LONDON LOVES #0

22 ottobre 2009

A dargli retta non c’è molto da stare allegri. Puntuale come l’uomo delle tasse è arrivato come ogni giovedí il consiglio musicale del cassiere del Tesco a Warren Street.
Prende in mano la fetta di formaggio sottovuoto, fa come per pesarla, ci pensa su e toccandosi un sopracciglio quasi per pesare anch’esso, mi fa: Il Mercury Prize è diventato una barzelletta. Cosa ne sa Speech Debelle dei La Roux ? Se li hai visti dal vivo sai che si mangiano l’intera Casio Generation e la buttano via come si fa con lo yogurt scaduto.
La mia fetta di formaggio come mezzo espressivo. Fa un viaggio tra le sue mani dietro le sue spalle e atterra docile sotto il lettore del codice a barre. Tiiic.

Speech Debelle ha il curriculum da rapper a posto. Infanzia tra case d’accoglienza e complessi popolari, gioventú tra droga, alcool, amore e quella sottile e velata tristezza negli occhi che la rendono uguale tra i diversi; umana tra le traviate meteore scintillanti di una scena milionaria e fine a se stessa.
Il suo record, se c’è, è negativo. È la vincitrice che ha venduto meno copie del proprio album. 3000 dischi roteanti, e una nomination: quella giusta.

Eppure non va bene lo stesso perchè Florence + The Machine sono il soul, il sudore e l’armonia rubata ai sogni degli adolescenti. Forse pure un paio dei miei. E giú con i corn flakes nella busta.
Soprassedere non mi pare il caso, tantomeno assecondandolo avró la mia spesa in tempo per la cena. Cosí rubo due minuti di tempo ai suoi sogni e gli dico che, in fondo, la critica ha premiato la sua Florence, che The Horrors, Glasvegas, La Roux, Friendly Fires e Bat For Lashes non sono esattamente il meglio che la Gran Bretagna abbia partorito negli ultimi 15 anni e che, se proprio vogliamo risolvere la questione da uomini, mi dica chi avrebbe dovuto vincere !.
Il suo silenzio mi preoccupa, non mi guarda, mi scorge appena attraverso la mia mano sul banchetto della cassa e la carta di credito nell’altra. Continua a infilare le mie scorte nel sacchetto fin quando arriva al merluzzo. Giunto al suo cospetto come ad una rivelazione, cambia espressione, alza lo sguardo lentamente, guarda me, il pesce, il mio viso, gli occhi dell’animale, ora i miei e con rabbia mi fa: La critica ti dice quello che dovresti sentire e non quello che ti puó piacere. La critica migliore è quella che trova ciò che fa bene e te lo serve su un piatto facendoti sognare di incrociarci i denti. Hanno sbagliato anche quest’anno. Next !
La signora dietro di me si fa avanti richiamata dall’urletto del cassiere meglio pettinato del comprensorio, con una parola gentile la rimetto al suo posto e cerco di pagare per andarmene il prima possibile.
La critica consiglia merluzzo. Non è propriamente vero ma mi piace il pensiero e lo faccio mio pensando di scriverlo da qualche parte prima o poi.

Chissá che pesci sono i The Big Pink, nati dalla branchia giusta di Alec Empire (Robbie Furze) e tutto Milo Cordell (padre e padrone di Merok records) e persi tra fumosi beat al sapore trip-hop e reminiscenze anni ’70. Il loro “A Brief History Of Love” sa tanto di Spiritualized in acido ma anche di My Bloody Valentine e di riverberi mozzafiato. Nel mio personalissimo Mercury Prize arriverebbero di sicuro alle nominations.
Perchè a vincerlo sarebbero 4 ventenni di Putney (venendo da Fulham, passi il ponte sul Tamigi e te la trovi di fronte addormentata che guarda il sole che gli tramonta sui piedi): i The Xx e un album (“The Xx”, per l’appunto) meritevole perchè ingenuo, spontaneo, cinico nella sua infinita dolcezza e lineare nel suo moto unidirezionale: dritto diretto al Punto C.

E di cuore non parlano i vincitori del Premio della Critica del mio Mercury perchè non ne hanno bisogno. The Invisible (ad onor del vero perdenti di successo nell’ultima edizione del premione) si perdono nel loro math-indie dalle cadenze tortoisiane ma in realtá hanno gioco facile essendo un super-gruppo con componenti rimbalzati tra Polar Bear, Hot Chip e Jade Fox. David Okumu è una specie di santone della scena jazz londinese, gli altri (Tom Herbert e Leo Taylor) si sono fatti le ossa in una miriade di combi rock e pop. Scontato dire che il risultato sia ‘Bloc-Party meet post-rock’ ? Forse. Ma è proprio cosí.

Intanto ho raggiunto casa, ho dischiuso la porta, mi sono seduto, ho aperto le buste e il povero pesce infreddolito mi ha fissato deluso e sconsolato. Se avesse potuto avrebbe fatto tutto in maniera diversa, ne sono sicuro.
Intanto per le mani mi ritrovo il promo dei Lulu And The Lampshades: gente che cammina sul filo del folk senza sbilanciarsi verso Kate Nash ma dirigendosi verso sonoritá alla Peggy Sue; tranquilli deliri sonici per cui la corrente elettrica é ancora qualcosa di pericoloso e inutile. Ascoltando il promo di “Feet To The Sky” si ha l’impressione di essere di fronte ad un piccolo capolavoro. Chiudere gli occhi per credere.
Adam Bainbridge, invece, é un ragazzone dell’East End londinese con residenza a Berlino. I suoi Kindness mi ricordano da lontano il David Byrne degli esordi di “My Life in the Bush of Ghosts”, un art-rock atonale con tracce qui e lí di avanguardia alla Ariel Pink, di strane pastiglie e feste peccaminose. Quest’ultimo é ovviamente un riferimento al singolo “Swingin’ Party” che dovreste ordinare un pó tutti per entrare nel clima della festa piú nerd del pianerottolo.

La spesa é sempre lí e qualcuno ne fará l’uso che meglio crede. Io affondo ancora un pó la mano tra i CD e riemergo glorioso con la quintessenza dell’indie tra le dita. I Sound Of Guns infatti vengono da Liverpool (no, niente Beatles, santoddio !) e il loro “The Elementary of Youth” é un EP in uscita il 26 Ottobre. In realtá non ci sarebbe molto da dire a tal proposito se non che si tratta di un miscuglio ben riuscito di Manic Street Preachers e i mitici anni ’80. Se ne sente persino la polvere, l’odore stantio di Trussardi Uomo sul cuoio e i colori artificiosi delle camice inamidate con lo Stira & Ammira di prima generazione.

Per finire, uno sguardo al merluzzo ora sul tavolo e uno alle giovani promesse dove ce n’é per tutti i gusti: Chase & Status per la drum’n'bass di qualitá (apprezzati da Jay Z e Pharrell se puó aiutare a capire), Quad Throw Salchow da Londra per un sound alla Joy Division, gli Egyptian Hip-Hop (non sono né egiziani, né fanno tunz-tunz) di cui sentiremo sicuramente parlare in futuro (e ne hanno parecchio: sono tutti diciassettenni, beati loro), e, i banchieri della City di giorno e hardcore-punks di notte Lives At Sea. Se apprezzate The Gallows o in generale le geometrie sbilenche non potete perdervi il loro EP “The Reborn” autoprodotto e fuori da neanche un mese.
Infine una perla (semi)nascosta dal nome di Micachu (al secolo Mica Levi) che si costruisce gli strumenti da sola, si avventura nell’avanguardia e sperimenta con quel mattacchione microhouse di Matthew Herbert. Un album (“Jewellery”) che ha stupito la critica di qui, una manciata di nerd fissa ad ogni concerto e il tutto per Rough Trade,

Io ho deciso che per oggi basta cosí: depongo il pesce di guerra, sprofondo sul divano e ripenso al piglio battagliero del cassiere. Da qualche altra parte a Londra qualcuno sta sentenziando di musica e lo fa seduto su una sedia in un supermercato pieno di rumori. Chiudo gli occhi, dimentico di avere sonno e un poco, in fondo, mi pare di invidiarlo..

THE SHOPPING LIST FROM LONDON LOVES

  • Speech Labelle: http://www.speechdebelle.com/
  • Florence + The Machine: http://florenceandthemachine.net/
  • The Big Pink: http://www.myspace.com/musicfromthebigpink
  • The Xx: http://www.myspace.com/thexx
  • Lulu And The Lampshades: http://www.myspace.com/helouisamusic
  • Kindness: http://www.myspace.com/kindnesses
  • Sound Of Guns: http://www.myspace.com/soundofguns
  • Chase and Status: http://www.myspace.com/chaseandstatus
  • Quad Throw Salchow: http://www.myspace.com/quadthrowsalchow
  • Egyptian Hip Hop: http://www.myspace.com/egyptianhiphop
  • Lives At Sea: http://www.myspace.com/livesatseaband
  • Micachu and the Shapes: http://www.myspace.com/micayomusic
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