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TOP 10 ALBUM 2009 di Davide “Helmut” Campione

28 dicembre 2009

Genere:

Da qualche anno faccio sempre più fatica a selezionare dieci dischi che davvero abbia ascoltato di brutto. Per tre motivi. Primo: ho sempre meno tempo a disposizione per dedicarmi ad ascolti approfonditi. Secondo: in generale, la qualità degli artisti mi sembra ogni anno più mediocre. Terzo: sto scaricando troppa roba che finisce sempre più spesso nel dimenticatoio dell’I-Pod. In tal senso, non so mica se il download selvaggio e i lettori multimediali siano stati una manna dal cielo per gli appassionati di musica. Vabbè. Comunque la mia classifica la leggete sotto. A questa potete aggiungere altri dischi, che sono rimasti fuori per motivi di spazio: Moderat – “Moderat”; Patrick Wolf – “The Bachelor”; Animal Collective – “Merryweather Post Pavillion”. Di questi ultimi freak elettronici è pure uno dei miei singoli dell’anno, il trip “My Girl”, mentre IL singolo del 2009 è indubitabilmente “Lsiztomania” dei Phoenix.

Capitolo concerti. Quest’anno pochissima roba a Roma e tanta roba durante l’ormai tradizionale Festival europeo estivo. Tra i live romani ci metto di sicuro: Devendra Banhart @ Auditorium; Sonny Rollins @ Auditorium; Mulatu Astatke & The Heliocentrics @ Circolo degli Artisti; Barzin @ Init; Francois Kevorkian @ Dissonanze; Antony & The Johnsons @ Auditorium.
Tra i concerti visti/sentiti in quel del Way Out West di Goteborg ci sono Beirut, Patrick Wolf, Vampire Weekend, Wilco, Echo & The Bunnymen, Gang Gang Dance, Bon Iver. Peggior live dell’anno: My Bloody Valentine.

Infine, due parole di ringraziamento. Il primo non può che essere Alessio “Axelmoloko” Pomponi (un giorno poi ci spiegherà che cazzo di nick sia questo…) che, con i suoi soldi e il suo tempo, da solo, ha portato IFB ad essere quello che è. Poi, ovviamente, ci tengo a dire grazie a tutti coloro che collaborano e hanno collaborato con Indieforbunnies, rendendolo uno dei siti musicali più interessanti e completi della rete. Senza spocchia, velleità giornalistiche e ambizioni artistoidi. E, last but not least, un sonoro ringraziamento va ai lettori, che tra un complimento, una critica e una sana presa per il culo ci hanno accompagnato durante questo 2009. Buon natale e buon anno a tutti voi.

Indie Top Ten, settima posizione

#10) Antony And the Johsons

The Crying Light [Secretly Canadian]

Diciamo che ho aspettato questo disco come gli ebrei aspettano il Messia. Diciamo che quando è uscito l’EP che ha preceduto “The Crying Light” mi sono pisciato sotto per quanto era bello. Diciamo che quando è uscito l’album sono rimasto deluso. Perché i primi due dischi sono un’altra cosa. Ma con quella voce Antony resta sempre il Frank Sinatra dei nostri giorni, quindi massimo rispetto.

Indie Top Ten, ottava posizione

#9) Fuck Buttons

Tarot [ATP]

Vera follia post rave, post shoegaze, post drone e pure post rock. Fa ballare. Ma è psichedelico di brutto. Se lo ascolti più volte di seguito l’effetto che ne segue è tipo di mezza pasticca + un quartino di acido. Mai sentita una musica del genere.

Indie Top Ten, terza posizione

#8) AA. VV.

5: Five Years Of Hyperdub [Hyperdub]

Il meglio del Dubstep dall’etichetta Dubstep per eccellenza, Quella di Kode9 e Burial per intenderci. Essendo il genere l’unica vera invenzione in ambito elettronico degli ultimi anni, questa doppia selezione è una cosa fondamentale. Quel che si dice “un classico”.

Indie Top Ten, settima posizione

#7) Mulatu Astatké & The Heliocentrics

Inspiration Information 3 [Strut]

Mai filato Re Mulatu prima di questo disco con gli strafichi Heliocentrics. Malissimo. Jazz psichedelico di matrice etiope, funk astrale, Sun Ra sotto contratto con la Stones Throw. La musica afroamericana più lisergica del millennio ha radici africane.

Indie Top Ten, settima posizione

#6) Wild Beasts

Two Dancers [Domino]

Due voci maschili, testi letterari, barocchismi pop: In quanto a raffinatezza creativa, “Two Dancers” è forse il disco dell’anno. Ormai questi giri froci newyorkesi sfornano band di qualità superiore ad ogni piè sospinto. E noi, che siamo menti illuminate e di ampie vedute, gliene siamo profondamente grati.

Indie Top Ten, terza posizione

#5) The Horrors

Primary Colours [Beggars Banquet]

Emuli si, ma di qualità. Questo sono gli Horrors. Del look decadente e delle copertine di NME (per il quale “Primary Colours” è, ovviamente l’album-hype dell’anno) non me ne frega un cazzo: il disco è roba post-punk di primissima qualità. Anzi non è solo post-punk ma pure shoegaze. Tanto mi basta.

Indie Top Ten, ottava posizione

#4) The Pains Of Being Pure At Heart

The Pains Of Being Pure At Heart [Slumberland]

Emozioni C86 a manetta. Zero invenzioni, entusiasmo teen age, grande artigianato pop. Fosse solo per un pezzo che ha come titolo “This Love Is Fucking Right” vanno amati e supportati. Pure l’EP “Higher Than The Stars”, uscito pochi mesi fa, spacca di brutto.

Indie Top Ten, settima posizione

#3) Dente

L’Amore Non E’Bello [Ghost]

Italians do it better. Ovvero come dare spavaldamente in culo alla maggior parte dei dischi stranieri usciti quest’anno usando le armi della nostra tradizione: ironia, romanticismo, melodia. Lui mi sta sul cazzo, ad essere onesto. Ma è Battisti fine Settanta di brutto. Fa ridere e piangere, anche. Non è poco. Anzi.

Indie Top Ten, settima posizione

#2) Brunori SAS

Vol.1 [Pippola]

Baustelle goes Rino Gaetano e Dario Brunori è il vero grande interprete del nuovo cantautorato italiano. Perché lui è uno ordinario e la sua non è una vita speciale. Ed è per questo che la vuole cantare. Avanti così, da Cosenza con furore.

Indie Top Ten, settima posizione

#1) Barzin

Notes To An Absent Lover [Monotreme]

Lovers are strangers, and we are too. Non so se mi spiego. Sensibilità, malinconia, arrangiamenti, scrittura troppo superiore alla media. Questo è cantautorato US destinato a restare. Emozioni in musica, come nessun’ altro in questo 2009. “Stayed Too Long In This Place” è ormai un pezzo del mio cuore.

 

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