PIANO MAGIC
Ovations
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“Ovations” è il decimo album della band capitanata da Glen Johnson e non mostra affatto i segni del tempo. L’ultimo lavoro dei Piano Magic è un disco in bianco e nero, fatto di pieni e vuoti, melodico e cadenzato che non cede mai il passo alla faciloneria e alla sciattezza, di mestiere, certo, ma eclettico e dignitoso.
D’altronde i Piano Magic hanno sempre avuto stile da vendere e, pur avendo affrontato un discorso più marcatamente rock nel precedente album Part-Monster”, non hanno mai abbandonato una scrittura solida a servizio di melodie affascinanti.
Sono quasi inevitabili i riferimenti ai pioneri della new wave anni ‘80 come i Cure, Joy Division e i Dead Can Dance. Questi ultimi, soprattutto, sono presenti non solo concettualmente ma anche fisicamente, ben rappresentati dal percussionista Peter Ulrich e dal fondatore della band Brendan Perry.
L’inizio è da brividi : immaginate le ossessioni tribali percussive dei Dead Can Dance con l’ipnotica voce di Perry. Una ricerca ritmica minuziosa unita ad un gusto dark più accentuato rispetto ai lavori precedenti, ogni traccia è un cambio d’immagini e prospettive grazie soprattutto all’apporto di strumenti della tradizione come il dulcimer, strumento a corde pizzicate o percosse usato principalmente nella musica irlandese, e il darabuka.
“Ovations già possiede la stoffa del classico, della pietra miliare, un lavoro post-new wave screziato da un vento mediorientale. Durante l’ascolto, si respira un’atmosfera decadente, malata, algida ma equlibrata, ricca di suggestioni arcaiche.
I Piano Magic scavano nella terra per ricavarne il significato più profondo, oscuro, si spingono negli etimi della musica per ricercare un suono primitivo e il risultato è un lavoro maestoso, cupo, funestato da improvvisi lampi di drum-machine e da chitarre martoriate a dovere.
Immaginate l’incontro tra mondi totalmente distanti tra loro, la freddezza di un synth analogico che tenta un approccio carnale con gli strumenti della world music, i Cure che giocano a carte con gli Interpol e avrete “Ovations”, una delle perle del 2009 che, difficilmente, riuscirete a togliere dallo stereo.
2. March of the Atheists
3. On Edge
4. A Fond Farewell
5. The Blue Hour
6. Recovery Position
7. La Cobardía de los Toreros
8. You Never Loved This City
9. The Faint Horizon
10. Exit
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11 novembre 2009 @ 09:50
D’accordissimo con le quattro stelle. Disco affascinante e profondo, nonchè ottima colonna sonora per l’inverno. Bravo Francis
11 novembre 2009 @ 10:48
Grazie Paul. Sicuramente ottima colonna sonora per l’inverno, peccato che non potrò vederli dal vivo.
P.S.
Hai ricevuto l’email di Ethnos?
11 novembre 2009 @ 10:53
Io difficilmente lo inserirò nello stereo…
11 novembre 2009 @ 11:04
visti dal vivo quest’estate…non mi avevano entusiasmato…ma mi riprometto un attento ascolto del disco
11 novembre 2009 @ 13:05
Sì, ora ora. Farotti sapere