PORT-ROYAL
Dying In Time
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”Dying In Time”, nuovo full length dei genovesi Port-Royal (ormai conosciuti e stimati anche all’estero), è il pregevole risultato di un brillante percorso evolutivo, la loro opera più completa ed eclettica, emotivamente coinvolgente nei passaggi più ambientali e dilatati, come sempre, e accattivante nelle parti arricchite da pulsazioni simil-danzerecce. C’è più movimento, più calore, più carnalità, nelle undici composizioni ivi raccolte, a fronte di una più pronunciata sensibilità ritmica e una enfasi sul discorso sintetico che invece farebbe pensare a una maggiore freddezza nell’approccio compositivo. Ma così non è.
Questo terzo album dei Royals esprime quindi una maggiore voglia di comunicare all’esterno (alcuni brani presentano addirittura delle parti vocali, per quanto un po’ soffocate dal flusso sonoro, o meglio, amalgamate ad esso in modo da diventarne una parte a tutti gli effetti), evitando con gran classe, grazia e buon gusto qualsiasi tipo di svilimento stilistico. Tutti i pezzi raccolti in “Dying In Time” mostrano infatti una certa complessità e profondità, grazie all’utilizzo di stratificazioni sonore tra le più raffinate e ingegnose che possiate sentire in giro e interessantissime variazioni presenti nella maggior parte dei brani, che hanno l’intento di rivelare al paziente e sensibile ascoltatore sottostrati semi-nascosti di bellezza sempre più splendente e inarrivabile.
“Nights In Kiev” e “Balding Generation” sono i due brani più “dance” dell’album (e anche i più belli, devo ammettere), corroborati da beats potenti e regolari che si fanno strada in mezzo a paesaggi musicali tanto glaciali quanto decisamente emozionanti. In “HVA (Failed Revolutions)” e “Anna Ustinova” invece i battiti si fanno più irregolari e aspri (nella prima sono comunque più ovattati mentre nella seconda sono costituiti da mitragliate quasi industriali a sporcare le placide fluttuazioni tastieristiche e importunare le parti cantate). Davvero riusciti anche pezzi dalla fisionomia più intangibile come “Exhausted Muse/Europe” (sfregiata nella parte centrale da ritmiche complesse e taglienti) e i brani che compongono la trilogia di “Hermitage”, tra i quali impressiona in particolar modo l’ultimo, con quella batteria “reale” a fare da cornice a uno stupefacente affresco post-rock, nel quale si incontrano minimalistici arpeggi di ipnotica soavità, avvolgenti folate sintetiche e tremolanti riflessi lunari.
2. Nights In Kiev
3. Anna Ustinova
4. Exhausted Muse/Europe
5. I Used To Be Sad
6. Susy: Blue East Fading
7. The Photoshopped Prince
8. Balding Generation (Losing Hair As We Lose Hope)
9. Hermitage Pt. 1
10. Hermitage Pt. 2
11. Hermitage Pt. 3
PORT-ROYAL su IndieForBunnies:
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26 ottobre 2009 @ 12:30
Altro capolavoro..forse i Port Royal sono la cosa migliore prodotto dall’Italia negli ultimi anni…lunghissima vita!!
26 ottobre 2009 @ 18:25
la solita ciofeca arcirisentita e noiosa
27 ottobre 2009 @ 13:16
sorry in che senso ‘la solita ciofeca arcirisentita e noiosa’ ?
27 ottobre 2009 @ 13:22
cioè su ‘noiosa’ ci posso pure stare (alla fine sono i tuoi gusti personali) ma non capisco ’solita’ e ‘arcisentita’…almeno dall’Italia cose che suonano come questi Port-Royal ne escono veramente poche …
27 ottobre 2009 @ 18:35
Ciao Raga’ m’avete beccato sono un troll,non vi si nasconde nulla!
Vorrei soltanto farvi notare che siete sempre i soliti 4… ah no! sempre i soliti 5 a scrivere commenti sulle recensioni che pubblicate,da ciò deduco che il sito è frequentatissimo!!!
27 ottobre 2009 @ 18:38
Dai su con me siete in 6!
Non arrabbiatevi,voglio solamente aiutarvi.
Baci e bacilli belli!
27 ottobre 2009 @ 18:44
Ah! comunque per non incorrere in equivoci Marken Steeve non sono io,no perchè si potrebbe pensare che non capisco un cazzo di musica.
I Port-Royal sono tra i miei preferiti,tant’è che l’11/12 sicuramente li andrò a vedere a Baia San Giorgio(Ba)
28 ottobre 2009 @ 00:50
Ma meno male che ce stai Troll! Ma com’è sta cosa del troll, che io non c’ho capito molto? Cioè te loo fai nel tempo libero o cosa?