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TOP 10 ALBUM 2009 di Emanuele “kingatnight” Chiti

23 dicembre 2009

Genere:

Fuori Top Ten:
TEATRO DEGLI ORRORI – A SANGUE FREDDO
FLAMING LIPS – EMBRYONIC
CALIFONE ALL MY FRIENDS ARE FUNERAL SINGERS
EDDA – SEMPER BIOT
PIANO MAGIC – OVATIONS

Indie Top Ten, settima posizione

#10) Aa. Vv.

Il Paese E’ Reale [Afterhours]

Più per il merito che per la sostanza. Il meglio (o quasi tutto il meglio) della musica indipendente della scena italiana raccolta in un cd, voluto fortemente da Manuel Agnelli dopo la partecipazione degli Afterhours al Festival più famoso d’Italia proprio con “Il Paese è Reale”. Dagli Afterhours ai Marta sui Tubi, a gemme nascoste di Amerigo Verardi e Marco Ancona fino al delirio degli Zu e alla sfacciataggine degli Zen Circus. Speriamo che oltre le intenzioni ci sia altro.

Indie Top Ten, settima posizione

#9) Kill The Vultures

Ecce Beast [self-released]

Il duo (oramai) più interessante del variopinto mondo rap. Beat che vanno a scontrarsi con memorie jazzistiche, un modo del tutto originale di rappare (più spoken word che altro, reminiscente del Saul Williams dei bei tempi e debitore di Gil Scott Heron). La rivoluzione forse non sarà trasmessa in tv, ma per ora la si ascolta sulle casse dello stereo (o del pc, s’intende)

Indie Top Ten, terza posizione

#8) Cymbals Eat Guitars

Why There Are Mountains [self-relases]

Il disco autoprodotto sensazione dell’anno. I Built To Spill incontrano un’impostazione leggermente più free (sia per sonorità che proprio per modo di suonare), per questo interessantissimo quartetto newyorkese che mettono in riga l’ascoltatore subito con la splendida “And The Hazy Sea”. Li aspettiamo al varco, ma le premesse sono favolose.

Indie Top Ten, settima posizione

#7) Silversun Pickups

Swoon [Dangerbird]

Posto che con gli Smashing Pumpkins hanno in comune più che altro le iniziali e che “Carnavas” era un gradino sopra, “Swoon” tiene bene la distanza a partire da una delle tracce dell’anno (per me, ovviamente), “There’s No Secrets This Year.”, che con “The Royal We” riesci in uno-due iniziale da brividi. L’alternative vive e lotta con noi.

Indie Top Ten, settima posizione

#6) And You Will Know Us By The Trail Of Dead

Century Of Self [Superball]

L’anello di congiunzione tra il ‘barocco’ di “Worlds Apart” e “So Divided” e i vecchi TOD. Un disco sottovalutato quanto epico, ma nel senso più buono del termine. Dalla furia di “Ascending” alla ballatona “Picture of An Only Son” all’acustica “Luna Park”. Da ascoltare tutto di un fiato, senza stare ad ascoltare chi diceva che erano meglio prima.

Indie Top Ten, ottava posizione

#5) Bat For Lashes

Two Suns [Astralwerks]

Ascoltando la sola “Daniel” mai avrei pensato che questo disco sarebbe entrato in un’ipotetica top ten di fine anno. E invece ecco la bella sorpresa: sonorità quasi magiche, una voce perfetta, rimandi a Tori Amos nelle tracce con un base pianistica, ma molto, molto più elaborate. E una drum machine in alcuni tratti un po’ sui generis che invece non disturba per nulla, nell’insieme. (E Scott Walker ospite, occhio alla fine).

Indie Top Ten, ottava posizione

#4) Roberto Angelini

La Vita Concessa [Carosello]

Un disco che è una rinascita per un autore rovinato da scelte scellerate. Qualcuno sta sussurrando “Gatto Matto”? Sì. Un disco che ha come difetto forse solo l’eccessiva lunghezza, ma che pezzi e che arrangiamenti. Da “Vulcano” fino alla title track finale è un susseguirsi di emozioni, nel senso più profondo del termine. Il cantautorato romano ha finalmente di nuovo senso.

Indie Top Ten, ottava posizione

#3) The Pains Of Being Pure At Heart

The Pains Of Being Pure At Heart [Slumberland]

Non sono solo un bel nome per una band e belle faccine da abbinarci: sono quanto di più bello in quest’anno ci sia arrivato dai tanti cloni della Sarah Records dei bei tempi. Melodie sognanti, voci intrecciate che è una meraviglia, titoli che la dicono tutta sul rimando ad esperienze adolescenziali dei nostri: “This Love Is Fuckin Right” è l’esempio massimo. Se tutti i cloni fossero così, sarebbe un mondo migliore.

Indie Top Ten, terza posizione

#2) Zu

Carboniferous [Ipacac]

L’orgoglio di Roma, o meglio di Ostia, c’ha stesi secchi con un disco compatto, più forma canzone (per quanto non abbia senso riferito agli Zu) che in passato e con ospitate di Patton e King Buzzo tra gli altri. L’intro con “Ostia” (appunto) vale l’acquisto, o quantomeno l’ascolto. E la compattezza del resto vi convincerà a non pentirvene.

Indie Top Ten, settima posizione

#1) Animal Collective

Merriweather Post Pavilion [Domino]

Un lucido delirio, un risveglio dopo una nottata passata in acido. O semplicemente la psichedelia nel 2009. I quattro che un tempo si vestivano da animali (ormai non più a quanto visto dal vivo) ci sorprendono con un gioiellino fatto di pochi riferimenti al folk e tanti rimandi all’essenzialità fatta di percussioni (vere o sintetiche) e suoni ’saturi’ e che contiene pezzi da novanta come “My Girls” o la stupenda “In The Flowers”. Disco dell’anno

 

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