TOP 10 ALBUM 2009 di Luca “Dustman” Morello
Alcuni hanno detto che questo 2009 è stato avaro di uscite valide. Beh io invece ho avuto modo di ascoltare molti gran bei dischi. Qui sotto trovate una lista delle cose a mio avviso più interessanti che sono state pubblicate durante i dodici mesi appena passati (i primi tre titoli sono i migliori della lista degli esclusi eccellenti):
THE TWILIGHT SAD - FORGET THE NIGHT AHEAD
BLANK DOGS – UNDER AND UNDER
THE HORRORS – PRIMARY COLOURS
MACCABEES – WALL OF ARMS
FEVER RAY – S/T
A PLACE TO BURY STRANGERS – EXPLODING HEAD
TELEFON TEL AVIV – IMMOLATE YOURSELF
ZOLA JESUS – THE SPOILS
THE WARLOCKS – THE MIRROR EXPLODES
WILD BEASTS – TWO DANCERS
ATLAS SOUND – LOGOS
PORT-ROYAL – DYING IN TIME
CRYSTAL STILTS – ALIGHT OF NIGHT
ARCTIC PLATEAU – ON A SAD SUNNY DAY
APSE – CLIMB UP
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#10) Rome Flowers Exile [Cop International] Rome è la toccante ed epica creatura musicale del voleur d’ames Jerome Reuter, grande protagonista del moderno neofolk dalla profondissima ugola. A Jerome non piacerebbe troppo la definizione di “moderno neofolk”. Infatti “Flowers From Exile” si spinge ben oltre i confini del folk “nero”. Si tratta dell’opera più accessibile e melodica di Rome, e forse anche di quella che è stata in grado più delle altre di emozionarmi. |
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#9) Antlers Hospice [Fat Possum] “Hospice” è il tormentato ma in fondo dolcissimo lavoro degli Antlers di Peter Sielberman, un concept “ospedaliero” che narra di un ragazzo che assiste impotente alla dolorosa lotta della sua amata contro il cancro. Nonostante l’argomento pesantissimo, l’ascolto risulta assai godibile anche per coloro che rifuggono da riflessioni troppo profonde e temi superseri. C’è chi ha paragonato “Hospice” ai dischi degli Arcade Fire. L’accostamento risulta assai pertinente, ma fidatevi qui c’è molto altro. |
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#8) Balmorhea All Is Wild, All Is Silent [Western Vinyl] Assestatisi in un ensemble di sei elementi, i Balmorhea con “All Is Wild, All Is Silent” ci offrono una commovente opera di splendido post-rock cameristico, un disco che probabilmente più di ogni altro in questa top ten richiama alla mente l’idea di libertà, sia, in senso più strettamente tecnico-musicale, da certi canoni post- (anche se è vero che il titolo richiama troppo da vicino il disco d’esordio dei God Is An Astronaut e “Truth” ricorda forse troppo da vicino la quarta traccia di “( )” dei Sigur Ros…ma in fondo, suvvia, sono peccati perdonabilissimi), sia, parlando più terra terra, per quanto riguarda le emozioni suscitate e le immagini mentali suggerite. |
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#7) Former Ghosts Fleurs [Upset the Rhythm] Freddy Ruppert, coadiuvato in alcuni episodi da Jamie Stewart degli Xiu Xiu e da una delle più recenti sensazioni dell’undeground musicale americano, l’oscura cantantessa Zola Jesus, pseudonimo di Nika Roza Danilova, colpisce nel segno col suo synth-pop marcio e anemico, memore della lezione avanguardistica dei succitati Xiu Xiu come di quella più antica dei New Order. Un Fleurs Du Mal scritto con synth gelidi e marcescenti arnesi elettronici. |
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#6) Jeniferever Spring Tides [Monotreme] Non se li sono filati in molti con “Choose A Bright Morning” e non è andata meglio con “Spring Tides”, altro album di nuovo tanto epico quanto fragile come fu il suo mirabile predecessore. Dentro il nuovo disco dei Jeniferever potete trovare stralci di Mew, Cure e Sigur Ros, retaggi post-rock e shoegaze, il tutto mescolato seconda una ricetta che in realtà appartiene solo al quartetto svedese. |
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#5) Soap & Skin Lovetune For Vacuum [Play It Again Sam] Anja Franziska Plaschg, austriaca, classe 1990, un cuore già ampiamente devastato, un’anima desolata che piange lacrime gelide che conservano stanchi, fiochi ma comunque inaspettati barlumi di vita, una fata oscura che sfiora la dolcezza senza mai sporcarsi di miele. Il pianoforte regna sovrano, mentre orchestrazioni luttuose o sognanti ne sottolineano la forza evocativa. E quando sopraggiunge l’elettronica (aspra, spigolosa, tagliente) il panorama si fa ancora più fosco e spettrale. “Lovetune For Vacuum” è nero soap per la superficie dello spirito. Oscura catarsi, amore per le tenebre che nascondono i segreti di una donna-ragazzina, segreti che ora tutti possono ascoltare. Un altro esordio da ricordare anche negli anni a venire. |
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#4) Piano Magic Ovations [Darla] Uno degli album più strettamente ‘dark’ e sofferti della carriera dei Piano Magic, una band, non ci stancheremo mai di dirlo, ingiustamente sottovalutata ma che comunque negli ultimi anni (a quanto pare soprattutto dopo il celebrato “Disaffected”) ha visto crescere il numero dei propri estimatori. Da sottolineare l’attiva partecipazione di Brendan Perry e Peter Ulrich dei mitici Dead Can Dance. Ovazioni per i Piano Magic. – coolness, + concretezza. |
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#3) Bat For Lashes Two Suns [Astralwerks] Non bastava una sola (meravigliosa) Natasha Khan. In “Two Suns” ne troviamo addirittura (per l’appunto) due. Nel seguito di “Fur And Gold” l’affascinante Natasha è infatti affiancata da un suo perverso alter ego, la bionda Pearl. Misticismo e carnalità, voci dall’Infinito e singhiozzi della carne, ambientazioni fiabesche e cuori di persone reali che si frantumano, freddi spettri che incombono e calde presenze che scivolano via, dolcezza e severità, folk esoticheggiante, elettronica, dream e synth pop. E voi, verso quale Sole state volgendo lo sguardo? E intanto Natasha rimane sospesa tra i due astri contrapposti, a galleggiare nella sua soave dimensione crepuscolare. |
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#2) The XX XX [Young Turks] L’esordio di questi quattro giovanissimi virgulti della scena londinese è un sorprendente capolavoro di timida sensualità che scaturisce da due voci sovente avvinte in crepuscolari abbracci o impegnate in struggenti botta e risposta. La materia sonora consiste in una ultra-minimalistica wave-pop notturna che a volte va a impregnarsi di sapori vagamente soul. I critici più snob si rifiutano di considerare la band la next best thing della musica britannica, cercando di ridimensionare il fenomeno XX. Invece dietro queste tracce apparentemente innocue e statiche si celano una grandissima forza emotiva e una rara eleganza. Speriamo che gli XX non si spegnino subito come hanno fatto diversi loro sciagurati colleghi. |
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#1) The Flaming Lips Embryonic [Warner Bros.] Mix di tagliente cupezza e scomposta trasognatezza, l’imponente e contorto “Embryonic” segna il ritorno della band di Wayne Coyne e soci ad un linguaggio musicale più propriamente psichedelico rispetto a quanto avvenuto negli altri due album usciti duranti gli anni 2000 ossia “At War With The Mystics” e “Yoshimi Battles The Pink Robots”. Rimettendosi in gioco i Lips hanno non solo sfornato un disco grandioso, uno dei più belli della loro carriera, ma anche uno dei più avventurosi album del 2009. Ed il più avvincente sicuramente. Sorry indie kids. In testa ci trovate i veterani. |
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6 gennaio 2010 @ 12:42
Nonmale dustamanno, non male. IL primo posto non credo lo ascolterò mai per la lunghezza e per la tortuosità. Mi hai ricordato che ho il nuovo balmorhea in arretrato
6 gennaio 2010 @ 19:22
mi hai fatto venir voglia di sentire questi Former Ghosts!
6 gennaio 2010 @ 21:18
Ben fatto, fratello!
6 gennaio 2010 @ 23:03
vedo dei gran bei nomi in questa classifica…a cominciare da quei Former Ghosts…bel recupero, davvero!…inutile, comunque sia, sfuggono sempre ottime e belle cose…vado alla ricerca dei Rome…;)
7 gennaio 2010 @ 06:46
Oh, uno che abbia citato I’m Going Away dei Fiery Furnaces..
Boh, s’è preso votoni dappertutto nel mondo, a parte Ondarock è stato quasi un coro unanime di elogi…
E’ proprio un bel disco..non l’avete manco recensito, una della band più importanti del decennio!
Vabè.La chiudo qui su di loro eh, perchè ne ho parlato altre volte, però è inaccettabile che non li consideriate.
7 gennaio 2010 @ 10:07
bella dustman però io dopo yoshimi ho abbandonato iflaming al loro destino, i loro dischi richiedono veramente molteplici ascolti e pazienza…
daniele la verità è che la tizia dei fiery furnaces stava con just, poi ha scoperto che gioca ancora coi lego e l´ha mollato (proprio mentre finiva il suo primo castello fatato), quindi noi non vogliamo neanche nominarli per non far soffrire il ragazzo sai… . Quindi per favore da oggi in poi acqua in bocca.
7 gennaio 2010 @ 14:11
Claudio Fabretti(cioè l’unico credibile lì dentro) di Ondarock considera EP
QUARTO disco del decennio, per dire.
I Fiery Furnaces stanno all’indie-pop/rock di questo decennio come i Mastodon stanno al metal, secondo me vi siete persi qualcosa.
E’ triste che non abbiato inserito neanche un loro disco nei primi 100 dischi, magari anche 99esimo eh.
Una delle band più originali proposte dal panorama indie negli ultimi anni.
Forse non avevate abbastanza spazio causa inserimento di 13 dischi dei Radiohead.
Fiery Furnaces – I’m Going Away 2009 voti in giro:
Il Mucchio: 4 stelle(che valgono più delle consuete 4 stelle considerando la loro scala di voti particolare)
Rumore: 8, disco del mese.
Blow Up: 8 disco del mese
sentireascoltare: 7
Rockstar: 4 stelle
Xl: 7.8
Pitchfork: 7.8
Indie-rock: 8(loro miglior disco)
Io non lo metterei in top ten e non sono per nulla allineato a certa esaltazione, ma dico, qualcuno che lo abbia considerato/ascoltato?
Vi siete accorti che è uscito?
Posso capire gruppi sconosciuti, ma questi nel periodo 2003-2005 avevano l’hype che hanno ora i Grizzly Bear per cui non dovrebbero manco essere proprio sconosciuti.
Chiuso, veramente, mi scuso con tutti, non voglio accusare nulla di niente, però volevo dirlo.
7 gennaio 2010 @ 15:11
ora just si spara.
7 gennaio 2010 @ 15:31
a me il disco dei Fiery Furnaces è piaciuto molto ed è presente nella mia top ten di fine anno (che spero di riuscire a pubblicare quanto prima).
Sono inoltre d’accordo che la band sia una delle più interessanti e a modo loro importanti dell’ultimo decennio ma insomma, ci può stare che un loro disco non sia finito in classifica. Questo non significa che la loro musica non piaccia da queste parti.
Il gruppo viaggia ad una media di un disco all’anno, ha pubblicato ottimi lavori (l’ultimo e “Blueberry Boat” cheadoro) ma anche cose del tutto trascurabili. Ovviamente questo è un parere personale….
7 gennaio 2010 @ 15:34
ah, e cmq hai ragione è stato un errore non recensire “I’m Going Away” quest’anno. A parziale discolpa posso dire che tenere il passo di tutte le uscite discografiche è quasi impossibile ed è normale che qualche “disco che merita” non venga trattato….ci impegneremo per evitare che questo accada ancora in futuro…
9 gennaio 2010 @ 02:31
questa classifica mi piace parecchio
10 gennaio 2010 @ 00:56
…c’è comunque un live-report del loro concerto a milano…con tanto di foto
10 gennaio 2010 @ 23:09
ma si può dire “speriamo non si SPEGNINO subito”?
chiedo eh..
11 gennaio 2010 @ 02:47
Comunque per me l’ultimo dei Fiery Furnaces è buono, ma nel complesso non funziona molto, cioè i pezzi sembrano avere un pò tutti lo stesso “feel”, ascoltato in certi momenti può risultare noioso, comunque alcune canzoni sono notevoli.
Per il resto a mio parere i Fiery Furnaces non hanno fatto NULLA di trascurabile, sempre interessante ascoltare un loro disco, anche quando sbagliano(Reharsing My Choir) e per quel che mi riguarda quasi sempre piacevole.
Ep è stupendo, il primo è bello quanto BB, Bitter Tea è un discone.
Testi spesso intriganti.
Loro con TvOnTheRadio e Arcade Fire sono tra le band più importanti del decennio, perchè rappresentano al meglio una delle tendenze più rilevanti di questi ultimi anni: il retro-avant, la capacità di citare il passato per rileggerlo in chiave post-moderna. L’orinalità non sta tanto nell’inventare, ma nel modo in cui si coniugano gli elementi.
Queste band vanno seguite, perchè già ci pensano i giornali a creare i fenomeni e scaricarli dopo due dischi se ci si mettono anche le webzine è finita.
Per esempio io penso che i Grizzly Bear per aver scritto Yellow House e l’ultimo si meritino d’esser seguiti a vita.
Io non mi lamento poi del fatto che non siano in classifica ai primi posti, prendo atto del fatto che si tratta di un disco totalmente trascurato dalla vostra redazione, così come il gruppo è stato ignorato in sede di classifica del decennio.
Possono piacere o meno, ma la validità e la significatività non dovrebbero essere
oggetto di dubbio.
Non si può non recensire un disco dei Doves(tra i migliori arrangiatori al mondo), così come non si può non recensire un disco dei Fiery Furnaces.
Invece si può tranquillamente fare a meno di recensire i Kaiser Chiefs.
La mia opinione.
Ah, mia zia ha l’edicola, per questo so tutti i voti delle riviste
, non è che me le compro tutte:).
Ciaoooo:), comunque la classifica non è male.
11 gennaio 2010 @ 10:04
Daniè scusa eh…ma per caso ti piacciono i Fiery Furnaces?