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EMMA POLLOCK
The Law Of Large Numbers

24 marzo 2010

Ho sempre avuto molto rispetto per i gruppi che, arrivati a farsi conoscere, magari anche con un certo successo, decidono di sciogliersi. Non per litigi, soldi o morti improvvise, ma per la comune consapevolezza che il potenziale della band si sia esaurito. Più avanti del punto a cui si è arrivati non si riuscirà ad andare se non snaturando il senso stesso del lavoro comune, e allora non sarebbe più divertente. Meglio quindi chiudere i conti e lasciare di sé il ricordo migliore possibile. Ognuno per la propria strada.

Per i Delgados mi è sempre piaciuto pensare che sia andata proprio così. Il loro ultimo album, “Universal Audio”, era perfetto nella sua schiettezza pop: secco ed esattamente bilanciato. C’è il dispiacere di non poterli più vedere o sentire nuove canzoni, certo, ma a guardare le cose con la giusta lucidità, si può concludere che quello era il momento giusto per chiudere il sipario. E poi c’è Emma Pollock, che dei Delgados era (quasi sempre) la voce e che, da quando la band scozzese si è sciolta, ha avviato la propria carriera solista. “The Law Of Large Numbers” è il secondo disco a suo nome, dopo l’esordio “Watch The Fireworks” di due anni fa o poco più. Alla produzione un altro Delgados, l’ex batterista Paul Savage che di Emma è anche il marito.

L’apertura, “Hug The Piano”, sottolinea subito un dato importante: più che le chitarre è il pianoforte ad occupare la prima linea, accompagnando la voce di Emma per strade che spesso seguono percorsi cantautorali vicini a quelli di Tori Amos (vedi “House On The Hill”). Su questa base il disco prende una serie di direzioni diverse. C’è il pop malinconico dei Devics (“Letters To Strangers”), complessità melodiche che ricordano St. Vincent (“The Loop”), certe invenzioni degne di una Regina Spektor in buona forma (“Red Orange Green”), ottime rimembranze dei Devics (“I Could Be A Saint”), ma anche un curioso momento swing (“Nine Lives”) e strane soluzioni sintetiche (“Confessions”).

L’impressione è che non sapendo da che parte guardare si sia deciso di assecondare tutte le idee che via via venivano in mente, con un risultato finale inevitabilmente confuso. E non aiuta la generale mancanza di momenti che riescano a rivelarsi davvero incisivi. Con l’eccezione delle belle “I Could Be A Saint” e “Red Orange Green”, il resto del disco scivola via, ben prodotto e ben suonato, con fin troppa facilità. Fino a farsi dimenticare ben prima di quelle che con ogni probabilità erano le intenzioni. Il talento non manca ad Emma Pollock, nessuno lo mette in dubbio: quello che manca, per ora, sono idee chiare e decise verso cui indirizzarlo.

The Law Of Large Numbers
[ Chemikal Underground - 2010 ]
Similar Artist: Tori Amos, Delgados, Devics, Regina Spektor
Rating:
1. Hug The Piano (And)
2. Hug The Harbour
3. I Could Be A Saint
4. Red Orange Green
5. Nine Lives
6. House On The Hill
7. Letters To Strangers
8. The Loop
9. Confessions
10. The Child In Me
11. Chemistry Will Find Me
12. Hug The Piano (Or)

 

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