LONDON LOVES #1

Lo so non è importante ma provo sempre un effimero piacere quando, di notte, al freddo della strada, spengo l’auto e resto seduto al calore morente proveniente dal cruscotto. So che non è una cosa da consigliare e mi rendo perfettamente conto di poter attirare su di me le attenzioni non gradite di chi potrebbe giudicare questa mia abitudine alla stregua di una carenza affettiva. Peggio ancora ci sarebbero gli estremi per rilevare un disturbo evitante o dipendente ma in questo momento sono chiuso tra le costruzioni avveniristiche del Southbank ad ascoltare l’aria che porta con sè il silenzio delle 3 del mattino e non ho altra scelta.
Cosa ci faccia qui non importa ed ho con me il laptop e una radio: tanto basta per scrivere di musica senza distrazioni al cospetto di un’ispirazione che a casa aveva tradito le attese.
Giorni fa ho visto il mio primo dandy. Uno di quelli veri, dal passo conforme allo spirito di nobiltà decaduta riflesso sugli stivali di finto-cuoio nero e lucido che da soli sembravano spiegare i torti e le ragioni della storia: una gambata per le signore, l’altra alla dolorosa memoria di Beau Brummel e alla prosa rancorosa di uno Wilde ubriaco e in bancarotta.
King Charles ha avuto un 2009 impegnato: apparizioni a Glastonbury e su Radio 1 ad opera di quel (ahimè) guru di Zane Lowe. C’è chi lo definisce uno sciamano, chi gli riconosce uno stile un pò Bob Dylan, un pò Devendra Banhart ma King Charles è solamente la quintessenza della britishness psichedelica, del fuzz nudo al freddo di percussioni mantriche che risiedono in loop concentrici in armonia con l’universo. Oppure è solo rock. Ora sono confuso.
Chi non crea troppi problemi sono invece gli Animal Kingdom. Parlando del più e del meno con un giornalista musicale tempo fa mi domandavo se non si sentisse ridicolo ad incensare una band con all’attivo un solo singolo ma lui sembrava particolarmente sincero. Soppesava le parole, cercava i possibili paragoni e più gli pagavo da bere e più questi risultavano esotici, intriganti. E’ bastato che mi nominasse ‘un certo tipo di musicalità scandinava a metà tra l’etereo e il sognante metafisico’ per scatenare in me il disinteresse più totale. Invece per fortuna ha lasciato che a spiegare i concetti più strani fosse la musica e questa parlava di semplicità, estro, delicatezza e dream-rock. L’album “Sings and Wonders” è uscito. A voi il giudizio.
Stockton-On-Tees è vicino Middlesborough, che tutti noi ricordiamo per una sconfitta per 1 a 0 ad opera del simpaticissimo Hasselbaink. Era una Roma diversa eppure sempre uguale. Kuffour, Bovo e Alvarez: alla fine passarono loro. Peccato perché avrei preferito ricordare il North Yorkshire per l’elettricità della Chapman Family. Non scherzo: fanno tutti di cognome Chapman e armeggiano con un sacco di rumore. Innocuo, per carità, ma pur sempre di distorsione a grappoli trattiamo.
Si parla di Manic Street Preachers e Bauhaus e un album (solo vinile) uscito il 2 Novembre che a me è piaciuto. Con discrezione ma è piaciuto.
Cosa che si può dire pure per l’EP autoprodotto dei Polly Tones: un duo svedese rilocato a Londra che fa del dream-pop acustico il suo grido (dolcissimo) di battaglia. Malin Dahlgren e Viktor Naslund stanno avendo il loro attimo di popolarità grazie all’impresa che hanno sostenuto e cioè: coverizzare l’intero album “Smile” (o “SmiLE” come è anche conosciuto) dei Beach Boys. Il risultato è una simil-sinfonia a-cappella con inserti acustici da brividi. Distribuito da chi? Da nessuno perché questa robaccia sfortunatamente non ‘tira’ ma se capitate ad un loro concerto o se chiedete con gentilezza all’esile Malin, lei saprà come accontentarvi. Nel frattempo l’ottimo “Take This Pill” è disponibile e in vendita. Ottima cosa !
Devo poi confessare un amore pr i Muchuu. Fratello e sorella che riportano alla luce (seppur con più tatto e signorilità) i CSS (Cansei de Ser Sexy) attraverso una voce delicata e un ritmo electro mai fuori le righe. In teoria il risultato dovrebbe essere dunque detestabile e forse lo è ma se non andate troppo per il sottile e avete un debole per, che so, i Ting Tings, magari potreste dargli un ascolto.
Intanto si sono fatte le 4 e giurerei che ci sia già una luce all’orizzonte. Un barbone scuote un lampione e un altro è immobile tra i cartoni da quando sono qui. Nel frattempo le volpi hanno preso il sopravvento sulla città e rovistano tra i sacchetti della spazzatura. Un bel quadretto di famiglia con miseria che mi ricorda come la vita sia sì un prolisso antefatto a strapiombo sul nulla ma pure che dovrei iniziare a considerare l’idea di andare a dormire.
Su XFM intanto sono passati i The Cubical e il loro incedere maledettamente americano sebbene con cadenza di Liverpool. “The Great White Lie” mi ha spiazzato per la potenza espressiva che ricorda da vicino quella del grande Tom Waits.
Non posso poi non citare gli interessantissimi Detachments, eternamente a metà tra Joy Division e tutto il resto, gli ammiccamenti un pò jap e un pò kitsch dei Le Tetsuo (il promo di “Sometimes I’m Walking Around I Feel Like I’m Going to Open Up and Crack” non è riuscito ad uscire dal mio lettore CD per due giorni e non a causa di un malfunzionamento meccanico), le deviazioni oniriche in salsa pop dei The High Wire ma soprattutto vi sarete chiesti che frutti abbia dato il sesso tantrico di Sting e signora.
Io una risposta ce l’ho e si chiama I Blame Coco: una mistione più o meno riuscita di tutto e niente direttamente dalla figlia del cantante a strisce. Butto lì per ultimo questo consiglio di musica che non mi piace perché credo che le giovani leve vadano aiutate nonostante abbiano un contratto con la Island Records così: sulla fiducia. Il suo primo singolo uscirà nel 2010 però è sempre meglio cautelarsi. Per ora i photo-shoots mostrano una signorina Sumner in grande spolvero. Per la musica poi vedremo…
Io chiudo tutto, ammicco al primo raggio di sole, inverto la marcia è mi dirigo ad ovest. La strada per Willesden Green è lunga ma piacevole, come cantarono una volta i Kinks un inverno appena meno freddo di questo mentre il cruscotto riprende vita e mi sbatte in faccia un mondo caldo e sonnolento.
THE SHOPPING LIST FROM LONDON LOVES
- King Charles MySpace
- Animal Kingdom MySpace
- The Chapman Family MySpace
- Polly Tones MySpace
- Muchuu MySpace
- The Cubical MySpace
- Detachments MySpace
- The High Wire MySpace
- I Blame Coco MySpace
Foto Copertina Thanx to didscatterbrain




24 Novembre 2009 @ 15:08
Strepitoso Alex ma quante madonne per quel gol di Hasselbaink!
25 Novembre 2009 @ 16:57
Con questo articolo si fa il culo a Rolling Stone e tutte quelle pippe sul mondo underground di Milano, New York o Melbourne che si fanno loro ogni tanto. Un viaggione perfetto su Londra che non dimentica di parlare di alcuni dischi in mini-recensioni che esprimono molto più di quanto recensioni intere facciano altrove. Complimentoni, se ne aspettano altri