THE RADIO DEPT.
Clinging To A Scheme

[ Labrador - 2010 ]
7.5
 
Genere: dream pop, alternative
 
3 Maggio 2010
 

Sempre degni di stima per la loro onestà musicale, i The Radio Dept. hanno sempre presentato al pubblico lavori compatti ed organici nel loro messaggio concettuale. Il post-rock aperto al nostalgico è notevole dal momento che si citano gli Smiths (ovviamente rielaborati), fino ad arrivare ad un eco dei Pumpkins.
“Domestic Scene” è questo, senza i pomposi synth che hanno spesso infuso consistenza alla musica dei Dept.

Poi c’è un colpo di scena subito, perché “Heaven’s On Fire” è puro Ace Of Base, e con i ’90 si continua con “This Time Around”. Fantastico è il modo in cui riprendono un sound difficile da rievocare nelle sue sfumature.
“Never Follow Suit” è l’incontro tra Trip-Hop e i Take That. Li sto amando.
“A Token of Gratitude” mi da la prova che tutto ciò proviene dal passato, e se lo hanno fatto di proposito sono riusciti perfettamente nel loro intento.
A metà album c’è il mio pezzo preferito: “The Video Dept.”, l’autobiografia, forse, di cosa è rimasto in loro degli anni che sono andati dalla decapitazione del noise alla coniazione del post-grunge. Io ci sento dentro fremere gli zombie dei My Bloody Valentine.

Nella migliore tradizione del post, i Mogwai si fanno sentire in “Memory Loss”, a dispetto di tutte le eresie “velocizzate” e iperstrumentali overmixate dell’attuale tempo, con a capo i 65daysofstatic.
“David” mi piace immaginare che sia il loro singolo di debutto, facciamo più o meno nel ’95, che li ha fatti diventare milionari. Ovviamente la realtà è molto meno idilliaca.
Poi c’è questa, direi, esaltante, “Four Months in the Shade”, che fa riflettere su quanto ci sia di vecchio in quello che adesso fanno i The XX, oppure i più avanguardisti Fuck Buttons. Comunque sia un trascinato ritmico e rumoroso giusto per una giornata rifugiati in camera davanti ad un internet 1.0.

Colpa loro se piango sentendo “You Stopper Making Sense”, perché c’è tutta la melodia di quando crescevo, e alla tivù c’erano tutti quelli che adesso sono morti e stanno sotto terra, oppure sono morti e stanno facendo reality.

Tracklist
1. Domestic Scene
2. Heaven's On Fire
3. This Time Aroud
4. Never Follow Suit
5. A Token Of Gratitude
6. The Video Dept.
7. Memory Loss
8. David
9. Four Months In The Shade
10. You Stopped Making Sense
 

28 Comments

Got Something To Say:

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*

Uhm…non mi piace molto sta recensione.

mmhh…. che cos’è che non ti convince?

il primo disco è da 4.5 non questo

forse hai ragione. Questo 4.

Tutto, è frivola e scritta male.
Una recensione deve spiegare a chi legge perchè dovrebbe ascoltare o comprarsi il disco non far sapere i motivi personali per i quali il recensore apprezza il disco. Questa non è una recensione, ma un tema in risposta alla domanda “perchè ti piace questo disco?”.
Trovo a dir poco imbarazzante che si possa consigliare un disco in base al fatto che ci ricorda la musica di quando si era ragazzini. Uno, per conto suo può amare un disco per tutte le ragioni che vuole, ma non si può scrivere una recensione dicendo a chi legge “è bello perchè mi ricorda le canzoni di quando avevo 16 anni”, non esiste. Tra l’altro sembra quasi che sia per scontato che quella musica sia buona…mah. Le recensioni non si scrivono per se stessi. Date ragione a Scaruffi quando dice che le persone sono attaccate a certa musica solo perchè la associano a ricordi positivi della propria vita. Parlate di MUSICA, amate la MUSICAAAA, non voi stessi e i vostri cazzo di ricordi! “Mi piace perchè mi ricorda i Take That”, ma che è?
Poi i Take That, ora anche i Take That eran bravi! Ricordate con piacere anche la Guerra del Golfo, Tangentopoli, il terremoto in Umbria??? No, per capire.
Una disamina critica non è solo un “mi piace/non mi piace” con un pò di cazzate intorno.
Mi dispiace, ma questa è la prova che l’abbondanza genera qualche eccellenza, ma anche tanta mediocrità.
Altro che criticare Il Mucchio!

E ora, veramente, mi levo dai coglioni, promesso.

Solo una cosa: io quel suffisso “indie” lo leverei, voi non avete la minima idea di quali siano gli artisti importanti dell’indie, dimostrate continuamente di disconoscere la scena alternativa americana, glorificate i Kings Of Leon e siete ancora attaccati agli stereotipi del brit-pop. Polvo, Yo La Tengo, Galaxie 500, Swirlies(band di cui parlano i Besnard Lakes nelle interviste, per esempio), Fiery Furnaces, tutta gente di cui non leggo mai e sono colonne dell’underground americano. State ancora lì ad aspettare i nuovi Blur, quando tra l’altro proprio i Blur si sono evoluti grazie alla scoperta dell’indie americano.

adios, sul serio, scusate.

Si vede che ci leggi poco Daniele..qui, x esempio, di verissimi ex britpopper ci siamo credo solo i e axel..e se i blur si devono riformare x fare mondezza meglio rimangano cosi’..un conto e apprezzare le cose del passato xche’ ci ricorda qualcosa, ma questo nn vuol dire vivere nel passato..sul recensire cose ‘indie’ alla moda mi sa che ti devi rivolgere altrove..
Cmq se ti fa schifo ifb basta nn tornarci più, se invece ci ‘saluti’ perche’ pensi che nn puoi criticare secondo me sbagli..

Scusa ma sto con la febbre e mi ero perso una cosa: ‘voi’ non avete idea di chi siano artisti indie..questo mi fa capire che sei giovane, credi di avere il mondo in tasca e spari cazzate nel mucchio senza pensare..secondo te devi essere un vero genio x conoscere i Fiery Furnaces? Cioe’ dunque spiegami: ti senti illuminato xche’ citi quei gruppi?
Fammi sapere sono curioso!

“…dimostrate continuamente di disconoscere la scena alternativa americana […] Polvo, Yo La Tengo, Galaxie 500, Swirlies(band di cui parlano i Besnard Lakes nelle interviste, per esempio), Fiery Furnaces…”.
I commenti da queste parti regalano spesso sprazzi di pura psichedelia! Ti sei scordato i Pavement, voto “appena sufficiente: studia a memoria ma non cntestualizza”.

A me questi che se pensano di essere dei maestri di vita perche’ citano gruppi che evidentemente ritengono di nicchia ni fanno morire..giustamente oh, come fai a conoscere i Galaxie500? Sono una vera chicca!
Mannaggia a ksti gggiovcani…

Daniele io posso capire tutto ma proprio tutto nella discussione, tipo gusti musicali belli o brutti da entrambe le parti, cazzate scritte (da entrambe le parti, anche qui). L’unica cosa che mi lascia perplesso è che ogni volta dici “Basta, addio, prometto che me ne vado, scusate, lo dovevo dire, adesso chiudo, sparisco, addio!” e poi il giorno dopo ti ritravesti da giustiziere mascherato (stavolta della prestigiosa scena indie rock americana) e ci bombardi di nuovo con LE TUE opinioni, dandoci, dritte, consigli, bacchettate eccetera.

Helmut l’ha detto, non ti piace il sito? L’abbiamo capito, ce l’hai scritto in maniera più o meno esplicita decine di volte. Vai altrove no?

Beh, chiaramente noi siamo aperti a critiche, purchè siano costruttive ed argomentate con educazione. Di certo non entri nel novero dei maleducati, ma vedo che i tuoi giudizi negativi sono un po’ fuori fuoco. Ok, la recensione non ti piace, de gustibus. Però poi criticare la nostra linea solo perché leggi quel prefisso “indie” nel nome del sito non ha una sua logica. Siamo una redazione eterogenea, che non segue le mode necessariamente ma cerca di tuffarsi a 360 gradi nel mondo musicale ritenuto in qualche modo valido. Non troverai mai ramazzotti et similia da queste parti, ma ci troverai l’ultima novità dell’indierock come ci troverai la’rticolo sullla musica brasiliana o una retrospettiva jazz, un disco di elettronica. Lo facciamo per passione, ognuno con i suoi gusti e il suo stile. Non siamo qui per compiacere nessuna moda e nessuna corrente musicale. Non siamo qui nemmeno per compiacere i tuoi gusti. Se ti piacciono le cose che scriviamo bene, ne siamo più che felici. Altrimenti pazienza.

P. S. Proprio in queste settimane c’è stato un articolo sulle ristampe dei Galaxie 500, si vede che ci leggi male o leggi solo quello che desideri criticare.

cazzo io ho dormito tutto il pomeriggio e mi ritrovo questo diamante solo adesso.
Credo che questa critica sia “costruitissima” nell’accezione più volgare del termine e, pur contenendo degli spunti per la MIA di autocritica, risulta fondata su una sola argomentazione, ovvero l’attacco alla tecnica transmediale del ricordo come strumento aggiuntivo di valutazione. Il problema è che, a parte la vile tracotanza e le formule stereotipate dell’esegeta di questo cazzo, sotto c’è solo la posizione di uno che punta il dito su semplici passaggi discorsivi senza offrire in cambio un’alternativa costruttiva.
Se hai un problema e vuoi stare al centro dell’attenzione come una vera prima donna, e adesso faccio come te adios, “adios, sul serio, scusate” … Perché non trovi un po’ di tempo per stendere un paio di recensioni e mandarle al nostro caporedattore, così ti può VALUTARE, è un peccato che un genio come te rimanga a casa a leggere le cose scritte dagli altri.
Se, come dice giov, fai questo di continuo sempre sotto nomi diversi per attaccare sistematicamente questa webzine stai inguaiato, e cmq ti avvali solo dell’anonimato telematico, ma non hai le palle di mettere su il nome come fanno quelli che firmano gli articoli. Se invece mi sbaglio possiamo pure incontrarci, così mi ripeti tutto faccia a faccia.

*Se hai un problema e vuoi stare al centro dell’attenzione come una vera prima donna, (e adesso faccio come te, “adios, sul serio, scusate” ), perché non trovi un po’ di tempo per stendere un paio di recensioni e mandarle al nostro caporedattore, così ti può VALUTARE? E’ un peccato che un genio come te rimanga a casa a leggere le cose scritte dagli altri.

scusate la fretta mi ha fatto sbagliare

Più che altro se uno vuole fare l’originale e poi cita i Fiery Furnaces come se fossero sconosciuti penso sia un po” coglione.

io credo che il bello di questo sito sia proprio che non ci siano recensioni “stereotipate” ma recensioni “personali”, a volte anche scanzonate, e che ogni singolo recensore abbia il suo stile riconoscibile. Tant’è che dopo un pò che uno vi legge riesce anche ad orientarsi tra i vari gusti di ognuno. La mia personale esperienza mi dice che dopo averne provati tanti questo è il sito a me più congeniale per come è pensato e x quello che racconta e continuerò ad avervi come riferimento.Se a uno non piace penso possa anche rivolgersi ad altri siti, visto che ce ne sono una miriade, senza stare a rompere tanto..

Attendiamo che Daniele torni a commentare i link appena postati. Certo ci vorrebbe un po’di coraggio vista la figura barbina, ma un uomo sa anche ammettere quando sbaglia…

Oh, comunque “Clinging To A Scheme” spacca. Questo è il mio contributo alla discussione.

E non stupiatevi se la gente commenta così le vostre recensioni. Se qualcuno mi dasse dei suggerimenti le scriverebbi molto meglio, e sarei molto più indie perché citerei gli Yo La Tengo ogni tre per due.

Apprezzo il contributo di Daniele Interrante e attendo trepidante quello di Costantino. Loro si veri indie.

In tutta onestá quando ho visto il voto (9) che hai dato al disco ho iniziato a sperare in un ritorno alla forma migliore per la compagine svedese. Ho ascoltato il lavoro e devo dire che, nonostante un paio di episodi interessanti, al massimo puó aspirare al 7. Penso sia la naturale evoluzione musicale di un gruppo che sette anni orsono fece gridare gli adepti dell’indie (quando ascoltare indie non faceva ancora figo) al miracolo. Sono sempre piú convinto del fatto che Lesser Matters sia stata una grandissima botta di culo per un gruppo che probabilmente é stato sopravvalutato. Ci hanno campato per un pó, hanno deciso di cambiare direzione sonora e si sono un pó persi tra fascinazioni digitali e melodie piú immediate.

A me piace molto, mi fa piangere ed è un gran disco. Quanto alle critiche alla recensione, la gente che frequenta i forum del Mucchio (perché uno del genere non può che provenire da lì) manca essenzialmente di ironia. Che personaggi del genere rimangano ad ascoltare gli Yo La Tengo come facevano dieci anni fa, quando erano più giovani.

Io non sono [UN LETTORE DE IL MUCCIO], io leggo di musica, dalle fonti più disparate, telematiche e cartacee, italiane e straniere. Non appartengo a nessuno e non aderisco a nessuno linea di pensiero. Mi piace conoscere il pensiero degli altri e PENSARE a mia volta, attività che a qualcuno di voi evidentemente riesce difficile.

Gli Yo La Tengo li ho conosciuti solo nel 2005 e nei ’90 probabilmente li avrei scartati solo per il nome.

I’m Not Afraid Of You del 2006 è un disco per il quale testate importanti e critici rispettati hanno speso parole ultraelogiative. Metascore di 86 con diversi 10, media peraltro abbassata dal voto dell’NME, ecco, dell’NME, tutto torna in fondo :).

Io ascolto da Percy Sledge ai Clash, dai Tuxedomoon a Ted Leo, dai Mastodon ai Memory Tapes, da Sun-Ra ai Belle and Sebastian, dai Woodpigeon a Alicia Keys, ultimamente forse ho parlato più degli Yo La Tengo solo perchè stavo approfondendo la loro discografia. Trovo alcuni loro dischi dei ’90 sopravvalutati, ma ho notato per esempio(leggendo interviste e recensioni americane) che a parte Scarrufffi nessuno considera May I Sing With Me il loro capolavoro, ai tempi Ira Kaplan non considerava nemmeno una band gli Yo La Tengo. Sono solo una band FRA TANTE che apprezzo. Poi comunque non capisco per quale ragione una band che sta in giro da un ventennio dovrebbe essere ignorata a favore di un qualsiasi gruppetto di sbandatelli. La qualità è l’unica cosa che conta, non l’età. Se poi alcuni di voi si sentono più a loro agio ad affezionarsi a banducole di sbarbatelli fate pure, a me par proprio che ci si trovi un periodo storico in cui è pieno di ventenni che fan dischi carini, ma trascurabili e infinatamente inferiori ai dischi che tiravan fuori ventenni di una volta. Essendo alcuni di degli idioti plagiati dal marketing non vi rendete conto che tutta sta gioventù viene strategicamente sopravvalutata per creare dei personaggi che possano attirare gli adolescenti.
La verità è che ancora i dischi di un Nick Cave o un Paul Weller danno la merda a tutti i Glasvegas, Big Pink, Patrick Wolf di questo mondo.

Ognuno apprezza ciò che vuole, ma il nome del sito suggerirebbe che siate interessati a promozionare(si, si dice) un certo tipo di musica, non solo quella certo e viva l’apertura mentale, ma non è possibile che nella classifica del decennio l’ultimo dei Kings Of Leon siano ai primi posti e Fiery Furnaces ed Eels siano del tutto assenti. Si ritiene che Noel Gallagher sia il prototipo del cantautore britannico uahahahahah, probabilmente qualcuno ritiene dei fenomeni i Blur e ignora i Dream Syndicate.

Chi si occupa di alternative dovrebbe innanzitutto essere conscio che c’è una cultura dietro, che è una CULTURA PRETTAMENTE AMERICANA, che origina dalla LETTERATURA DEI LOSERS, dalla dimensione di un paese che ti taglia fuori se non sei nato nel posto giusto o non frequenti il giro giusto.
A prescindere dai meravigliosi gruppi indie che può regalare l’underground è un fatto culturalmente americano ed è stato frequentissimamente l’indie americano(si certo che ci sono eccezioni) a dettare tendenza e proporre le cose più originali.

Uno ama ciò che gli pare, ma voi svolgete un servizio e bisogna che siate adatti a farlo. Il direttore di una rivista che si occupasse di TEATRO non potrebbe essere uno che preferisce Iron Man 2 alle tragicommedie di Goldoni.

Questa recensione fa semplicemente schifo.

In una recensione IL PROTAGONISTA è IL DISCO, non il recensore. Questa non è una recensione, ma un tema delle elementari.

Oltre a ciò è veramente patetico che qualsiasi cosa vi ricordi la vostra adolescenza la giudichiate con particolare favore. Dovete aver fatto proprio una finaccia per ricordare con piacere pure i Take That.

uhhahaha gente che praticamente fa le vedi della critica e non possiede la ben che minima capacità di interpretare razionalmente le proprie sensazioni, senza il ben che minimo spirito critico e senso analitico.

Il COLMO.

In tutto questo sproloquio ancora non ho capito per quale motivo qui non si dovrebbe conoscere cosa significhi indie. E resta ancora più nebuloso il motivo per cui dovresti conoscerlo tu.
Penso che di tutti quelli che scrivono per questo sito, non ce ne sia uno appassionato di gruppetti nme etc.
D’altra parte, facendo funzionare un pò l’intelletto, dovresti capir da solo che molte nuove uscite non sono certo capolavori, quindi o recensisci un disco al mese (in quel caso forse è meglio che ti apri un blog) oppure recensisci un po’ di tutto e dai i giudizi che ritieni opportuni. E, tra l’altro, non mi pare che si sia gridato al capolavoro per questo disco, eppure a me è piaciuto, per dire.
Per il resto vale l’invito di sempre: i dischi ti possono piacere o non piacere. Quindi puoi comprarli o non comprarli.
I siti pure possono piacerti o non piacerti. Se non ti piacciono, non ci vai.
Semplice no?

ma non era “adios, sul serio, scusate”?

vabbeh…

comunque…dai link hai visto che dei gruppi che TU ritieni così imprescindibili eccetera abbiamo scritto no?

Quindi adesso la domanda è…che cosa vuoi?

Vuoi cercare di farci capire che siccome tu “leggi dalle fonti più disparate” ne sai più di noi? E va bene, ce ne faremo una ragione… Vuoi inventare la nuova figura del “critico del critico”?

…la verità è che per quanta merda ci butti addosso ogni volta torni sempre a leggere le NOSTRE recensioni (quelle che forse per te sono minchiate…ma sempre qui alla fine sei)…

ribadisco quanto sopra

“I siti possono piacerti o non piacerti. Se non ti piacciono, non ci vai.
Semplice no?”

 

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