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TOP 10 ALBUM 2009 di Enrico “Sachiel” Amendola

19 dicembre 2009

Genere:

Indie Top Ten, settima posizione

#10) R.E.M.

Live At Olympia [Warner]

E’ la prima volta che mi capita di inserire un live in una top 10 di fine anno, ma questo è qualcosa di più che un documento sullo splendido stato di forma della band di Athens. E’ un fantastico esperimento che ci permette di riascoltare tantissimi piccoli tesori nascosti della loro discografia. Progettato più per gli appassionati che per la massa, “Live At The Olympia” si conferma uno dei migliori dischi dal vivo usciti negli ultimi anni.

Indie Top Ten, ottava posizione

#9) Noah And The Whale

The First Days Of Spring [Cherry Three]

Pop sognante e romantico, zuppo come una spugna immersa in un lago di malinconia.
Un approccio diverso rispetto al precedente episodio molto solare. Valore aggiunto è stato il fatto di averlo scoperto in un momento in cui le emozioni del disco erano perfettamente sintonizzate con quelle della vita reale.

Indie Top Ten, terza posizione

#8) Gomez

A New Tide [ATO]

Un disco che è cresciuto gradualmente con ascolti ripetuti. Il perfetto compendio tra i Gomez degli esordi, più trasversali, e quelli più attuali in chiave poprock. Album ancora godibilissimo a distanza di diversi mesi.

Indie Top Ten, ottava posizione

#7) Vic Chesnutt

At The Cut [Constellation]

Ci vuole una sensibilità profonda per entrare nei meandri della poetica di Vic Chesnutt, ma una volta rotti gli indugi, resta un disco strepitoso, che canta di un dolore sottile e continuo. “At The Cut” ti entra dentro lievemente per poi ancorarsi in una parte profonda di te stesso. Ed ogni tanto bisogna rifugiare le proprie orecchie altrove per non sprofondare completamente. Un disco necessario e pericoloso.

Indie Top Ten, settima posizione

#6) Barzin

Notes To An Absent Lover [Monotreme]

La delicatezza di un sentimento notturno che si dipana tra le nove tracce di un disco tenue e profondo allo stesso tempo. Tra vizi a bassa fedeltà e pseudo-pose da finti rockers, un album così è qualcosa di più unico che raro nel panorama ma attuale. Tra Spain, Tom McRae e Sophia. Tra il rosso tenue del ricordo di una notte di passione e il nero che il tramonto porta con sé.

Indie Top Ten, settima posizione

#5) Ben Harper And Relentless7

White Lies For Dark Times [EMI]

Avevo lasciato Ben Harper qualche disco indietro, mi aveva un po’ stancata una scrittura che sembrava ormai fatta col pilota automatico. Questo è un favoloso ritorno al rock-blues più ruvido e profondo. E’ come riscoprirlo nuovamente attraverso un album dall’impostazione classica che preme il piede sull’acceleratore incantando con una manciata di canzoni energiche, affilate ed incisive. Bentornato Ben!

Indie Top Ten, ottava posizione

#4) Pearl Jam

Backspacer [Universal]

Me ne sbatto di quello che potrà dire il fan(che cosa nefasta i fans) della prima ora. Questo era esattamente quello che cercavo nel nuovo disco dei Pearl Jam: non certo un capolavoro come “Ten” o “No Code”, giusto per citarne due, ma un bel lavoro di semplice ed affilato rock’n’roll. E Vedder e soci non sembravano così in forma da moltissimo tempo. “Backspacer” ha bisogno semplicemente di essere infilato nel lettore ed ascoltato a volume possibilmente smodato. Di tutte le pippe sul ‘come’, sul ‘quando’ e ‘perché’ ve ne dimenticherete in pochi istanti. In caso contrario la colpa sarà dei vostri inutili preconcetti.

Indie Top Ten, terza posizione

#3) Doves

Kingdom Of Rust [Heavenly]

Ammetto di avere sempre avuto un debole per la band dei fratelli Williams, però oggettivamente questo mi sembra un lavoro all’altezza degli esordi, anche se diverso. All’approccio notturno e psichedelico qui si preferisce il rumore, la ballabilità ed un suono pieno ed aggressivo. A qualcuno potrà sembrare un po’ eccessivo, ma chi li ha apprezzati da sempre, non può fare altro che applaudire ad un lavoro bellissimo, cosa ormai abbastanza rara in terra d’albione, in cui l’hype non è più direttamente proporzionale alla qualità artistica.

Indie Top Ten, ottava posizione

#2) Wilco

Wilco (The Album) [Nonesuch]

Sul filo di lana ha perso il primo posto in classifica. Come ho già detto nella recensione al disco io e Wilco abbiamo fatto pace, dopo un periodo in cui non è che avessimo litigato, ma ci eravamo capiti di meno. Accantonato il lato sperimentale di “A Ghost Is Born”, Tweedy torna al folk-rock tout court, tra ballatone romantiche ed episodi elettrici che aggiungono un altro tassello indispensabile alla loro discografia. Come cita “Wilco the song”: Wilco will love you baby.

Indie Top Ten, terza posizione

#1) Lucero

1372 Overton Park [Republic]

E alla fine arrivò Ben Nichols con i suoi Lucero e sbaragliò la concorrenza. Mi ci è voluto poco per capire che questo sarebbe stato il mio disco dell’anno e non solo, credo che sarà uno di quegli album che mi porterò per tanto tempo ancora. Il soutern-rock metropolitano di queste dodici tracce non ha una sbavatura che sia una, è solo energia, poesia e letteratura rock’n’roll. “1372 Overton Park” non ha la pretesa di inventarsi alcunché, eppure riesce ad entrarti nel sangue e una volta in circolo è impossibile scrollarselo da dosso. Una spanna sopra qualsiasi disco uscito nel 2009. Un nuovo probabile classico per il sottoscritto.

 

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