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CHOIR OF YOUNG BELIEVERS
This Is For The White In Your Eyes

18 gennaio 2010

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C’è poco da girarci intorno: il pop è scandinavo. Nessun’altra area del mondo ha mai partorito gli Abba e nessun’altra comunità terrestre potrebbe uscirsene con gli Aqua e mantenere un tenore di vita tra i più alti del mondo. Guardate poi da dove provenivano gli A-ha e il quadro sarà tanto crudo quanto onesto e veritiero.
Il discorso sarebbe lungo ma per amor di sintesi partiamo e finiamo coi danesi Choir Of Young Believers, col loro pop orchestrale, le scelte melodiche in chiave minore, la latenza storica entro cui lasciar fluire un intimismo non autocompiacente, un’elegante malinconia folk che riporta ad un Sufjan Stevens ovviamente più europeo, mellifluo, metropolitano.

“This Is For The White In Your Eyes” ha scalato le ambite classifiche danesi nel 2009, ha promosso Jannis Noya Makrigiannis a nuova icona pop prendendo forse una volta per tutte lo scettro appartenuto ai mai troppo rimpianti Kent.
E’ un intimismo raccolto, un pò Nick Drake un pò Thom Yorke, senza averne però il peso concettuale che, crediamo, verrà col tempo insieme alla sicurezza nei propri mezzi. Una cura maniacale negli arrangiamenti ed uno stile asciutto offrono il terreno emotivo ideale alle trasposizioni liriche di Makrigiannis attraverso un’orchestrazione moderna, quasi informale, che tiene insieme brani dalla struttura certamente poco complessa ma non per questo immediatamente assimilabili e riducibili ad un banale costrutto rassicurante e panaceico.

Choir Of Young Believers è uno ma sono tanti. Il già citato Makrigiannis, infatti, lo considera un progetto solista e un ensemble col solo scopo di vivere il tempo necessario per la realizzazione della propria musica per poi sciogliersi e riunirsi, sotto altre forme, nella dimensione live. Non è un disco fenomenale, non c’è l’anelito ipocrita dei lavori meno riusciti dell’altrimenti godibile Robin Proper-Sheppard in cui l’autoreferenzialità banalizza e uccide l’sipirazione a favore di una non meglio precisata maturità compositiva.
L’artista greco/danese/indonesiano è un autore ingenuo, forse ancora acerbo e viene in mente di goderne finchè dura, di lasciare che i momenti vellutati di tracce come “Wintertime Love” cedano il passo con naturalezza ad episodi come “Action/Reaction” in cui il tempo si dimezza, corre più veloce pur senza intaccare la poesia (o la sua onesta pretesa) con artifici maliziosamente ammiccanti e autoreferenziali.

Un album ben scritto e meglio interpretato. Viene voglia di approfondire la connessione tra social-democrazia, welfare e melodia pop ma la stanchezza prende il sopravvento e l’accolgo tra i pensieri e un album breve, profondo, intenso, delicato e piacevolmente innocuo e assai leggero.

This Is For The White In Your Eyes
[ Ghostly International - 2009 ]
Similar Artist: Thom Yorke, Nick Drake, José Gonzalez
Rating:
1. Hollow Talk
2. Next Summer
3. These Rituals Of Mine
4. Action/Reaction
5. Under The Moon
6. Wintertime Love
7. She Walks
8. Why Must It Always Be This Way
9. Claustrophobia
10. Yamagata

 

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