INTERVISTA CON JUNIOR BOYS

 
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6 aprile 2010
 

Il prossimo 11 aprile a Roma prende vita la nuova edizione del M.I.T. rassegna musicale dedicata all’elettronica e alla sperimentazione occasionalmente per quest’anno trasformata in grande festival. Decine di live, performance e dj set da consumare tra i suggestivi spazi dell’Auditorium Parco della Musica.

In preparazione a questo imperdibile evento scambiamo alcune battute con uno dei nomi più attesi del ricco cartellone in programma (il solo tributo a Nico vale al Meet In Town versione 2010 lo status di migliore festival europeo primaverile…).
Raggiungiamo via mail Matt Didemus, metà esatta dei Junior Boys, con l’obiettivo di saperne di più sul progetto canadese e il suo elettro-pop per inguaribili romantici e con la speranza, puntualmente disattesa, di strappare qualche indiscrezione sul loro quarto album in studio.

P.S.L’intervista è stata realizzata con la preziosa collaborazione di Laura Lavorato, Emanuele “kingatnight” Chiti e Luca “Dustman” Morello.

Ciao Matt. Iniziamo dalla vostra imminente partecipazione al M.I.T. Festival di Roma. Conoscete già l’Auditorium Parco della Musica, la fantastica location che vi ospiterà? Cosa vi aspettate da questo one-day festival così ricco di esibizioni e generi musicali?
No, personalmente non conosco la location, ma ho visto le foto e diversi amici mi hanno raccontato cose fantastiche. Non so cosa aspettarmi dal M.I.T., non vedo l’ora di prendere parte all’evento.

Vi presenterete al M.I.T. con un dj-set. Puoi darci qualche anticipazione sulla musica che suonerete? Qualcosa simile all’ottimo mix di minimal techno, electro, disco, e oscurità new wave che già avete selezionato nel vostro recente “Body Language Vol.6”?
Certamente, sarò io a mixare techno, house, un pò di disco e forse altre cose…non ci sarà però ‘electro’ (a meno che per ‘electro’ tu non intenda aux88 o cybertron).

Dopo la serie “Body Language” c’è qualche altra compilation che vi piacerebbe mixare? Magari qualcosa di cui siete stati fan.
Si, la “X MIX”. La realizzerei su vhs unendo suoni e immagini. Come immagini sarebbero perfetti grafici frattali.

In passato il primo a esprimere giudizi positivi sulla vostra musica è stato Steve Goodman. Steve è conosciuto anche come Kode9, ha fondato la Hyperdub e da circa un decennio è uno dei più influenti artisti del genere dubstep. Come vi siete conosciuti ?
Jeremy e Steve si sono incontrati a metà degli anni ’90 quando la sorella di Jeremy frequentava con Steve lo stesso phd program. Per questo motivo lo conosciamo da tempo. Credo che lui e la sua etichetta abbiano avuto un enorme impatto su tutta la dance music.

Tra l’altro le vostre melodie e linee vocali sembrano essere perfette per subire ‘un trattamento dubstep’ .
Si è vero, ed è già capitato, Steve/Kode 9 ha remixato la nostra “Double Shadow” nel 2007.

In passato avete sfruttato la multimedialità all’apice della sua funzionalità: basti pensare al sito sothisisgoodbye.com per promuovere il disco passato, dove gli ascoltatori sono stati messi in primo piano scrivendo frasi ispirate al titolo del disco ed entrando in connessione con altra gente. Quanto è importante per gli Junior Boys interagire direttamente con i propri fan o, in generale, con chi ha voglia di scoprire la vostra musica?
Molto importante. Ci piace instaurare un legame speciale con le persone che apprezzano la nostra musica.

Spesso avete citato come vostre influenze artisti totalmente estranei al genere che affrontate: Neil Young, gli Steely Dan. Prendete come punto di riferimento più il senso di sfida che ha spesso contraddistinto per esempio un’artista come Neil Young nella sua lunga carriera, più che la musica in se?
Per noi sono entrambi aspetti fondamentali. Ovviamente c’è il suono, ma anche il fatto che per esempio Neil Young abbia avuto una carriera di quasi cinquant’anni sempre senza mai scendere a compromessi è per noi fonte di ispirazione.

Si è spesso detto che i Junior Boys riportano un senso di “umanità” nell’elettronica. Fino a che punto questo è vero secondo il vostro punto di vista? Pensate che questo costituisca il carattere distintivo che vi ha consentito di emergere nel panorama pop elettronico?
E’ sempre difficile parlare di componente ‘umana’ nella musica elettronica e a noi non piace farlo per varie ragioni. In un certo senso usare questa terminologia rafforza idee errate come ad esempio che la tecnologia utilizzata in musica è spesso fredda e vuota. L’elettronica invece è incredibilmente emotiva e viscerale, se così non suona è più probabile che sia un ‘problema umano’ a renderla sterile.

Nei vostri dischi date l’idea di rivalutare il concetto di POP, niente a che vedere con quelle tendenze snob abusate da numerose band del bacino indie. Penso in particolare alla voce di Jeremy per la quale lui stesso accetta accostamenti con i Wham.
Abbiamo da tempo abbracciato l’idea di essere un gruppo pop. La musica pop può essere un formato veramente liberatorio con il quale lavorare, a differenza di altri generi necessita solo di pochi elementi, e lascia ampio raggio d’azione alla creatività. Il nostro obiettivo non è quello di essere ‘musicalmente esclusivi’, ma piuttosto, ricerchiamo una dimensione accessibile senza compromettere il nostro desiderio di sperimentazione.

Jeremy abita in Canada, tu ti sei trasferito a Berlino. Ma quando registrate vi trovate sempre di persona, non usate quasi mai Internet per spedirvi il vostro materiale. Spesso si pensa che la musica elettronica sia principalmente basata sull’interattività tra uomo e macchina, e a volte la seconda ha più peso del primo. È importante il rapporto “umano” tra di voi? Recentemente abbiamo recensito i Cobblestone Jazz (vostri conterranei) e anche loro hanno registrato il loro ultimo disco live in una stanza…
É il modo più divertente di registrare. Tanta strumentazione e noi 2 in una stanza… in parte è interazione uomo-macchina ma anche uomo-macchina-uomo-uomo-macchina 😉
E per noi le ‘macchine’ non sono solo strumenti, ma hanno una precisa identità, non ci limitiamo ad usarle ma piuttosto instauriamo con loro un vero e proprio rapporto.

Siete amici di Dan Snaith (Caribou), spesso suonate e registrate insieme. Ci sono altri artisti canadesi ai quali siete ‘artisticamente’ vicini? Fate parte di qualche collettivo come succede per le band della Arts&Craft o Constellation? Insomma lavorare con più musicisti possibili, di questi tempi, sembra un metodo piuttosto popolare di fare in musica in Canada….
Curiosamente non facciamo parte di nessun collettivo e non ci sentiamo inseriti in nessuna scena. In un certo senso questo credo sia la nostra forza. Piuttosto abbiamo molti amici, che fanno spesso cose diverse e con le quali collaboriamo piacevolmente di tanto in tanto.

Jeremy ha lavorato con Dan Snaith al nuovo album di Caribou. Allora siete voi i principali responsabili della forte impronta elettronica di “Swim”?
No, no, è tutto merito di Dan.

Quali album e artisti ascoltate al momento?
Marcel Dettmann, 10cc, e come sempre molta old disco e musica elettronica

Da qualche parte ho letto che il passato inverno avete iniziato a lavorare sul nuovo disco. Siamo in primavera ora, avete qualche indiscrezione da svelarci sul vostro prossimo album?
Non posso dirvi molto, a parte che ci stiamo ancora lavorando e che uscirà nel 2011.

Link:

JUNIOR BOYS su IndieForBunnies:

 

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