TOP 10 ALBUM 2009 di Luca “Dustman” Morello

6 gennaio 2010

Alcuni hanno detto che questo 2009 è stato avaro di uscite valide. Beh io invece ho avuto modo di ascoltare molti gran bei dischi. Qui sotto trovate una lista delle cose a mio avviso più interessanti che sono state pubblicate durante i dodici mesi appena passati (i primi tre titoli sono i migliori della lista degli esclusi eccellenti):

THE TWILIGHT SAD - FORGET THE NIGHT AHEAD
BLANK DOGS – UNDER AND UNDER
THE HORRORS – PRIMARY COLOURS
MACCABEES – WALL OF ARMS
FEVER RAY – S/T
A PLACE TO BURY STRANGERS – EXPLODING HEAD
TELEFON TEL AVIV – IMMOLATE YOURSELF
ZOLA JESUS – THE SPOILS
THE WARLOCKS – THE MIRROR EXPLODES
WILD BEASTS – TWO DANCERS
ATLAS SOUND – LOGOS
PORT-ROYAL – DYING IN TIME
CRYSTAL STILTS – ALIGHT OF NIGHT
ARCTIC PLATEAU – ON A SAD SUNNY DAY
APSE – CLIMB UP

Indie Top Ten, settima posizione

#10) Rome

Flowers Exile [Cop International]

Rome è la toccante ed epica creatura musicale del voleur d’ames Jerome Reuter, grande protagonista del moderno neofolk dalla profondissima ugola. A Jerome non piacerebbe troppo la definizione di “moderno neofolk”. Infatti “Flowers From Exile” si spinge ben oltre i confini del folk “nero”. Si tratta dell’opera più accessibile e melodica di Rome, e forse anche di quella che è stata in grado più delle altre di emozionarmi.

Indie Top Ten, settima posizione

#9) Antlers

Hospice [Fat Possum]

“Hospice” è il tormentato ma in fondo dolcissimo lavoro degli Antlers di Peter Sielberman, un concept “ospedaliero” che narra di un ragazzo che assiste impotente alla dolorosa lotta della sua amata contro il cancro. Nonostante l’argomento pesantissimo, l’ascolto risulta assai godibile anche per coloro che rifuggono da riflessioni troppo profonde e temi superseri. C’è chi ha paragonato “Hospice” ai dischi degli Arcade Fire. L’accostamento risulta assai pertinente, ma fidatevi qui c’è molto altro.

Indie Top Ten, settima posizione

#8) Balmorhea

All Is Wild, All Is Silent [Western Vinyl]

Assestatisi in un ensemble di sei elementi, i Balmorhea con “All Is Wild, All Is Silent” ci offrono una commovente opera di splendido post-rock cameristico, un disco che probabilmente più di ogni altro in questa top ten richiama alla mente l’idea di libertà, sia, in senso più strettamente tecnico-musicale, da certi canoni post- (anche se è vero che il titolo richiama troppo da vicino il disco d’esordio dei God Is An Astronaut e “Truth” ricorda forse troppo da vicino la quarta traccia di “( )” dei Sigur Ros…ma in fondo, suvvia, sono peccati perdonabilissimi), sia, parlando più terra terra, per quanto riguarda le emozioni suscitate e le immagini mentali suggerite.

Indie Top Ten, settima posizione

#7) Former Ghosts

Fleurs [Upset the Rhythm]

Freddy Ruppert, coadiuvato in alcuni episodi da Jamie Stewart degli Xiu Xiu e da una delle più recenti sensazioni dell’undeground musicale americano, l’oscura cantantessa Zola Jesus, pseudonimo di Nika Roza Danilova, colpisce nel segno col suo synth-pop marcio e anemico, memore della lezione avanguardistica dei succitati Xiu Xiu come di quella più antica dei New Order. Un Fleurs Du Mal scritto con synth gelidi e marcescenti arnesi elettronici.

Indie Top Ten, terza posizione

#6) Jeniferever

Spring Tides [Monotreme]

Non se li sono filati in molti con “Choose A Bright Morning” e non è andata meglio con “Spring Tides”, altro album di nuovo tanto epico quanto fragile come fu il suo mirabile predecessore. Dentro il nuovo disco dei Jeniferever potete trovare stralci di Mew, Cure e Sigur Ros, retaggi post-rock e shoegaze, il tutto mescolato seconda una ricetta che in realtà appartiene solo al quartetto svedese.

Indie Top Ten, settima posizione

#5) Soap & Skin

Lovetune For Vacuum [Play It Again Sam]

Anja Franziska Plaschg, austriaca, classe 1990, un cuore già ampiamente devastato, un’anima desolata che piange lacrime gelide che conservano stanchi, fiochi ma comunque inaspettati barlumi di vita, una fata oscura che sfiora la dolcezza senza mai sporcarsi di miele. Il pianoforte regna sovrano, mentre orchestrazioni luttuose o sognanti ne sottolineano la forza evocativa. E quando sopraggiunge l’elettronica (aspra, spigolosa, tagliente) il panorama si fa ancora più fosco e spettrale. “Lovetune For Vacuum” è nero soap per la superficie dello spirito. Oscura catarsi, amore per le tenebre che nascondono i segreti di una donna-ragazzina, segreti che ora tutti possono ascoltare. Un altro esordio da ricordare anche negli anni a venire.

Indie Top Ten, settima posizione

#4) Piano Magic

Ovations [Darla]

Uno degli album più strettamente ‘dark’ e sofferti della carriera dei Piano Magic, una band, non ci stancheremo mai di dirlo, ingiustamente sottovalutata ma che comunque negli ultimi anni (a quanto pare soprattutto dopo il celebrato “Disaffected”) ha visto crescere il numero dei propri estimatori. Da sottolineare l’attiva partecipazione di Brendan Perry e Peter Ulrich dei mitici Dead Can Dance. Ovazioni per i Piano Magic. – coolness, + concretezza.

Indie Top Ten, ottava posizione

#3) Bat For Lashes

Two Suns [Astralwerks]

Non bastava una sola (meravigliosa) Natasha Khan. In “Two Suns” ne troviamo addirittura (per l’appunto) due. Nel seguito di “Fur And Gold” l’affascinante Natasha è infatti affiancata da un suo perverso alter ego, la bionda Pearl. Misticismo e carnalità, voci dall’Infinito e singhiozzi della carne, ambientazioni fiabesche e cuori di persone reali che si frantumano, freddi spettri che incombono e calde presenze che scivolano via, dolcezza e severità, folk esoticheggiante, elettronica, dream e synth pop. E voi, verso quale Sole state volgendo lo sguardo? E intanto Natasha rimane sospesa tra i due astri contrapposti, a galleggiare nella sua soave dimensione crepuscolare.

Indie Top Ten, settima posizione

#2) The XX

XX [Young Turks]

L’esordio di questi quattro giovanissimi virgulti della scena londinese è un sorprendente capolavoro di timida sensualità che scaturisce da due voci sovente avvinte in crepuscolari abbracci o impegnate in struggenti botta e risposta. La materia sonora consiste in una ultra-minimalistica wave-pop notturna che a volte va a impregnarsi di sapori vagamente soul. I critici più snob si rifiutano di considerare la band la next best thing della musica britannica, cercando di ridimensionare il fenomeno XX. Invece dietro queste tracce apparentemente innocue e statiche si celano una grandissima forza emotiva e una rara eleganza. Speriamo che gli XX non si spegnino subito come hanno fatto diversi loro sciagurati colleghi.

Indie Top Ten, terza posizione

#1) The Flaming Lips

Embryonic [Warner Bros.]

Mix di tagliente cupezza e scomposta trasognatezza, l’imponente e contorto “Embryonic” segna il ritorno della band di Wayne Coyne e soci ad un linguaggio musicale più propriamente psichedelico rispetto a quanto avvenuto negli altri due album usciti duranti gli anni 2000 ossia “At War With The Mystics” e “Yoshimi Battles The Pink Robots”. Rimettendosi in gioco i Lips hanno non solo sfornato un disco grandioso, uno dei più belli della loro carriera, ma anche uno dei più avventurosi album del 2009. Ed il più avvincente sicuramente. Sorry indie kids. In testa ci trovate i veterani.

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