banner

THOMAS FUNCTION
In The Valley Of Sickness

26 aprile 2010

C’era una volta il Frat Rock.
Generato dall’impasto vincente che stritolava insieme ingenuità e college, surf e garage rock con ologrammi illimitati di speranzosa genuinità e che si riconosceva bellamente in pellicole tipo “American Graffiti” e “Un Mercoledì Da Leoni”.
Generazioni sperdute tra due guerre, dunque, con la voglia bruciante di contarsi tra birre, femmine calienti e motori rombanti. Senza pensare troppo al domani bizzarro.
Bhè, Thomas Function è la prosecuzione naturale di quei binari polverosi e dissestati, emanazione diretta della tradizione più sacrosanta, selvaggia sì, ma priva di esagerazioni puntute.

Molti addendi mancano oggi all’appello, ma il sorriso (quello) resta stampato in faccia, shakerando fianchi femminei e distribuendo languide carezze in pura modalità sixties.
“In The Valley Of Sickness” è un disco che piace poco alla volta, perché al primo approccio ottunde il cervello con il suo pressappochismo, con l’impatto teen troppo slabbrato della voce, che ti scartavetra la pancia zeppa di noia.
Ma dai retta a me rocker disilluso, al 5° ascolto sei fatto come un birillo del “Grande Lebowski”! Incominci a slidare la scrivania e fai stage diving con tutto e dappertutto.
Ecco! Sangue e ormoni! Ovvero la magica pozione che ha dato vita al Rock And Roll.
Se dai fiducia ad episodi brucianti come “Day In The Shade”, “Ew Way Ew” e “How Does It Feel”, il testosterone schizzerà fin su Saturno e ti ripiomberà addosso in cerca di carne fresca.

Nel frattempo ballads perverse e zuccherine si infileranno nel tuo letto, molestando la fidanzatina scappata di casa; roba malata come “ADP Blues”, “Belly Of The Beasts” e “When I Was A King” se siamo sulla stessa lunghezza d’onda.: lacrime piacione con i denti cariati.
Sorprendenti le due tracks finali di questo secondo album del combo dell’Alabama: “Not Asking For Much”, con l’intro paradisiaco scippato a piene mani dal repertorio dei primi Feelies e “No End Insight” che parte piano, con la candida malvagità tipica del Diavolo, per poi strabordare in un rockettone dalle pieghe vagamente scure.
Ebbene sì, dischi così cambiano l’esito di una mattina incerta, soprattutto se dalla tua finestra vedi solo distese di frisone al pascolo.

In The Valley Of Sickness
[ Fat Possum - 2009 ]
Similar Artist: Jay Reatard, King Khan, Gruesomes
Rating:
1. ADP Blues
2. Day In The Shade
3. Picking Scabs
4. Waverly
5. Ew Way Ew
6. Belly Of The Beast
7. When I Was A King
8. How Does It Feel
9. Magic City
10. Two Pigs
11. Not Asking For Much
12. No End In Sight

 

Articoli Correlati:

Nessun commento »

Ultime recensioni

Aufheben

BRIAN JONESTOWN MASSACRE
Aufheben

Di una cosa potete stare sicuri, quando si parla di Anton Newcombe nulla è…

Valtari

SIGUR ROS
Valtari

Chissà quante aurore boreali dovranno arrivare per far sì che l’estate dei Sigur Ros…

How About I Be Me (And You Be You) ?

SINEAD O’CONNOR
How About I Be Me (And You Be You) ?

Talentuosa, controversa e scontrosa. Attributi in parte riduttivi ma inesorabilmente efficaci per un personaggio…

The Fifty Year Storm

THE NEW LAW
The Fifty Year Storm

Seattle è famosa per essere la città più piovosa d’America, per i grandi SuperSonics…

R.I.P

ACTRESS
R.I.P

Sinfonie adolescenziali rivolte a Dio parte terza: dopo “Smile” dei Beach Boys e “Cross”…

June 2009

TORO Y MOI
June 2009

Nuova pubblicazione per il prolifico Chaz Bundick, che a due anni di distanza dai…

The Möllan Session

KOSS / HENRIKSSON / MULLAERT
The Möllan Session

Otto anni fa, con la pubblicazione del 12” “Eleven” (2004) firmato da Yusuke Sakurai,…

Time Machine

THE DANDY WARHOLS
Time Machine

I Dandy Warhols sono uno di quei gruppi figli dell’era della hit parade e…