AMOR FOU
I Moralisti

 
 
17 Maggio 2010
 

La poesia è l’unica arte in cui la mediocrità è imperdonabile.
Ezra Pound

Ogni opera letteraria, musicale, pittorica, o comunque sia, artistica tout court deve rispondere solamente ad un’unica bruciante necessità: colmare un vuoto. Non c’è contro-spiegazione che tenga, è la vita stessa una rincorsa continua a tappar falle aperte da buchi neri quotidiani. È la Natura che lo pretende. Lo spettatore, il fruitore finale dell’arte, è una belva assetata, bavosa, che sulla lunga distanza non perdona la ripetizione, la bella copia delle cose già accadute. Il primo che arriva a riempire una mancanza si pianta monolitico, indica la via alla stessa maniera del pioniere, fa lo sforzo più grande alla stessa maniera dell’eroe.

Ora gli Amor Fou, quartetto milanese al loro secondo lp e stavolta addirittura per una major come la Emi, un vuoto lo colmano. La musica italiana soffriva da troppo tempo di ‘sindromi da cameretta’, buoni album pop che però difettavano di epicità e sincera melodrammaticità, quest’ultima intesa nella forma più aulica del termine. Con “I Moralisti” la band capitanata da Alessandro Raina architetta un imponente mausoleo delle occasioni perdute, navigando tra storia e finzione, tracciando un affresco che coniuga punti di vista ed approcci esistenziali in modo da lasciare che siano i personaggi a parlare attraverso il filtro potente della poesia. Si va da confessioni di criminali assassini alle macerie esistenziali di ex giovani finti-rivoluzionari, da cinquantenni falliti ad adolescenti vuoti e disperati, fino ad arrivare al racconto di candori spalancati nel cuore di un pazzo per troppo tempo seviziato dalla normalità del mondo circostante.

Senza altri giri di parole c’è da dire che questo disco è un capolavoro. Perché riesce a staccarsi dal solito arrangiamento rincoglionito rubato agli anni ’60, perché parla col linguaggio diluito e diafano del post-rock, riuscendo altresì ad essere decisivo nella descrizione delle cose, perché la voce di Raina commuove ed avvolge sicura come una nebbia improvvisa, quasi quanto l’eleganza della chitarra di Giuliano Dottori, capace di stordirti pennellando acquarelli. Questo disco è un capolavoro perché scuote le anime pur non cadendo nell’ infantile gioco della militanza, racconta storie, è vecchio nel passo, ma futuristico nella capacità di calibrare il suono su corde contemporanee. Narra di personaggi ben precisi, ma è come se parlasse di ognuno di noi. A volte ricorda il coraggio del primo De Gregori, che però disquisisce di musica coi Giardini Di Mirò, altre volte non sembra che un fiore che si schiude nel crepuscolo ghiacciato di una serata invernale. C’è tutto perché “I Moralisti” possa candidarsi ad essere una delle migliori cose uscite in questi ultimi anni in Italia e non solo.

Ed in questo quadro di desolata rassegnazione, un bagliore finale gli Amor Fou lo vogliono lasciare, alla loro maniera, citando film e poesia, Pasolini e Sandro Penna, lucidi azzurri e nere incrostazioni, voci candide e delicatezza, amore e dolore. Chapeau.

I Moralisti
[ EMI – 2010 ]
Similar Artist: Paolo Benvegnù, Non Voglio Che Clara, Francesco Guccini, Giardini Di Mirò, Lucio Dalla, Francesco De Gregori
Rating:
1. Intro
2. De Pedis
3. Anita
4. Le Promesse
5. Peccatori In Blue Jeans
6. Il Mondo Non Esiste
7. Filemone E Bauci
8. Cocaina Di Domenica
9. Un Ragazzo Come Tanti
10. a.t.t.e.n.u.r.B.
11. Il Sesso Degli Angeli
12. Dolmen
13. I Moralisti
Tracklist
 

17 Comments

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recensione perfetta. Mi procurerò l’album in questione.

P.S.
è troppo bella l’immagine di De Gregori che dialoga coi Giardini di Mirò.

…ammettilo, sapevi bene che non potevo non apprezzare totalmente e spudoratamente l’intro…

maledetto… 🙂

Bellissima recensione, anche se onestamente l’unica canzone veramente sopra la media è ‘Cocaina di domenica’…

Non condivido del tutto il grande risalto che si sta dando a questo “I Moralisti”: sia ben chiaro, lavoro onesto e a ben vedere anche al di sopra della media rispetto a molta roba che circola attualmente, ma ho come l’impressione che intorno alla fin fine ci sia molto più “hype”, rispetto al contenuto reale del disco.

…ottima recensione davvero, e secondo me invece anche ottimo disco, almeno da quattro stelle…
nel bene o nel male ci infilerei anche gli amati-odiati Baustelle, tra i i riferimenti…in alcuni passaggi e in qualche “ritornello” mi sembrano loro il richiamo più immediato e attuale…

pare proprio una figata, però il disco precedente mi aveva decisamente deluso.

Recensione ben scritta, anche se un attimino eccessiva. Il disco è ottimo, pregnante, graffiante, a tratti commovente. Le 4 stelle merita ampiamente, ma attenzione a sbandierare ai quattro venti il capolavoro assoluto come hai fatto più di una volta…resta cmq un album che può dar qualcosa, una scossa, uno spirito nuovo, alla ormai compromessa scena musicale italiana…

Disco commovente…
Su tutte De Pedis, ma è davvero difficile fare una classifica…

Hey ragazzi, ringrazio tutti, davvero, sia per i complimenti che per la discussione attorno al disco, finalmente pacata e pertinente. Mi ero scocciato di chi sputava sentenze, per cui se nel mio piccolo sono riuscito a far dibattere non può che farmi piacere. 🙂

Per il resto, chi mi conosce sa bene che non vado dietro a nessuna moda o ‘caso’ creato ad arte. Diciamo che il disco mi ha colpito davvero molto, anche più del precedente. Lo trovo una pietra angolare della musica italiana degli ultimi anni e non solo. Alla fine son solo canzonette. O no? Eheheheh
Aloha…. 🙂

…più “canzonette” che rock’n’roll…but i like it! 😉

Bella rece e gran disco,avrei speso qualche parola per la produzione artistica a cura del polistrumentista Leziero Rescigno(con Raina)che è un vero “Dolmen”.Suono e arrangiamenti sono un ulteriore cifra stilistica degli Amor foù.
Questo disco mi ha fatto ricredere,lo ammetto,non li ho mai amati molto prima di ieri pomeriggio…ho il cd in rotazione continua..

Avrei speso qualche parola per la produzione artistica a cura del polistrumentista Leziero rescigno(con Raina)che è un vero “dolmen”Equilibrio perfetto tra suono e sobrio sperimentalismo pop!

..davvero ottima recensione, condivisibile su tutta la linea..certoche “La stagione del cannibale” rimane un capolavoro insuperato da quest’ultimo..

Ho ascoltato l’album precedente piu’ per volonta’ di trovare ancora qualcosa di buono nella scena pop italiana ma era davvero poca cosa. Uno squallido ripetersi di roba gia’ sentita mille volte con la simpatica particolarita’ di un congiuntivo sbagliato nella prima frase del disco. Lasciamo perdere De Gregori..
Ottima recensione per un disco che non ho sentito ma le cui premesse…promettono di premettere male.

recensione incoraggiante(scritta ottimamente…come notato dai più). l’album precedente mi ha piacevolmente colpito, senza lasciar quella spiacevole sensazione di “già sentito”. incuriosita, provvedo ad ascoltare “i moralisti”.

Visti dal vivo venerdì scorso…molto deludenti per quanto mi riguarda…

 

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