CRYSTAL CASTLES
Crystal Castels (II)
Genere: electro-noise
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Ovvero: Il secondo album è sempre il più difficile, ma se la formula vincente non viene cambiata e l’hype mediatico non accenna a diminuire il successo è assicurato.
Sono queste le premesse che accompagnano il ritorno discografico di Alice e Ethan, mai del tutto scomparsi nei due anni che li separano dall’omonimo debutto (diciamo che l’originalità dei titoli non è il loro forte), impegnati in un lungo tour internazionale che li ha portati anche in patria (a dir poco esplosiva la data romana dell’estate 2009, sono di ritorno a Milano in questi giorni).
Nessuna notizia in merito a un nuovo lavoro è trapelata fino al termine di marzo, quando vengono annunciati dapprima un EP in edizione limitata per il Record Store Day, poi un paio di singoli, seguiti dalla conferma di un nuovo album in vendita a giugno, presto vittima di un leak che costringe la casa discografica ad anticipare la vendita digitale.
Il duo electropunk, come previsto dalle nuove canzoni proposte dal vivo, non offre particolari cambiamenti: torna la ricetta Alice urlatrice folle + sintetizzatori taglienti, come nel brano d’apertura “Fainting Spells”, che nel synth confuso e nelle grida strozzate ricorda vagamente l’ultimo lavoro dei francesi Kap Bambino, forse gli unici colleghi ad affrontare il medesimo genere senza copiare dai CC. Segue sulla lista “Celestica”, primo singolo estratto e probabile hit estiva sulla piazza indipendente, forte di un canto vocoderizzato e di una melodia vagamente nostalgica degna degli ultimi Röyksopp. “Doe Deer” catapulta nuovamente l’ascoltatore nel noise più assordante; segue “Baptism”, gioiellino 8-bit in linea col debutto dei due canadesi.
”Year Of Silence” esordisce con dei bassi rimbombanti, l’ultima base su cui ci si aspetterebbe di ascoltare l’etereo Jónsi dei Sigur Rós, che viene invece campionato (peraltro dalla più spensierata delle canzoni dell’ultimo disco della band islandese, “Inn Í Mér Syngur Vitleysingur”) producendo un effetto quantomeno straniante.
I pad e il fidato Korg di Ethan danno del loro meglio in “Empathy” e “Vietnam”, intramezzati da qualche riempitivo (“Violent Dreams” su tutte, pessima imitazione di un brano IDM). La pecca viene presto perdonata: Intimate sguinzaglia un tappeto sonoro invidiabile, 5 minti di sintetizzatori pulsanti, canto al vocoder e bassi potenti che prendono il sopravvento verso il finire della canzone. “I Am Made Of Chalk”, chiusura perfetta, si apre nel caos per proseguire in una melodia celestiale, alternata da gorgoglii lisergici.
Chi ha amato il debutto non avrà da ridire, chi sperava in un cambiamento deve cominciare a sperare per la prossima uscita (ammesso che Alice Glass ci arrivi viva).
2. Celestica
3. Doe Deer
4. Baptism
5. Year of Silence
6. Empathy
7. Suffocation
8. Violent Dreams
9. Vietnam
10. Birds
11. Pap Smear
12. Not in Love
13. Intimate
14. I Am Made of Chalk
CRYSTAL CASTLES su IndieForBunnies:
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17 maggio 2010 @ 13:16
se è come l’altro non se ne sentiva proprio il bisogno.
20 maggio 2010 @ 12:34
Un disco imbarazzante. Band sopravvalutatissima, il primo bellissimo disco è riuscito solo per un colpo di culo.
20 maggio 2010 @ 15:20
che poi il primo fosse bellissimo è tutto da dimostrare… eh ehe eh.
20 maggio 2010 @ 18:33
A me è piaciuto molto, però riconosco che se non lo avessero pompato così tanto non mi sarebbe mai passato per la testa di ascoltarlo. Dietro all’hype c’è poco.