigliano di prendere in mano ”Summer Of Hate”, il loro debutto, e dargli una bella ascoltata da inizio a fine.

Infatti non mentono, il loro primo full-leght è un intreccio di Spacemen 3, Suicide, i già citati Jesus & Mary Chain, qualcosa dei Velvet Underground e un mix di anfetamine e acidi sparsi qui e la.
”Soft Skull” ha il cuore pulsante dell’ultimo dei moicani a dare il ritmo, chitarre vorticose tirano avanti la melodia, che durante tutto il lavoro si rivelerà essenziale, ma calibrata a perfezione. Come sonorità si collocano nel filone il noise-pop, suoni duri e sporchi sempre e comunque mantenendo una melodia ben chiara.
”Refuse Angels” e ”Flash Of Light” sono canzoni che hanno un pezzo di anima nella terra d’Albione e l’altro che si scioglie nella melensa psichedelia americana, un concorde dai motori roboanti che in un men che non si dica ti straccia, accartoccia e cestina con un tiro da tre. Il casino che si abbatte nel finale di ”Flash Of Light” si divora le chitarre e le rigetta sotto forma di tastiere, partorendo pezzi come ”Here Comes The Sky”, Spacemen 3 a manetta, o se volete potrebbero essere anche The Good The Bad And The Queen in una desert session da Josh Homme, sulla stessa linea c’è anche ”Sleeping With The Lord”, ma qui le atmosfere sono più sognanti e rarefatte. A chiudere l’album c’è la perla ”Young Drugs”, un pasticcino dal ripieno gustoso e tremendamente accattivante, sicuramente una via da pestare per i Crocodiles; che dimostrano in questi sette minuti di riuscire a mischiare sapientemente psichedelia e dream-pop proponendo visioni sfuocate per mondi paralleli nei quali perdersi.

Insomma i Crocodiles debuttano con un gran album, anche se risulta rimandato, e ci si imbatte nella classica sensazione dove ho già sentito questo giro di accordi?, ci sono tutti i presupposti per un’ottima carriera, soprattutto se si svilupperà a dovere la linea intrapresa appunto con pezzi come ”Young Drugs”, speriamo non sbaglino autobus.

 

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