TOP 10 ALBUM 2009 di Emanuele “kingatnight” Chiti
Genere: lists
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Fuori Top Ten:
TEATRO DEGLI ORRORI – A SANGUE FREDDO
FLAMING LIPS – EMBRYONIC
CALIFONE ALL MY FRIENDS ARE FUNERAL SINGERS
EDDA – SEMPER BIOT
PIANO MAGIC – OVATIONS
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#10) Aa. Vv. Il Paese E’ Reale [Afterhours] Più per il merito che per la sostanza. Il meglio (o quasi tutto il meglio) della musica indipendente della scena italiana raccolta in un cd, voluto fortemente da Manuel Agnelli dopo la partecipazione degli Afterhours al Festival più famoso d’Italia proprio con “Il Paese è Reale”. Dagli Afterhours ai Marta sui Tubi, a gemme nascoste di Amerigo Verardi e Marco Ancona fino al delirio degli Zu e alla sfacciataggine degli Zen Circus. Speriamo che oltre le intenzioni ci sia altro. |
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#9) Kill The Vultures Ecce Beast [self-released] Il duo (oramai) più interessante del variopinto mondo rap. Beat che vanno a scontrarsi con memorie jazzistiche, un modo del tutto originale di rappare (più spoken word che altro, reminiscente del Saul Williams dei bei tempi e debitore di Gil Scott Heron). La rivoluzione forse non sarà trasmessa in tv, ma per ora la si ascolta sulle casse dello stereo (o del pc, s’intende) |
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#8) Cymbals Eat Guitars Why There Are Mountains [self-relases] Il disco autoprodotto sensazione dell’anno. I Built To Spill incontrano un’impostazione leggermente più free (sia per sonorità che proprio per modo di suonare), per questo interessantissimo quartetto newyorkese che mettono in riga l’ascoltatore subito con la splendida “And The Hazy Sea”. Li aspettiamo al varco, ma le premesse sono favolose. |
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#7) Silversun Pickups Swoon [Dangerbird] Posto che con gli Smashing Pumpkins hanno in comune più che altro le iniziali e che “Carnavas” era un gradino sopra, “Swoon” tiene bene la distanza a partire da una delle tracce dell’anno (per me, ovviamente), “There’s No Secrets This Year.”, che con “The Royal We” riesci in uno-due iniziale da brividi. L’alternative vive e lotta con noi. |
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#6) And You Will Know Us By The Trail Of Dead Century Of Self [Superball] L’anello di congiunzione tra il ‘barocco’ di “Worlds Apart” e “So Divided” e i vecchi TOD. Un disco sottovalutato quanto epico, ma nel senso più buono del termine. Dalla furia di “Ascending” alla ballatona “Picture of An Only Son” all’acustica “Luna Park”. Da ascoltare tutto di un fiato, senza stare ad ascoltare chi diceva che erano meglio prima. |
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#5) Bat For Lashes Two Suns [Astralwerks] Ascoltando la sola “Daniel” mai avrei pensato che questo disco sarebbe entrato in un’ipotetica top ten di fine anno. E invece ecco la bella sorpresa: sonorità quasi magiche, una voce perfetta, rimandi a Tori Amos nelle tracce con un base pianistica, ma molto, molto più elaborate. E una drum machine in alcuni tratti un po’ sui generis che invece non disturba per nulla, nell’insieme. (E Scott Walker ospite, occhio alla fine). |
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#4) Roberto Angelini La Vita Concessa [Carosello] Un disco che è una rinascita per un autore rovinato da scelte scellerate. Qualcuno sta sussurrando “Gatto Matto”? Sì. Un disco che ha come difetto forse solo l’eccessiva lunghezza, ma che pezzi e che arrangiamenti. Da “Vulcano” fino alla title track finale è un susseguirsi di emozioni, nel senso più profondo del termine. Il cantautorato romano ha finalmente di nuovo senso. |
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#3) The Pains Of Being Pure At Heart The Pains Of Being Pure At Heart [Slumberland] Non sono solo un bel nome per una band e belle faccine da abbinarci: sono quanto di più bello in quest’anno ci sia arrivato dai tanti cloni della Sarah Records dei bei tempi. Melodie sognanti, voci intrecciate che è una meraviglia, titoli che la dicono tutta sul rimando ad esperienze adolescenziali dei nostri: “This Love Is Fuckin Right” è l’esempio massimo. Se tutti i cloni fossero così, sarebbe un mondo migliore. |
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#2) Zu Carboniferous [Ipacac] L’orgoglio di Roma, o meglio di Ostia, c’ha stesi secchi con un disco compatto, più forma canzone (per quanto non abbia senso riferito agli Zu) che in passato e con ospitate di Patton e King Buzzo tra gli altri. L’intro con “Ostia” (appunto) vale l’acquisto, o quantomeno l’ascolto. E la compattezza del resto vi convincerà a non pentirvene. |
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#1) Animal Collective Merriweather Post Pavilion [Domino] Un lucido delirio, un risveglio dopo una nottata passata in acido. O semplicemente la psichedelia nel 2009. I quattro che un tempo si vestivano da animali (ormai non più a quanto visto dal vivo) ci sorprendono con un gioiellino fatto di pochi riferimenti al folk e tanti rimandi all’essenzialità fatta di percussioni (vere o sintetiche) e suoni ’saturi’ e che contiene pezzi da novanta come “My Girls” o la stupenda “In The Flowers”. Disco dell’anno |
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23 dicembre 2009 @ 10:13
Emanue’, torna: ’sta casa aspetta a te!
23 dicembre 2009 @ 12:01
Ho ascoltato giusto un paio di dischi di questa top 10. Bene i SP, anche se poi col tempo mi sono un po’ scemati, ottimo anche Il paese è reale. Invece con gli Animal collective non vado d’accordo
23 dicembre 2009 @ 14:01
Vai col Paese E’ Reale! Non mi sono piaciute tutte le canzoni però Zu, Marta Sui Tubi, Angelini, Zen Circus, Benvegnù, Afterhours e Il Teatro degli Orrori veramente forti. Anche la Antolini un po’.
23 dicembre 2009 @ 23:14
Bravo per i Trail Of Dead, ma citi Ascending che per me è il pezzo meno interessante del disco.
HALCYON DAYS, uno dei pezzi dell’anno, senza dubbio.
23 dicembre 2009 @ 23:49
Appoggio in pieno la prima e la terza posizione..gli zu li manderei a lavorare nelle miniere di carboniferus invece…:-)
24 dicembre 2009 @ 00:49
in effetti il paese è reale è proprio un bel disco, tolto qualche pezzo inutile…
negli altri, animal collective a parte, si salvano dei pezzi isolati più che gli album…alcuni li conosco poco, altri, tipo i pains of being li trovo un pò insignificanti…
mi riascolterò i cymbals, invece…
24 dicembre 2009 @ 14:59
I Pains Of Being Pure At Heart son per me la Bufala dell’anno che ci ha inviato New York.
Il solito disco che fra qualche anno anche quelli che han giudicato bello diranno essere mediocre.
Su dai, un paio di feedback e melodie copiate dagli Smiths, sian tutti buoni.
Ultraderivativi, insignificanti, canzoni dozzinali, personalità zero.
Maledetto hype, a questo punto meglio i Big Pink.
24 dicembre 2009 @ 17:17
anche io non mi strappo i capelli x i pains of being. In materia shoegaze-pop-dream ect… quest’anno ci sono stati dischi secondo me migliori e vantati molto meno (anzi zero).
Roberto Angelini invece mi incuriosisce anche se xquella cagata di GATTO MATTO dovrebbe essere evitato come la peste. Ma poi si è capito perchè mai un cantautore ora di tutto rispetto (così mi sembra di leggere) nemmeno 2 anni fa si presentava come clone sfigato di quel fallito di dj francesco ?