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QUASI
American Gong

5 maggio 2010

Genere:

I Quasi sono un trio dell’Oregon, semisconosciuto fuori dalle soglie di Portland, che propone un indie rock banalotto ed ormai senza speranze. Questo dovrebbe far disperare una band, ma non scoraggia certo Coomes e soci, che avuto un contratto con la celebre Domino (Arctic Monkeys, Franz Ferdinand, Archie Bronson Outfit, ecc.), si sono fatti strada tra i nomi del settore in più di quindici anni di ‘quasi-scintillante’ carriera, prendendosi comunque i meriti di una notevole voglia di fare.

Esaminando il contenuto del disco si può parlare di una leggera sottomissione ai cliché dell’indie e del pop/rock, con leggere flessioni rock’n'roll e quell’impeto grunge che sotto sotto pulsa in tutti gli americani post-Nirvana, e che fa fatica, in certi casi diremo per fortuna, ad emergere con tutta la sua prepotenza. Altrimenti ci sarebbero tutte copie dei Creed. “Repulsion”, primo brano del disco non da quel senso di rigetto che a volte si prova per il genere e che il titolo quasi rievoca, ma anzi spinge in alto le aspettative, essendo un onesto rockettino senza pro né contro. “Little White Horse” inizia con un sound quasi garage, o meglio post-punk, ma l’anima indie rimane prevalente, ed ecco che il pezzo poco dopo spara il suo noioso intermezzo rallentato tra arpeggi, inserti forzati di synth e cambi di tempo dei soliti.

Per alzare un po’ il tono del disco bisogna abbandonarsi a qualche spirito d’improvvisazione di stampo blues, dagli accenti fortemente ermetici, come in “Everything & Nothing At All”, canzone dalle forti inclinazioni malinconiche provenienti da quel panorama cantautorale quasi beat generation (di nuovo in” The Sig Is Up”, all’incirca una ballata acustica degli Oasis suonata dai Quasi), ma meglio ancora in “Rockabilly Party”. Alla fine dei conti Gallagher e amici vari non sono proprio distanti dal sound degli americani, e lo si sente in moltissimi episodi del disco, in particolar modo degli assoli e negli schemi compositivi, ripresi da quella tradizione post-beatlesiana che ha rotto i coglioni a chiunque.

“Black Dogs & Bubbles” è abbastanza catchy da salvare la pelle, con i suoi intermezzi da viaggione con cuffie a bomba in una notte che non puoi dormire, e pure “Now What” coi suoi fuzzettoni inutili ma inarrestabili. Poco di meglio per le ballate ricolme di piano come “Laissez Les Bon Temps Rouler,” tutto sommato riempitivi che si potevano evitare.

Il disco dei Quasi è di per sé un disco decente ma inutile, che si prende un minimo di dignità solo nel momento in cui si cerca di unire ai soliti schematismi indie qualche elemento diverso, un qualche passaggio nuovo, qualcosa di inaspettato. Questo, all’interno di “American Gong”, succede piuttosto raramente e risulta evidente che un disco così non potrà essere particolarmente apprezzato da chi questo genere non lo mastica. Per tutti gli affezionati della cosa, ma anche di chi questa pantomima la sa suonare molto meglio (Wire, Spoon, Pavement, ecc.), sicuramente un disco da mettere nella propria ‘collezione’, per fare numero. Onesto tentativo di continuare una carriera senza mai trovare una vera fase crescente. Né calante. Una carriera che quindi, per una costanza che quasi nessuno ha mai avuto, merita la nostra riconoscenza.

American Gong
[ Domino- 2010 ]
Similar Artist: Wire, Archie Bronson Outfit, Spoon
Rating:
1. Repulsion
2. Little White Horse
3. Everything And Nothing At All
4. Bye Bye Blackbird
5. The Jig Is Up
6. Black Dogs and Bubbles
7. Death Is Not The End
8. Rockabilly Party
9. Now What
10. Laissez Les Bon Temps Rouler
11. Howler

 

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