STEREOPHONICS
Keep Calm And Carry On
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Cosa aspettarsi quando le parole nuovo disco degli Stereophonics vengono pronunciate? Si va con i piedi di piombo incontro alla voce di Kelly Jones, unica di certezza che le suddette parole possano dare, mentre ci si avvicina a tutto il resto con quella titubanza inconscia che è il risultato di scottature provocate da band in cui si riponeva piena fiducia.
“Keep Calm And Carry On” era lo slogan scritto sui manifesti che tappezzavano le strade britanniche durante la seconda guerra mondiale ed è un titolo perfetto. È un suggerimento da tenere bene a mente quando si preme il tasto play dello stereo perché riassume perfettamente il disco, la band e come l’ascoltatore dovrebbe porsi nei loro confronti.
Già, perché questo è il disco di una band che non ha molto da dire, ma che lo dice lo stesso, esponendo le proprie idee con calma. E con la stessa tranquillità si ascolta per quarantacinque minuti, fino alla fine, senza troppe pretese. Dodici pezzi onesti tra ballate e pezzi più tirati, più rock, nessuno dei quali particolarmente sorprendente. Il bel singolo “Innocent” continua dove si era fermata “Dakota” (solo senza suoni da videogioco ma con l’aggiunta di un coretto piuttosto inutile), pezzi come “She’s Alright” e “Trouble” sanno molto di “Madame Helga” senza le coriste e “Could You Be The One?” è la “It Means Nothing” di turno. Non mancano le sensazioni di déjà vu. “Uppercut” sembra scritta da Liam Gallagher e “Live’n’Love” è un pezzo alla Oasis dell’ultimo periodo che quest’estate farà impazzire il pubblico ai festival.
In questo disco c’è un solo elemento per cui c’è davvero da mettersi le mani nei capelli: i testi. Mi dispiace, ma frasi come 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 you told me lies right to my face, I’ve got your number you’re a fake o I’m in trouble, you’re in trouble, deep deep trouble sono troppo anche per chi è abituato ai testi di Liam Gallagher o alle interviste di Bobo Vieri. E quando i testi non rasentano il ridicolo sono presi in prestito da altre canzoni, come quell’every little thing you do is magic lately che fa tanto Police. Era apprezzabile il modo in cui Kelly Jones riuscisse a scrivere un buon testo partendo da fatti realmente accaduti, come aveva fatto -senza andare troppo indietro nel tempo- per “Daisy Lane” o per “It Means Nothing” ed è un peccato che in questo disco i testi risultino buttati lì senza averci prestato troppa attenzione.
Niente di nuovo in casa Phonics, quindi. Ballate, riff di chitarra e voce roca. Un disco che per composizione e melodie tende un po’ a “You Gotta Go There To Come Back”, ma senza canzoni che si facciano notare più delle altre. “Keep Calm And Carry On” è un disco che non aggiunge niente a quello che già conoscevamo e che probabilmente non porterà nuovi fan alla band, ma porterà Kelly Jones e amici a suonare da noi. E quindi ben venga.
2. Innocent
3. Beerbottle
4. Trouble
5. Could You Be The One?
6. I Got Your Number
7. Uppercut
8. Live ‘N’ Love
9. 100MPH
10. Wonder
11. Stuck In A Rut
12. Show Me How
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23 dicembre 2009 @ 15:21
bella segnalazione e ben scritta tra l’altro. I miei ascolti in cuffia prediligono molti pezzi dei phonics ma non riesco a reggere un intero album. Ho adorato i primi due album (specialmente performances and c.) poi ho “mollato un po’ la presa” che non mi piaceva per niente il sound 70’s che avevano preso e in seguito mi è piaciuto abbastanza “violence, sex…”, infine mi ha parecchio deluso pull the pin. Insomma probabilmente da quello che dici dovrei dare ancora una chance…
La voce di Jones è sempre stato un ottimo punto di forza in effetti…
http://www.youtube.com/watch?v=xi35IcToK1g
23 dicembre 2009 @ 17:31
grazie per il ben scritta
beh i primi due dischi dei phonics sono spettacolo! poi si sono un po’ persi.
io ho pensato che avessero toccato il fondo con language sex violence other (che per me è un disco imbarazzante) e infatti ascoltando pull the pin mi sono sentita sollevata, perchè l’ho trovato migliore. con questo sono più o meno sullo stesso livello, è un album sufficiente, niente di più (tre stelline appunto). però dal vivo li amo sempre moltissimo!
23 dicembre 2009 @ 17:57
…mai apprezzati appieno, arrivati in ritardo e sulle spalle di altri giganti, forse…come scrive giov un pezzullo ogni tanto ci sta, ma non sono molto nelle mie corde…mea culpa mea culpa
23 dicembre 2009 @ 20:55
Disco a mio parere molto brutto, ma “100MPH” è la solita grande ballata…è il genere di pezzi in cui riescono di più, non è un caso che (per me) il disco migliore fu proprio quello solista di Kelly Jones.
23 dicembre 2009 @ 21:45
si, in effetti il disco solista si Jones non è niente male. Chitarra elettrica, qualche suono sporco in sottofondo e voce. Punto. E su youtube si trovano tutti i filmati delel registrazioni. Però quel disco, porca miseria, mette una tristezza addosso… .
23 dicembre 2009 @ 23:03
ho sempre avuto il sospetto che tolta la voce di Jones i Phonics siano ben poca cosa..comunque..piacevoli, se non si hanno troppe pretese.
28 dicembre 2009 @ 15:04
Ciao a tutti. Chi scrive è uno sfegatato fan degli Stereophonics. Per questo il mio commento sembrerà un po’ (tanto!!!!) di parte. Per me rappresentano uno dei gruppi più sottovalutati della storia indie-rock. Soprattutto in Italia, dove (a mio modesto parere) la cultura musicale si concentra su Amici e X-factor,e detto ciò ulteriori commenti a riguardo mi sembrano superflui. In UK però i Phonics sono considerati una grande band e i loro concerti sono spesso sold-out mesi prima. Cmq sono d’accordo con te Cristina sull’ultimo album. A essere oggettivi (e credimi mi risulta veramente difficile!) non è niente di eccezionale. Però bisogna anche dire che nel panorama mondiale sono rarissimi i casi in cui una band affermata aggiunga qlcs di veramente interessante nei nuovi album. Forse perché il potenziale che viene fuori all’inizio poi via via si perde inevitabilmente. Credo che gruppi come gli Sp vivano di rendita e soprattutto di live, e vi assicuro che Kelly (l’incontrastato leader del gruppo) durante i concerti dal vivo è adrenalina pura, soprattutto quando suona e canta i pezzi storici. Infatti per vederli sarò a Milano l’11 febbraio (nell’ultimo tour che fecero andai fino a Londra per vederli!!!). Chiedo venia per essermi dilungato, ma è un argomento che mi sta abbastanza a cuore. Tenete conto infatti che sono cresciuto con la loro musica, (li scoprii casualmente nel 1997, quando avevo 13 anni e mi trovavo in vacanza studio a Cardiff e loro presentarono “Word Gets Around” al Cardiff Castle).
Avrei da dire tante altre cose sulla band gallese, ma credo sia gà abbastanza!!!
8 maggio 2010 @ 10:45
forse sono una delle pochissime band che ancora riesce a stare a galla,perchè la loro musica è semplicemente melodia rock con ballate azzeccate,loro sono questo perchè cambiare stile o sperimentare anke perchè il più delle volte è imbarazzante il risultato,il pubblico rock apprezzerà sempre lo stile stereophonics e quindi viva il brit-rock il mods-pop viva tutto quello che è sixties(oasis,beatles,small faces,kinks,the who,pink floyd,creation,verve,stone roses,the jam….ecc.)