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GRANT LEE PHILLIPS
Little Moon

8 gennaio 2010

Come si può non voler bene a Grant Lee Phillips? C’è da provare quantomeno simpatia per questo splendido quarantaseienne che, finita l’avventura Grant Lee Buffalo e archiviati capolavori come “Fuzzy” e “Mighty Joe Moon” (seguiti da dischi assai minori), sta tentando di glorificare la sua maturità anagrafica con una carriera solista che merita senza dubbio attenzione, soprattutto alla luce di “Little Moon”, la sua ultima prova in studio che potrebbe anche essere, in tutta tranquillità, la sua migliore uscita in solitario.

In un momento così tetro e buio, permeato di incertezze e da troppe squallide figure, non c’è niente di meglio che ascoltarsi un pezzo come “Good Morning, Happiness”, eloquente sin dal titolo. Un pezzo nello stile più congeniale a Grant Lee, il solito folk – rock venato di pop, qui intriso di ottimismo di allegria e arricchito da una delle voci più significative dei Novanta, che qui pare proprio non aver perso colpi. Tale contentezza è chiaramente dovuta dalla recente paternità dell’artista: difficile fare del pessimismo all’arrivo della prole. Il tutto prosegue con echi springsteeniani, rintracciabili in quella “Strangest Thing” in cui il musicista californiano sembra proprio omaggiare il Boss, specie a livello vocale e nell’incedere cavalcante. Ottima, più rilassata e cullante la title – track, mentre “It Ain’t The Same Old War Henry non può che riportare alla mente, perlomeno nell’incipit e per il tipo di struttura e arrangiamento, quella leggendaria “Rainy Day Women #12 & 35” che apre “Blonde On Blonde” di Mr. Zimmerman. Springsteen torna a fare capolino nella bellissima “Seal It With A Kiss”, straordinariamente arrangiata in chiave E-Street Band, con brevi assolo di chitarra e un Hammond che si libra in volo assieme alla voce di Phillips; il brano che Bruce non è riuscito a scrivere per il pessimo “Working On A Dream”. Non da meno è la doppietta delle più scarne “Nightbirds” e “Violet”, in cui riescono comunque a trovare spazio gli archi. In “Buried Treasure” c’è una sorta di legame con gli Wilco, messo però in ombra dalla personalità del Nostro. Semplice e incantevole magia per piano e archi è, invece, “Blind Tom”, seguita da uno dei pezzi più emozionanti e riusciti del lotto. Di nuovo piano e archi nella delicata e soffusa ballata “Older Now”, che pare introdurre la conclusiva, folkeggiante “The Sun Shines On Jupiter”, ossia “One Morning”, che sembra ritornare, a livello compositivo, ai fasti dei Buffalo, aggiungendo anche una doppia autocitazione (“The Shining Hour” e “Jupiter And Teardrop” contenute in “Fuzzy” dei GLB).

Che dire, se non che di album così ce ne vorrebbero di più, non solo per la qualità e la freschezza senza tempo delle composizioni, ma anche per l’ondata di spensieratezza che ci arriva dal suo autore, che lascia poco spazio alla solita malinconia dei songwriter, qui percepita solo a tratti e a piccolissime dosi. Ottimo centro, Grant.

Little Moon
[ Yep Roc - 2009 ]
Similar Artist: Bruce Springsteen, Grant Lee Buffalo, Bob Dylan
Rating:
1. Good Morning Happiness
2. Strangest Thing
3. Little Moon
4. It Ain’t The Same Old Cold War Harry
5. Seal It With A Kiss
6. Nightbirds
7. Violet
8. Buried Treasure
9. Blind Tom
10. One Morning
11. Older Now
12. The Sun Shines On Jupiter

 

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