BAUSTELLE
I Mistici Dell’Occidente

 
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14 aprile 2010
 

I Baustelle, porca miseria i Baustelle
Sono anni che ci propinano dischi identici e stanno comunque avendo una crescita non indifferente, portati in trionfo da un generale apprezzamento popolare e da collaborazioni eccellenti come la stesura di testi per Irene Grandi e la colonna sonora per il film “Giulia Non Esce La Sera”. La band non è di certo famosa per la sua creatività, ma ha perlomeno saputo consacrarsi come un punto di riferimento per il suo stile caratteristico, inconfondibile, che ha i suoi punti fermi nella voce e nei testi di Bianconi, nelle influenze quasi classiche che risalgono, sforzandosi un poco, anche a Morricone, e nell’alternanza con la voce femminile di Rachele Bastreghi, abile anche alla tastiera nel ricavare suoni di un certo spessore, suoni che ormai possiamo definire a tutti gli effetti suoni da Baustelle.

I senesi (montepulcianesi per la precisione) collocano piuttosto spesso il tiro delle canzoni su un tono ‘storico’, parlando di personaggi del passato, letteratura (il titolo del disco è quello di un romanzo di E. Zolla) e qualche volta, politica. Non c’è satira, solo qualche riferimento, cinico e vagamente “spietato” (come sentivamo in “Charlie fa Surf”), nella title-track, che inizia quasi come un plagio di De André per poi accendersi in puro stile Baustelle, come tutte le altre tracce del resto. In apertura il brano “L’Indaco”, uno dei migliori del disco, fa il verso ai Pink Floyd con una struttura che ricorda vagamente alcuni dei brani più famosi della formazione inglese. Si prosegue con “San Francesco”, dedicata al santo che Bianconi sembra apprezzare particolarmente, e “Groupies”, che porta invece in grembo qualche germe elettronico/synth-pop, in puro stile Depeche Mode, con tanto di cori anni ’80 a coronare il tentativo di svolta. “Le Rane”, uno dei brani più commerciali, con un riff già sentito milioni di volte nella musica pop italiana, risulta comunque abbastanza orecchiabile da essere apprezzabile, così come “L’Estate Enigmistica”, nella quale spiccano le liriche, in puro stile Bianconi dei tempi de “La Moda Del Lento”. Rituale che si ripete anche in “Follonica”, la già citata “Groupies” e “Il Sottoscritto”. Poco da sottolineare nel primo singolo estratto, “Gli Spietati”, radio-friendly fin che vuoi ma manchevole di qualche elemento degno di essere ricordato, troppo scontata e identica a centinaia di altri brani dei toscani. Il miglior episodio del disco è “La Canzone Della Rivoluzione”, cioè anche la più rock, che denota una certa violenza se paragonata allo standard “baustelliano” e si colloca in quel tipo di alternative che la band non rappresenta ma nel quale ogni tanto vuole fare stereotipata incursione.

Il disco dei Baustelle in verità non è particolarmente uguale ad “Amen”, per esempio. Questo problema forse viene aggravato dallo stile piuttosto banale (ed ultimamente, scontato) di Bianconi nell’inventare linee vocali, mentre musicalmente solo qualche volta ci si sofferma nella copia di sé stessi. Nei vari brani si fondono pop e rock, cantautorale, tentativi di arretramento negli anni ’80, synth-pop, psichedelia e alternative in maniera piuttosto omogenea, creando un tappeto di sonorità decisamente interessante da ascoltare. Ma il fatto che anche dopo decine di ascolti la voce ancora sembri rincorrersi ricopiandosi da brano a brano, rovina veramente un disco che poteva essere molto migliore, se interpretato, che ne so, da un Paolo Benvegnù dei bei tempi?
A questo punto, mistici di cosa?

Cover Album

I Mistici Dell’Occidente
[ Warner Bros. – 2010 ]
Similar Artist: Ennio Morricone, Pink Floyd (purtroppo), Fabrizio De André
Rating:
1. L’Indaco
2. San Francesco
3. I Mistici Dell’Occidente
4. Le Rane
5. Gli Spietati
6. Follonica
7. La Canzone Della Rivoluzione
8. Groupies
9. La Bambolina
10. Il Sottoscritto
11. L’Estate Enigmistica
12. L’Ultima Notte Felice Del Mondo

BAUSTELLE su IndieForBunnies:

Tracklist
 
  • Secondo me il cambiamento o, senza voler esagerare, la differenza coi dischi precedenti è nella produzione, molto roboante, magniloquente, simile a molte cose ‘americana’.

    Comunque a me ‘sto disco piace.

  • Difatti non è un brutto disco, ma Bianconi dovrebbe inventarsi qualcosa di nuovo no? In ogni caso anche musicalmente il tentativo di cambiare non manca.

    brizz

  • Lucariello

    la merda profuma di più, o lameno è sottovalutata rispetto ai Baustelle.

  • Momento di serietà: Luca, continuiamoci a fare del male in Italia…mah…

  • bo, il disco non l’ho ancora sentito (lo prenderò la prossima settimana, questa mi son buttato su due gran dame: Lour Rhodes e Erykah Badu), ma non mi trovi per nulla d’accordo con le considerazioni sui Baustelle.
    dall’esordio lo stile si è davvero evoluto, tanto che la band di “Amen” non aveva quasi nulla da spartire con quella del “Sussidiario”. prendi poi “La Malavita” (forse il loro disco più debole), uscito dopo “La Moda Del Lento”, e che si allontanava dal suo predecessore in maniera netta, soprattutto riguardo i suoni.
    insomma i Baustelle fanno sempre dischi pop, ma non per questo si può dire che i loro dischi siano uguali.

  • Francesco

    Sapevo che qui qualcuno si sarebbe “scannato” nel senso buono del termine ovviamente! Mi sorprende che non sia ancora intervenuto Davide “Helmut” 🙂

    Non ho ancora avuto modo di sentirlo tutto, provvedo e poi vi posto la mia.

    Ciao ciao

  • danny

    Che questo disco non è Amen si capisce al primo ascolto.Dire che è uguale a tutti gli altri brani dei Baustelle no.
    Dove?I baustelle sono a mio parere uno ( se non il migliore) esempio di buona musica italiana.MUSICA che resta in Italia,senza guardare a scopiazzate estere o nostrane,sono loro,mai banali e scontanti e sempre con qualcosa di diverso rispetto al precedente..ma sempre in stile Baustelliano.
    Per quanto riguarda l’album,forse non è all’altezza dei precedenti…ma resta sempre un bellissimo album ( sempre secondo me).è molto meno pomposo di amen,ritrovi canzoni di sussidiario (l’estate enigmistica,)quanto l’ho ascoltata GOMMA?,e nuove proposte i mistici dell’occidente,la canzone della rivoluzione, per concludere con l’ultima notte felice del mondo.per concludere trovatemi un gruppo,un artista,che può essere paragonato a loro?uno che puoi dire : è simile ai baustelle.non c’è ne sono.sono unici.

    Il discorso è uno i baustelle o si amano o si odiano. io sto fra i primi.

  • danny

    ops…non ho riletto prima di pubblicare,scusate…si può modificare?

  • Marco Renzi

    A me piacciono, ma il loro problema principale, com’è sottolineato giustamente anche nella recensione, sono le linee vocali che di disco in disco sembrano sempre uguali. Soprattutto per quanto riguarda la voce di Rachele, che in pratica canta uguale a Bianconi ma con una voce migliore.
    Comunque questo è l’ennesimo buon disco e la conferma che le canzoni il Bianconi le sa scrivere e pure bene.
    Se trovassero una soluzione al sopracitato problema sarebbero ancora meglio, ecco.

  • alla voce di bianconi preferisco il morso di un tricheco sui coglioni. Detto questo, credo possa bastare

  • Dustman

    Ma Davide dove sta?? 😀

    Comunque…dischi tutti identici e poca creatività? Siamo sicuri?…mah mah mah…

  • Io sono tra quelli che come Sachiel staccherebbero a morsi le corde vocali a Bianconi, ma non tanto per il timbro quanto per una non versatilità che non è per niente produttiva. Musicalmente hanno tantissimi pregi e nella recensione penso di averli elencati. Detto questo ho tentato di essere più oggettivo possibile perché se dovevo metterci un po’ più di soggettività ne avrei parlato meglio perché mi piacciono più di quanto traspare qui.

  • Daniele

    Un bel disco. La voce di Bianconi non mi infastidisce affatto, men che meno l’influenza dei Pink Floyd. Non ci sono scelte e soluzioni buone per tutti, ci sono scelte e soluzioni che vanno bene per il tipo di band che sei. A me piacciono più i Floyd di Barrett, ma l’influenza dei Floyd periodo classico si addice molto al suono dei Baustelle, così come trovo molto pertinente l’influenza morricaniana. Bell’open-track L’Indaco, un invito a guardare al futuro con fiducia accompagnato da suoni suggestivi. Inusuale e apprezzabile, for me. Prime 4 tracce ottime, bella La Canzone della Rivoluzione e il pezzo di chiusura. Groupies, La Bambolina, L’Estate Enigmistica, le peggiori. Dozzinale e noioso il singolo. Disco non perfetto, ma abbastanza bello nel complesso.

  • Gianluca

    Sulle recensioni non si discute perché sono opinioni anche se a volte un po’ troppo tranchant,senza motivo apparente. Però alcune imprecisioni figlie della foga di dir male non le posso accettare, anche perché spesso dicono della qualità della critica: Elemire Zolla essendo filosofo e studioso delle religioni non ha mai scritto un romanzo “I mistici dell’occidente”, semmai quella è una raccolta di saggi.

  • gianf

    questo è un disco della madonna

  • Daniele

    Raga, non c’entra nada, ma non sapendo come e dove poterlo fare segnalo un disco a mio parere meritevole di attenzione e recensione: il nuovo BESANRD LAKES.
    Are The Roaring Night è uno dei più bei dischi ascoltati quest’anno. Fidatevi, piacerà anche a voi. Nonostante le ottime critiche, in giro se li cagano in pochi, meriterebbero più attenzione. Sublimi arrangiatori e piuttosto originali nell’insieme. Grande gruppo pop, scusate l’OT.

  • Daniele, stavolta mi deludi 😀
    I Besnard Lakes li abbiamo già recensiti:
    http://www.indieforbunnies.com/2010/03/24/the-besnard-lakes-the-besnard-lakes-are-the-roaring-night/

    E siccome noi siamo avanti, avevamo recensito anche il disco precedente.
    Saluti 😀

  • Steve

    certo che se si accusano i basutelle di scarsa creatività quando bianconi è uno dei migliori parolieri della scena italiana da anni e se si definisce la voce di rachele la versone migliorata di quella di bianconi (evidentemente chi l’ha scritto non l’ha sentita cantare live).. non so se vale la pena rispondere a una discussione che parte da questi presupposti.

  • Daniele

    ciao a tutti.

    Non si possono avere dubbi: I Mistici dell’Occidente. Ormai sono arrivati a fare certi tipi di canzoni.. Senza parole. Affrontando temi varianti, riescono sempre a lasciarti il messaggio che non bisogna essere passivi in questa società che purtroppo lo è. Cercano sempre di stimolare la gente a non essere come gli uomini del mito della caverna di Platone.
    Per concludere voglio sottolineare le parole “immense” che usa Bianconi, tra le tante mi ha colpito la frase: “C’è un amore che non muore mai, più lontano degli dei, a sapertelo spiegare che filosofo sarei”. Gli Spietati.

  • Giulio

    Certamente Bianconi non brillerà per la varietà della sua linea melodica. Ma questo disco a mio parere è molto vario e profondo nel cantare la condizione umana attraverso immagini e situazioni comuni. Con poche parole si ha la percezione dello stato d’animo di questa generazione disincantata e disillusa, si ha come direbbe woody allen “la visione d’insieme” della società in cui viviamo. Le continue citazioni dal passato nei suoni, nelle melodie e nelle parole trattengono tutta la nostalgia che c’è nel pensare a quello che è stato, ai sogni, alle speranze disattese di un giovane/vecchio tra i 30 e i 40.

 

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