INTERVISTA WITH KOBAYASHI

 
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12 febbraio 2010
 

L’interesse dimostrato dagli ambienti dell’indie nei confronti del progetto Kobayashi è stato notevole ma veramente scarso commisurato alla qualità della musica proposta. Un’opera, secondo il sottoscritto, piena di novità da scoprire ogni volta che si decide di risentirla, riscoprirla, riviaggiarla. Un’accozzaglia ordinata di idee, come non sempre accade in questo genere, che stupisce anche chi non se ne “intende” di musica un po’ più lontana dai soliti cliché del mainstream.
Con questa intervista si perlustrano un po’ le idee e i modus operandi di uno dei progetti più interessanti degli ultimi anni. A voi le domande e relative risposte

Salve a tutti. Ho avuto il piacere di recensire il vostro disco e sono rimasto piacevolmente colpito. Innanzitutto perch・un titolo come “In Absentia”?
Salve a te Emanuale, e innanzitutto grazie per questo spazio!
Come già saprai le musiche di questo disco sono nate per sonorizzare un’opera di Antonello Pelliccia intitolata “IN ABSENTIA hortus conclusus”, che abbiamo presentato all’ultima edizione della Biennale di Venezia. Da quì quindi è stato logico dare il titolo “In Absentia” al disco.

Nel disco ci sono veramente tantissimi strumenti oltre ai più consueti basso, chitarra e batteria. Da cosa nasce questa voglia di sperimentare con glockenspiel, theremin, vocoder ect..?
Innanzitutto è divertente approciarsi a strumenti differenti anche senza eccezionali competenze tecniche, e poi sicuramente nasce dal fatto di considerare ogni strumento principalmente come mezzo espressivo, da scegliere e utilizzare quindi per raggiungere un certo fine.

Un album come “In Absentia” presenta una band molto esperta, che probabilmente ascolta molta musica. Confermate la previsione? La domanda che sovviene qui e’ quasi ovvia: quasi sono le vostre influenze, al di là di quelle che i recensori vari individuano nella vostra musica (che come molto spesso accade saranno perlopiù sbagliate, eheh…)?
Si, spesso chi recensisce tende sempre ad accostare
Le influenze sono le più varie, e non vengono per scelta ma fanno parte di un percorso di ascolti e di interessi non solo musicali ma legati anche ad altre forme d’arte e non. Per quanto riguarda me stesso fondamentale in questo periodo è stato sicuramente l’interesse per la musica elettronica e la musica minimale, e principalmente di tutti quei musicisti che in Germania nei primi anni 70 hanno fatto parte del movimento ‘cosmico’ e che hanno contribuito a far incontrare totalmente l’avanguardia e il rock. Al di là di tutto gli interessi sono i più diversi e in continua evoluzione, dalla new wave, al jazz alla musica sinfonica, maturati comunque da radici rock.

Com’e’ la vostra attivita’ live? Dei pezzi così devono suonare in modo molto particolare..
Suonare dal vivo è fondamentalmente il nostro principale interesse, e suonare “In Absentia” ci da grandi soddisfazioni, primo perchè è molto divertente per noi da mettere in scena con tutti i nostri strumenti, e poi perchè il pubblico reagisce molto bene, nonostante sia un disco musicale e non di canzoni..forse nell’ambito della musica popolare e rock si è persa l’abitudine a fare e ascoltare dischi di questo tipo, così per molta gente può darsi che suoni un pò come una novità.

Come siete abituati a comporre i vostri brani? Partite da un’idea o un concetto, o improvvisate per ottenere un risultato da lavorare ulteriormente in un secondo momento?
Fino ad ora le nostre composizioni sono nate sempre per improvvisazione, suonando insieme senza limitazioni. “In Absentia” specialmente è nato per improvvisazione, ed è stato in gran parte improvvisato anche alla Biennale a Venezia; poi quando abbiamo deciso di registrare il materiale in studio allora molte cose le abbiamo meglio strutturate e arrangiate in sede di registrazione, anche grazie al nostro fonico e coproduttore Edoardo Magoni con il quale abbiamo realizzato il disco.

Qualche indiscrezione su eventuali progetti futuri? Che linea intendete seguire?
…per il futuro, oltre a suonare e portare “In Absentia” in giro per l’Italia, c’è la voglia di comporre presto nuovo materiale per un prossimo album.. Sicuramente la realizzazione di “In Absentia” ci ha fatto crescere e l’ottima intesa che abbiamo instaurato con Edoardo Magoni gioverà sicuramente per i progetti futuri, che chissà quale piega prenderanno…

E infine una domanda che e’ quasi un cliche’ ma che magari vi sembrera’ un po’ fuori luogo dopo le altre che ho fatto. Qual’ è l’esperienza che ricordate più volentieri del vostro percorso musicale? Un concerto, un episodio, un’intervista. Cosa?
Mah, menzionarne una è difficile perchè durante il nostro percorso abbiamo incontrato situazioni e persone veramente belle che ringrazieremo sempre.. sicuramente la rappresentazione alla Biennale è stata un qualcosa di molto particolare da ricordare, non solo per l’opera in sè ma anche per il divertimento e i molti problemi nei quali ci siamo imbattuti in quei giorni, che ti assicuro sono stati un’avventura!

Un saluto da Brizzante “Brizz” Emanuele e Indie for Bunnies!
Un saluto a te e al tuo staff dai Kobayashi e grazie di tutto!

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