Pipers – No One But Us
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C’era un periodo, non molto tempo fa in cui io sapevo tutto ma proprio tutto di certe cose. Sapevo tutte le parole di tutte le canzoni degli Oasis, b-sides comprese, sapevo se i Pulp suonavano nel week end in qualche posto carino in Inghilterra o se i Supergrass avevano appena tenuto un altro gig segreto in uno dei peggiori posti a Londra. Sapevo addirittura se Damon Albarn era andato a spuntarsi il ciuffo o se c’era qualcun altro oltre al sottoscritto che avrebbe rotto la faccia a Brett Anderson che non mi è mai stato simpatico. Insomma tutte queste cose erano dettate dall’amore per una corrente che poi si è trasformata musicalmente sul finire della scorsa decade in qualcosa di più rilassato e ‘pacifico’, dai toni meno elettrici e dalle atmosfere più aperte e ancora più orchestrali. Cambiano gli artisti che non si chiamano più Kula Shaker ma Embrace e poi Travis e poi ancora… . Insomma, il brit pop cambia abito e c’è ancora. Io trovo che la definizione brit pop valga ancora oggi perché di musica british si parla e di musica popolare, quella che dovrebbe piacere ai noi baldi giovani.
In Italia ci sono i Pipers che si rifanno proprio al brit pop di fine anni novanta inizio anni duemila. Prendono a piene mani dalla orecchiabilità e dal pop elegante dei Travis (quelli di “The Man Who” e “Invisibile Band”, più che quello di “Good Feeling” se proprio vogliamo essere precisi) e ripropongono canzoni da fischiettare e motivi magari non originali ma comunque piacevoli. Pochi in Italia credo abbiano attualmente un album pop-inglese-non-inglese così ben prodotto. E infatti dietro, tra le altre, ci sono anche le sapienti mani di Bunt Clarck (Embrace, Suede, Doves, Elbow, Manic Street Preachers).
Tutto è un ondeggiare e un insieme di violini, ballate e piedi che tengono il tempo. Supporters per i Charlatans lo scorso anno nella data di Milano i Pipers sanno come suonare un certo genere di musica e si sente. La voce non trema, la pronuncia è perfetta e tutto fila liscio. Fin troppo. Il prossimo album deve però segnare una svolta o almeno una piccola rivoluzione qua e la, perché stavolta va più che bene così, ma due dischi della stessa musica non se li può permettere quasi più nessuno ormai.
2. Golden Sand
3. Eveline
4. Sick Of You
5. Chance
6. Britpop Lovers
7. Don’t Ask For More
8. Bitter
9. Flourish Again
10. Save The Tears
11. Tonight Goodbye
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