banner

NEMICO PUBBLICO di Michael Mann

13 dicembre 2009

”Nemico Pubblico” è il sontuoso manifesto del cinema digitale.
Un pamphlet che abdica in modo volontario a ricorrere alle scene madri, al racconto dell’epopea a cui pure avrebbe potuto cedere volentieri, visto che tra i personaggi c’è niente meno che John Edgar Hoover: non che Mann vi rinunci, ma la descrizione di una nuova nazione in fasce resta appesa al sottotesto, e il regista non fa in modo di poggiare sulla sua forza.
Allestisce piuttosto un monumento che gira intorno al cinema per quasi due ore e – come il mirabile “Bastardi Senza Gloria” di Quentin Tarantino - decide di far terminare la sua corsa dentro un sontuosa movie palace in stile art deco.
Perchè poi la scena madre c’è – con tanto di colonna sonora melodrammatica – ed arriva appena prima dei titoli di coda: ma è un prestito, oppure addirittura un plagio di qualcosa di preesistente.
E’ John Dillinger che fa quello che farebbero tutti appena usciti da una sala: sogna di essere Clark Gable, che ha appena visto sullo schermo in “Le Due Vie” di W. S. Van Dyke II.

E’ vero che è la cronaca a venire incontro al regista – Dillinger venne effettivamente ucciso appena fuori dal Biograph di Chicago – ma è pure altrettanto evidente come Mann giochi sui primi piani dei protagonisti in alta definzione (quello di Depp che si immedesima, e quello di Bale che lo aspetta all’esterno), e sullo specchio rappresentato dal divo in 35 millimetri e in bianco e nero, o dalla straordinaria potenza di Myrna Loy avvolta di flou, che diventerà la stessa forza di Marion Cotillard pochi minuti dopo, nell’ultima inquadratura del film (del resto, è così che Dillinger la immagina nel buio della sala).
Come a dire che il cinema alla fine deve sempre restare ancorato alla sua tradizionale carica emotiva, e non deve ripiegarsi più del dovuto sull’eccessiva attenzione alla tecnica e al progresso: le cose che contano per la sua sopravvivenza sono le stesse di sempre.

Tutto “Nemico Pubblico” gioca su un continuo tira a molla con la tradizione, e lo fa in modo aperto, quando prende i cinegiornali dell’epoca e li mostra nel loro farsi, sul set/realtà dell’arresto del criminale.
Lo si potrebbe confrontare con “Changeling” di Clint Eastwood, per determinare l’acceso classicismo dell’uno e l’insistito gioco dialettico dell’altro: due maestri messi non solo davanti all’epoca d’oro dei rapinatori, ma anche all’apogeo di Hollywood e di quel linguaggio cinematografico che le accademie sono solite chiamare ‘classico’.
Ed è questo il terreno di confronto più interessante: la caccia all’uomo, la confusione dei ruoli tra buono e cattivo, l’ambiguità delle istituzioni e il fascino degli outlaw – tutti i temi presenti in questo suo ultimo film – sono da sempre al centro della poetica di Michael Mann.
Stavolta è sul terreno della forma, nella sfida all’immaginario acquisito con una differente qualità – ontologica e fisica, la vecchia emulsione chimica della pellicola – della visione, che Mann gioca la sua partita più importante: e così, è possibile vedere la Cotillard girare per casa sua con vestiti d’epoca, ed essere ripresa come se si stesse muovendo con una webcam a portata di mano.

Gli esempi possono essere innumerevoli: i campi/controcampi del tutto sbagliati, o i dialoghi completamente ripresi di spalle (come quello all’ippodromo): la rottura è ancora più evidente perchè non sono battute estemporanee – come era nel caso della Nouvelle Vague – ma sono vere e proprie dichiarazioni d’amore che Dillinger fa alla sua donna.
E’ come se sotto l’occhio della nuova lente tutto fosse casuale: ci si innamora più dei dettagli che non dell’insieme, dell’effetto che non della coerenza logica (il disordine totale della sequenza di inseguimento nei boschi, in cui non si capisce chi insegue o chi è inseguito, chi uccide o chi è ucciso).
E’ uno sguardo che non si fissa e che non si concentra: probabilmente “Nemico Pubblico” verrà accusato di avere scarso pathos, ma è un sacrificio necessario per il lungo viaggio del digitale.
Aspetta per tutto il film di ancorarsi a qualcosa, di trovare una giusta educazione.
Mann gli apre la strada.

Cover Album
Titolo originale: Public Enemies
Regia: Michael Mann
Sceneggiatura: Ronan Bennett e Michael Mann
Fotografia: Dante Spinotti
Montaggio: Jeffrey Ford e Paul Rubell
Interpreti: Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard, Jason Clarke, Stephen Graham, Billy Crudup
Origine: USA, 2009
Durata: 140’

 

Articoli Correlati:

Nessun commento »

Ultime recensioni

Aufheben

BRIAN JONESTOWN MASSACRE
Aufheben

Di una cosa potete stare sicuri, quando si parla di Anton Newcombe nulla è…

Valtari

SIGUR ROS
Valtari

Chissà quante aurore boreali dovranno arrivare per far sì che l’estate dei Sigur Ros…

How About I Be Me (And You Be You) ?

SINEAD O’CONNOR
How About I Be Me (And You Be You) ?

Talentuosa, controversa e scontrosa. Attributi in parte riduttivi ma inesorabilmente efficaci per un personaggio…

The Fifty Year Storm

THE NEW LAW
The Fifty Year Storm

Seattle è famosa per essere la città più piovosa d’America, per i grandi SuperSonics…

R.I.P

ACTRESS
R.I.P

Sinfonie adolescenziali rivolte a Dio parte terza: dopo “Smile” dei Beach Boys e “Cross”…

June 2009

TORO Y MOI
June 2009

Nuova pubblicazione per il prolifico Chaz Bundick, che a due anni di distanza dai…

The Möllan Session

KOSS / HENRIKSSON / MULLAERT
The Möllan Session

Otto anni fa, con la pubblicazione del 12” “Eleven” (2004) firmato da Yusuke Sakurai,…

Time Machine

THE DANDY WARHOLS
Time Machine

I Dandy Warhols sono uno di quei gruppi figli dell’era della hit parade e…