banner

JAMIE T
Kings & Queens

9 novembre 2009

Se il rap, il folk, il grime, l’ hip hop, il reggae e il punk vi fanno schifo, questo è il cd che fa per voi.
Se credete che i Clash siano morti con “Sandinista”, questo è assolutamente il cd che fa per voi. Perché questo è un cd rap, folk, grime, hip-hop, reggae e punk, solo che ha lo straordinario talento di farveli piacere.
Se sentite nostalgia di un autentico sfattone, ma che sta ancora sul versante buono delle droghe, Jamie T. è il degno erede di sua altezza Pete Doherty (quello che scriveva un certo tipo di canzoni a vent’anni, quello lì).

Jamie T è la BBC dei pub londinesi. L’ottimo esordio “Panic Prevention”, con tutta quella deliziosa aurea di naiveté low-fi, è maturato in un lavoro che spazia generi molto diversi tra di loro: da Mick Jones a Bob Dylan, bypassando il sopravalutassimo Mile Skinner che- tra parentesi- un cd come questo se lo sogna.
Quando Jamie T venne a suonare a Roma un paio di anni fa, un paio di settimane prima dei ben più acclamati ma più deludenti connazionali The Horrors, diede vita a un live innaffiato di Jack Daniel’s in cui la cosa più intrigante era il suo essere volutamente sopra e sotto le righe, spontaneo e immediato in qualsiasi cosa dicesse.

La hit dell’album è “Stick And Stones”. Veloce, sarcastica, decisamente problematica per chi non capisce un’acca di inglese, la dimostrazione che una cosa può essere giovane senza essere cretina. “The Man’s Machine” è la versione anni zero di Billy Bragg, un’analisi sociologica su skins, punksters e risse da strada nella migliore tradizione albionica.
Con “Emily’s Heart” si raggiungono altre vette: dylaniana nel testo, originalissima nell’esecuzione. “Castro Dies”, con la intro stile “Gangster Paradise”, è uno scimmiottamento ironico di se stessa mentre “British Intelligence” ricalca la scia di “Stick’ n Stones”. “Chaka Demus” si spiega da sola ritornello: All the people around here lost the white in their eyes.
Capito con chi abbiamo a che fare?
“Spider’s We” entra meno in circolo rispetto ai singoli veloci ma è più incisiva alla distanza; “Earth, Wind and Fire” è una presa per i fondelli della West Coast vista dal West Bank del Tamigi: ne esce fuori una ballata country-grime decisamente personale.

Davvero, se tutti i generi e le cose menzionate in questa recensione vi fanno schifo, questo è il cd che fa per voi. Perché, suo e vostro malgrado, ti entra in testa. E non è poco.

Kings & Queens
[ Virgin - 2009 ]
Similar Artist: The Streets, M.I.A
Rating:
1. 368
2. Hocus Pocus
3. Sticks ‘n’ Stones
4. The Man’s Machine
5. Emily’s Heart
6. Chaka Demus
7. Spider’s Web
8. Castro Dies
9. Earth, Wind & Fire
10. British Intelligence
11. Jilly Armeen

 

Articoli Correlati:

2 commenti »

Ultime recensioni

Redemption City

JOSEPH ARTHUR
Redemption City

Mettere in fila i propri vuoti e dare un senso alle tante cose che…

Moonfire

BOY & BEAR
Moonfire

Una delle app più quotate di questo 2012 è Instagram. Per chi non la…

Romantic Comedy

BIG TROUBLES
Romantic Comedy

Risulta semplice accostarsi a questo album, il lavoro da sophomore della band del New…

Take Care

DRAKE
Take Care

Il disco d’esordio di Drake, “Thank Me Later” (che è stato anche remixato dai…

Songs Of Innocence

ARE YOU REAL?
Songs Of Innocence

Ascoltando il disco d’esordio degli Are You Real? (italianissima band di vicino Venezia, il…

Glass Swords

RUSTIE
Glass Swords

Attesissimo alla prima prova su lunga distanza, dopo gli innumerevoli e promettenti ep che…

Strange Weekend

PORCELAIN RAFT
Strange Weekend

La tentazione di cominciare questa recensione col solito pippone su come l’Italia, musicalmente parlando,…

Il Mondo Nuovo

TEATRO DEGLI ORRORI
Il Mondo Nuovo

Deve essere andato proprio bene il precedente “A sangue freddo” se il nuovo disco…