KASABIAN - Live @ Wembley Arena (Londra, UK, 14/11/2009)

19 Novembre 2009

I classici problemi che ha metropolitana di Londra nel weekend, la fermata di Wembley Park, quegli scalini e la camminata. Lo stadio così imponente sulla sinistra e Little By Little nell’aria mentre ci si avvicina all’arena. Stasera non aprono per gli Oasis come quattro mesi fa. Stasera non saranno costretti a suonare prima dei Kooks. Stasera sarà solo ed esclusivamente Kasabian.

Un concerto nel Regno Unito ha dei pro e dei contro. Nei contro c’è sicuramente la birra -se la fortuna ti assiste- che ti pioverà addosso, nei pro l’atmosfera e la consapevolezza che vedrai cose che nel tuo paese natale sarà difficile vedere. I maxischermi ai lati che ti raccontano quante persone siano state rinchiuse in manicomio e di quali disturbi soffrissero. I roadie sul palco con una tuta con la scritta ’sane’ sulla schiena. Un conto alla rovescia che aumenta l’eccitazione e poi luci spente. Delirio.

Si accende la cornice ‘dentro’ cui suonerà la band che, pronti via, ti piazza quattro cannonate una dopo l’altra perché qui non si scherza. Pensi a quando li hai visti a fine gennaio duemilacinque al fu Transilvania di Milano davanti a poche centinaia di persone sapendo di avere davanti qualcosa di davvero speciale e adesso la Wembley Arena strapiena. Quanto sia bravo Tom Meighan a tenere il palco, quanto sia magnetico Sergio Pizzorno con quella chitarra e -permettetemelo- quanto siano fighi, non lo so spiegare.

I bicchieri volano copiosamente perché gli inglesi lo esprimono così, il proprio entusiasmo. Un costante rimbombo fortissimo causato da chi canta ogni singola parola, anche nella parte centrale del concerto, quella più tranquilla. Quella di “Thick As Thieves” e di “Take Aim”. Quella in cui Tom chiama la cantante dei Dark Horses (una delle band di supporto) sul palco per la parte femminile di “West Ryder Silver Bullet”. Suonano quasi tutto quello che vorresti sentire e se non ti viene voglia di mandare tutto affanculo per seguirli in tour allora c’è qualcosa che non va. La potenza di “Empire”, di “Fire”, di “Fast Fuse” con quell’outro prolungato che porta a “Club Foot” ti lasciano, quando si chiude il sipario, piacevolmente stordito e con una carica pazzesca.

La giusta carica che serve per “Vlad The Impaler”, con un Noel Fielding vestito proprio come nel video, che corre da una parte all’altra del palco proprio come nel video, per “Stuntman” e per “L.S.F.” con Noel Fielding che torna sul palco mentre coriandoli rossi, blu e argento ci vengono sparati addosso durante il sing-along più sentito. Sing-along che continua nei corridoi dell’arena, in metropolitana, sull’autobus e un po’ anche a casa, quando trovi coriandoli dappertutto, quando inizi a fare i conti per capire quanto manca a febbraio, quando realizzi che non c’era “Reason Is Treason” e quando ti rendi conto che con i desideri è necessaria la massima precisione. L’ospitata di Noel l’avevo chiesta e l’ho avuta, magari la prossima volta specifico anche quale Noel voglio.

Setlist:
JULIE & THE MOTH MAN
UNDERDOG
WHERE DID ALL THE LOVE GO?
SWARFIGA
SHOOT THE RUNNER
CUTT OFF
PINCH ROLLER
WEST RYDER SILVER BULLET
THICK AS THIEVES
TAKE AIM
EMPIRE
I.D.
LADIES AND GENTLEMEN (ROLL THE DICE)
PROCESSED BEATS
FIRE
THE DOBERMANN
FAST FUSE
CLUB FOOT

VLAD THE IMPALER
STUNTMAN
L.S.F. (LOST SOULS FOREVER)

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