ARCTIC MONKEYS – Live @ Palasharp (Milano, 26/01/2010)
Genere: concerti
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Un live report fatto a regola d’arte, come ogni forma di giornalismo che si rispetti, annovera tra i suoi imprenscindibili punti cardine sicuramente l’imparzialità e l’oggettività dell’analisi dell’argomento in questione. Quindi chiedo preventivamente scusa a tutti gli amanti delle cronache fredde ed impeccabili, precise, puntuali, ordinate e obiettive. Potrebbe essere stata l’influenza del palazzetto sold out da qualche mese, o il fatto che ormai gli Arctic Monkeys sono una realtà consolidata e riconosciuta da praticamente chiunque, tra i 15 e i 50 anni, con un minimo di passione per la buona musica. Ma a mio modestissimo parere, uno strappo alle regole sopracitate in questo caso è più che dovuto. La storia di questi 4 ventenni di Sheffield, dalla scoperta attraverso i social network, al record di vendite del loro primo album, fino alla trasformazione in fenomeno mediatico con conseguente successo planetario (si dice così in questi casi, no?) e orde di pubblico al seguito è ormai ben nota ai più. Tanto è che per un Martedì di gennaio in una città fredda come la stagione che la attraversa, ritrovarsi in un Palasharp gremito, è roba concessa solo in rari casi.
Mentre sul palco provano a far togliere qualche cappotto i Mistery Jets, un gruppo di Londra che l’anno scorso con “Young Love” assieme a Laura Marling si erano ritagliati un angolino di celebrità nel panorama indie-pop, l’atmosfera inizia a caricarsi di attesa. Gli unici dubbi che aleggiano tra la folla sono a riguardo di come suoneranno dal vivo i pezzi del nuovo album dei Monkeys , “Humbug”, meno immediati e diretti dei 2 precedenti dischi, che qualcuno ha frettolosamente etichettato come un mezzo passo falso o altri ancora come una prova di maturità poco convincente. Ma alle 21.30 precise ci pensano i diretti interessati a dare materiale papabile su cui esprimere giudizi aprendo il set con la morbida “Dance Little Liar”, che potrebbe dare ragione ai miscreditori del nuovo album, se non fosse che finisce in un crescendo forsennato che si trasforma nella concitata “Brianstorm”. E qui bisogna fare subito una precisazione. Matt Helders è uno dei batteristi più dotati che ci siano in giro e sicuramente il più fenomenale della sua generazione, e vederlo dal vivo vale quasi da solo il prezzo del biglietto. “Agile Beast” (come scritto sulla grancassa del suo kit), suona i suoi intelligenti riff come se avesse 8 braccia e 4 gambe, con una forza ed una precisione incredibili.
Non è un caso dunque che sia il bassista Nick O’Malley che i due chitarristi Alex Turner e Jamie Cook, durante le parti strumentali si portino nei suoi pressi per farsi guidare dal ritmo che decide lui di imporre. Nei pezzi che seguono l’exploit iniziale, il pubblico delle prime file, piuttosto stipato e accaldato a giudicare dalle continue felpe volanti, ha l’opportunità di ‘riposarsi’ con la cover di Nick Cave “Red Light Hand” o con la romantica “Cornerstone”. Per ‘riposarsi’ si intende ovviamente dagli impegnativi pezzi del primo album che con la doppietta “The View From The Afternoon” e “I Bet You Look Good On A Dancefloor” creano uno scompiglio generale che li consacra ormai come dei veri e propri classici. Il culmine si ha poi quando durante l’intro di “When the Sun Goes Down” Alex Turner si ferma prima di iniziare la strofa che inizia la parte forte della canzone. Con il piglio di chi ci sa fare, aspetta che la pausa si trasformi in un deliro generale di urla ed applausi che si protraggono per qualche minuto. È un momento strano, qualcosa di magico si direbbe, di inaspettato anche per lo stesso Turner che alla fine del pezzo ringrazia per la gentilezza e per averlo reso partecipe di una cosa così meravigliosa. E dunque, per finire, effetti pirotecnici da show spettacolare sul culmine di “Secret Door” quando migliaia di coriandoli vengono sparati in aria e ricadono sul pubblico sorridente. Segue un breve rientro sulla scena con una versione dal ritornello più reggaeggiante di “Fluorescent Adolescent” e “505” dallo stesso album.
Finito anche questo bis io ho la fortissima voglia che tutto ricominci da capo, che l’ora e mezza per cui hanno suonato sia troppo poco, che non mi importi molto di quello che si dice del nuovo album, perché lo show dal vivo è come una palla di vetro e basta un’occhiata per fugare ogni dubbio. Si vede chiaro e limpido che il futuro è nelle loro mani! (tan dan dan daan, che finale ad effetto)
Setlist:
DANCE LITTLE LIAR
BRAINSTORM
THIS HOUSE IS A CIRCUS
STILL TAKE YOU HOME
POTION APPROACHING
RED LIGHT HAND (Nick Cave cover)
MY PROPELLER
CRIYNG LIGHTNING
CATAPULT
THE VIEW FROM THE AFTERNOON
I BET YOU LOOK GOOD ON A DANCEFLOOR
CORNERSTONE
IF YOU WERE THERE, BEWARE
PRETTY VISITORS
DO ME A FAVOUR
WHEN THE SUN GOES DOWN
SECRET DOOR
-encore-
FLUORESCENT ADOLESCENT
505
Link:
ARCTIC MONKEYS su IndieForBunnies:
- Recensione “HUMBUG”
- Recensione “ARCTIC MONKEYS AT THE APOLLO”
- Recensione “FAVOURITE WORST NIGHTMARE”
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2 febbraio 2010 @ 18:05
Fan report, e ci sta pure. Ma quando arrivi a dire che
“Matt Helders è uno dei batteristi più dotati che ci siano in giro e sicuramente il più fenomenale della sua generazione”…
beh, spero tu non conosca i Foals. Probabilmente no. Non avresti scritto una cosa del genere.
3 febbraio 2010 @ 00:39
Li conosco. ma non ho mai avuto voglia di sentirli, non lo so, non mi interessano più di tanto. Quindi chiedo scusa ma era solo un opinione personale, che cmq, visto il tuo unico esempio dei foals, lo piazzerebbe diretto diretto al secondo posto. Non un grave errore dunque.
Bella Lee
3 febbraio 2010 @ 01:05
Io ho visto qualche live su YouTube (solo lì purtroppo) e devo dire che è davvero un gran batterista, per precisione e tocco senz’altro, ma non è inferiore ai batteristi di band altrettanto blasonate sempre del giro britannico/indie come i Franz Ferdinand o gli ottimi The Veils (lo so sono neozelandesi, ma hanno fondato la band a Londra). In ogni caso un signor batterista (ps. sono anch’io un batterista
.
Detto questo, ottima recensione, mi sarebbe piaciuto partecipare al concerto ma non ho avuto modo. Speriamo le scimmie artiche si facciano concedere un po’ della nostra attenzione anche prossimamente in Italia.
3 febbraio 2010 @ 18:17
afferma che X è uno dei migliori (cantanti, chitarristi, bassisti, batteristi, flautisti dolci e traversi,ecc), e sicuramente qualcuno contesterà, creando una discussione.
obiettivo riuscito quindi.
A proposito, se non sbaglio hanno cambiato bassista, rendendosi forse conto che il primo era uno dei peggiori della sua generazione.
Il prossimo passo dovrebbe essere far fuori l’altro anonimo chitarrista, nettamente inferiore al semplice ma onesto Turner.
ultima nota riguardo l’ultima parte: non aver paura di volere che sia troppo poco, un’ora e mezza E’ troppo poco.
14 agosto 2010 @ 10:34
Uno dei gruppi più scarsi in circolazione. Perdere l’imparzialità per sti qua è da matti. “Una realtà ricnosciuta da chiunque”?? Ma ti guardi un po’ intorno o leggi solamente Rock Star?
Ti consiglio di acculturarti,
17 agosto 2010 @ 16:54
ehm..gennaro…
no.
17 agosto 2010 @ 19:34
In un suo articolo Simon Reynolds definì gli Arctic Monkeys un’ottima band (rivedendo la sua posizione, inizialmente lui stesso li detestava) sicuramente l’unica dell’ultima generazione di band brit-rock da prendere in seria considerazione. A suo dire uno degli elementi per cui le scimmie dovrebbero essere apprezzate, rispetto a tutto il resto, è proprio l’utilizzo della batteria, innovativo rispetto a come questo strumento dal brit-pop in poi è stato utilizzato