VICTOR DÉMÉ
Deli
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Dopo neanche un anno e mezzo dal formidabile, fenomenale, abbacinante (prestatemi qualche altro aggettivo, perché non bastano) disco omonimo, ritorna Victor Démé.
La cosa in sé dovrebbe far scalpitare chi ama la musica, riempire le cartelle stampa di superlativi, scomodare paragoni impossibili con musicisti leggendari come Ali Farka Touré o Toumani Diabatè e invece no. Non fosse perché la terra d’origine di questo cantore sfortunato è il Burkina Faso, ahimè noto per i disastri naturali che ogni tanto decidono di martoriarla insieme alla fame ed alla carestia, tanto per gradire.
Non che in Mali siano messi meglio, ma almeno lì i talenti musicali non mancano e le lodi sperticate si sprecano, non di certo a sproposito. Ciò è davvero un peccato, anche perché il buon Démé, classe 1960, non solo riesce a replicare quasi il miracolo, ma dimostra una capacità di districarsi nei generi più disparati che ha del miracoloso. Si passa con disinvoltura dal maghrebi della favolosa traccia d’apertura “Hine Ye Deli La” al folk di “Deen Wolo Mousso” al tango(!) di “Méka Déen” al country di “Maa Gaafora” al mirabolante afrobeat di “Wolo Baya Guéléma” alle asperità sudamericane di “Ma Belle” sino a giungere al blues Sahariano circa Tinariwen di “Tan ni Kélén”, senza provar il minimo senso di stucchevolezza o assorbimento, anzi si viene travolti dal desiderio irrefrenabile di rimettere su il disco ancora ed ancora, lasciandosi travolgere dalla bellezza. Sarebbe davvero un delitto ignorarlo ancora una volta, non credete? L’Africa ci chiama ancora una volta. Non ci resta altro che rispondere all’appello.
2. Deén Wolo Mousso
3. Méka Déen
4. Teban Siyala
5. Banaïba
6. Séré Jugu
7. Chapa Blues Band (Interlude)
8. Sina
9. Ibe Siran Munlela
10. Mais Où Sont Les Dollars? (Interlude)
11. Maa Gâafora
12. Tato Mowla
13. Kéeba Sekouma
14. Wolo Baya Guéléma
15. Ma Belle
16. Tan ni Kéléen
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