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TRABANT – Live @ Tetris (Trieste, 16/02/2010)

26 febbraio 2010

Genere:

Allora. Escludiamo subito il tipico (e parzialmente condivisibile) assunto per cui le band italiane ‘dovrebbero’ cantare in italiano e lasciar perdere lingue che pronunciate da noi ci rendono ridicoli all’estero. Escludiamo anche il fatto che i Trabant non fanno un genere ‘italiano’ per cui l’inglese se lo possono anche permettere. Cosa dire a questo punto della performance “in casa” dei triestini Trabant al piccolo ed intimissimo Tetris, con un pubblico che se moltiplicato per cinquanta si potrebbe definire ‘delle grande occasioni’ (per calore ed accoglienza, e si, anche per voglia di ballare) e un’acustica neanche troppo controproducente nonostante le dimensioni del locale?

Partiamo dalla musica: i Trabant suonano benissimo un genere che centinaia di gruppi al mondo suonano peggio di loro. Per questo motivo, e anche per il fatto che sono italiani, non li conosce (quasi) nessuno ed il triste scotto che paga la gente che non si vuol vendere in Italia lo riscattano con la “qualità”, davvero notevole, di un’esibizione a dire il vero piuttosto contenuta in durata. Hit potenzialmente radiofoniche come “Ah! Oh! Aficionados” e “Waste of Time”, per non parlare di “187 PC”, non possono che infiammare il pubblico (si tratta della festa di Carnevale al Tetris), mascherato così come è stranamente agghindato ogni elemento della band, con quell’electro-punk che band come i Klaxons hanno portato in classifica anche di recente. Le canzoni del passato (soprattutto dal disco “Music 4 Losers”) suonano molto bene, ma si aprono nuovi orizzonti più originali con i brani del futuro disco, con dei groove molto precisi e puliti, che apprezzeremo meglio dopo l’uscita dell’album e nei set live che seguiranno.

Sul palco si muovono molto bene, e non solo perché è carnevale. La tenuta dello stage è ottima e si apprezzano particolarmente la precisione della batteria (Jack dietro le pelli davvero una macchina da guerra) e l’intonazione della voce, messa a dura prova da riff non proprio semplici da suonare mentre si canta (e si balla).

Insomma una band coi controcoglioni che merita, in definitiva, molta più attenzione. Si spera di sentirli molto spesso prossimamente.

Link:

TRABANT su IndieForBunnies:

 

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