IndieForBunnies VS Sanremo 2010 – Part #1
Genere: italian pop, italian rock, italian songwriting
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Dopo un entusiasmante E.P. di debutto pubblicato lo scorso anno ecco la prova sulla lunga distanza de Il Pan Del Diavolo, duo palermitano, una delle più gradite scoperte di questo principio di 2010. Siamo all’essenzialità del suono: due chitarre e una grancassa. Molto Zen Circus, molto Battisti (quello a metà strada dalla tradizione e la ’sperimentazione’), molto sapore di anni ’60. E dei testi che danno ancora più fuoco alla già esplosiva miscela musicale. Basta ascoltare “Ciriaco” o “Università”. Escono per La Tempesta, il disco si trova in streaming facilmente, ma fatelo vostro. Peccato soltanto per la non riproposizione dei quattro brani dell’E.P., altrimenti “Sono All’Osso” avrebbe sfiorato l’eccellenza.
(Emanuele “kingatnight” Chiti)

Ci siamo sempre impegnati nel promuovere hip-hop di qualità, soprattutto se italiano e underground, lontano da qualsiasi stereotipo: lo scorso anno avevamo assistito allo spettacolare esordio dei lucani Smania Uagliuns, mentre il 2010 si apre con l’avventura solita del bolognese Brain, mc in libera uscita dai Fuoco Negli Occhi.
Dieci pezzi (più due bonus tracks) per l’esordio in proprio: “Brainstorm” si sviluppa come un concept sulla malattia mentale, è prodotto dalla giovane etichetta Semai e vede l’aiuto di compagni (FNO al completo, ma spicca il ruolo alquanto fondamentale della moglie Micha, che ci accompagna per tutto il percorso), colleghi e amici (la promessa bolognese del beat MareMarco nello strepitoso secondo singolo “Dimmimòdino” e nella jazzatissima “Come”, il torinese Ensi con un pirotecnico intervento all’inizio della soulfull “Sono”, il beatmaker francese Specta che produce l’incazzata e bella potente titletrack).
Il flow elaborato e importante, il talento nell’architettare liriche originali tra narrazione e immaginazione, il gusto per un hip-hop tanto tradizionale quanto concentrato nel disegnare il futuro (lo spazio è tiranno, ma la funkadelica “Hiphopcondria” va citata) permettono a Brain di confezionare un disco ispirato e compatto, oltretutto capace di coinvolgere e convincere anche ascoltatori poco avvezzi al genere.
(Nicolo’ “Ghemison” Arpinati)

Accettate un consiglio: essere permalosi non vi porterà da nessuna parte. O comunque non vi farà ascoltare gli Zen Circus e ciò sarebbe davvero un gran peccato. Il trio pisano macina chilometri da quasi 15 anni, prende botte e suda, sputa sentenze, dipinge e ritaglia le figurine che popolano il Bel Paese nell’era di una tacita indifferenza, ma soprattutto confeziona dischi onesti ed acidissimi. Non tanto per certi riff sgangherati che sbrodolano ogni tanto in un blues rock allucinato, quanto per i testi, parole taglienti, sboccate, volgari, ma efficaci nel tracciare giudizi ed istantanee. Tra invettive antireligiose – a dir la verità un po’ stantie – e verità mostrate nude e crude –“Andate Tutti Affanculo” è traccia di potente lirismo -, tra collaborazioni azzeccate con Nada e l’amico Brian Ritchie (bassista dei Violent Femmes, ma vabe’ già lo sapevate) il carrozzone degli Zen Circus il risultato lo porta a casa, impastando in un unico grumo di polvere folk arrembante, elettricità gioiosa, alcolismo da osteria di paese, arrangiamenti che colgono nel segno e ballate per bambini cattivi.
Lo spirito irriverente di Cecco Angiolieri è vivo e lotta insieme a noi.
(Giuseppe “Joses” Ferraro)

Quando tutto intorno stride, un lungo strisciare di lamiere sull’asfalto sembra essere nient’altro che una carezza. Fumo e odore acre si mescolano con quel sentore di neve sciolta che ghiaccia l’aria. I Fine Before You Came vengono da Milano, sono in giro da un bel pezzo e di rassicurazioni e mezze misure non vogliono sentirne parlare. Al quarto album raggiungono la giusta consapevolezza per urlarci in italiano lo sbigottimento e l’ansia che qualsiasi trasformazione porta con sé.
Chitarre che entrano in scivolata dopo aver albeggiato tonde e grosse tra le rive di registri post-rock, parole dure, precise, nette, che non vogliono essere ‘generazionali’, che non piaceranno mai a Mollica e Muccino, ma che bruciano di urgenza e desolazione senza mai essere pietose. Sette canzoni veloci quanto basta, coinvolgenti, rocciose, un rombo di tuono pronto a riempire il silenzio tra due schiaffi tirati giù con forza. “S F O R T U N A” è un album che brucia e stordisce, proprio come una carezza, proprio come un pugno.
E ve lo beccate anche gratis sul loro MySpace.
(Giuseppe “Joses” Ferraro)

Patrizio Maria è un cantautore atipico nello scenario musicale italiano che ha dato alle stampe il suo primo album dal titolo evocativo “India londinese” che racchiude tutta la sua poetica colorata ed effervescente.
“India Londinese” è superiore a tanta produzione indie-rock italiana e si presenta imprevedibile, dai testi coloratissimi che regalano situazioni visionarie e luoghi surreali, patafisici, stravaganti.
Il disco si presenta compatto, variegato dove a farla da padrone è la personalità di Patrizio Maria, talentuosissimo artista sempre sopra alle righe e decisamente fuori dal coro che presenta una manciata di canzoni dalla struttura melodica articolata ma dai connotati precisi e riconoscibili.
(Francesco “Lazzaroblu” Bove)
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15 febbraio 2010 @ 23:21
Ho India Londinese e trovo sia un disco veramente più unico che raro,impossibile non ascoltarlo più di una volta di seguito!!!Non stanca scorre ed è fresco e frizzante!!!
16 febbraio 2010 @ 12:06
Alessandro, sono d’accordo con te. Patrizio Maria è un artista che promette bene, è lui che bisogna tenere d’occhio altro che Dente…
16 febbraio 2010 @ 12:24
Mi associo a quanto letto nella recensione di Francesco “Lazzaroblu” Bove perchè Patrizio Maria riesce a descrivere e a portarmi in mondi nuovi ricchi di emozioni a colori! mi piacciono le sue melodie,le sue parole e la magia che si crea mentre ascolto il cd India Londinese, dove tutto riesce a prendere forme inaspettate ma speciali e dal profumo speziato!!!
w il rock and roll a colori di Patrizio Maria!!!sei number one!!!
16 febbraio 2010 @ 12:36
Come non essere d’accordo con quanto letto? “India Londinese” ogni volta che l’ascolto (e non son poche direi)mi trasporta in un mondo coloratissimo ricco di melodie sempre nuove e dai profumi riccamente speziati.Tutto questo perchè il cd è magicamente psichedelico e non poteva essere altrimenti vista la mente geniale di chi lo ha creato. Grande Patrizio Maria dal Rock and roll innovativo a psichedelico!!!
16 febbraio 2010 @ 14:22
Credo che India Londinese sia un grande disco,forte,forse il disco della speranza.In Italia da troppo tempo siamo dentro un vortice di arte convenzionale e troppo superficiale.Patrizio con questo disco mi fa sorridere,riflettere e mi colora i pensieri.Nulla è scontato e banale ma credo anche che per comporre così bisogna essere così,un tocco di rock e un tocco di cultura fanno un disco(India Londinese)fresco,frizzante,unico.Credo che quelle di Patrizio siano allucinazioni di chi ha il cuore che batte troppo forte verso una sensibilità lontana da televisioni e barriere.Patrizio Maria è libero.
16 febbraio 2010 @ 15:19
India Londinese è l’unico disco che non mi stanca mai.e ogni volta scopro qualcosa di nuovo,l’unico artista italiano degno di nota e che ha da dire qualcosa che nessuno ha il coraggio di pubblicare,fuori dai canoni ma comunque orecchiabile,originale,gustoso…veramente un artista completo e unico!
16 febbraio 2010 @ 15:21
E’ UN DISCO DA PAURA!!!!!CHI ANCORA SI SENTE LE PORCHERIE SANREMESI BATTENDO LE MANI NON DEVE NEANCHE GUARDARE LA COPERTINA!ANCHE QUELLA è ARTE!!!
16 febbraio 2010 @ 15:23
Io vedo sempre Patrizio dal vivo….Spacca!!!!!!!!Una band fortissima e pezzi assurdi!!!!Ascoltate e prendete sto disco che ne vale veramente la pena!
17 febbraio 2010 @ 19:22
BRAINSTOOOORM!!