PAVEMENT
Live @ Atlantico Live (Roma, 24/05/2010)

 
4 Giugno 2010
 

In un Atlantico Live (ex Palacisalfa) pieno a metà, sono tornati finalmente i Pavement in Italia, nella prima delle due date del tour celebrativo, in concomitanza con il loro greatest hits, che hanno toccato il nostro paese (la seconda il giorno dopo a Bologna). Un modo elegante forse per batter cassa come è ormai prassi consolidata tra i miti del rock anni ’90, ma fatto con un modo elegante e con un fuoco sul palco capace di far tornare gli astanti di anni e anni indietro.

Aprono la serata gli israeliani Monotonix (Steve Albini tra i loro produttori) che hanno scaldato l’ambiente con il loro garage rock senza troppi fronzoli suonando direttamente a livello del pubblico. C’è chi li ha amati e chi la ha odiati, ma è l’eterno destino delle opening bands. Con un ritardo di un quarto d’ora rispetto al programma originale, alle 21.30, salgono sul palco i 5 Pavement: Stephen Malkmus, Scott Kannberg, Mark Ibold, Gary Young e il ‘jolly’ Bob Nastanovich. Attaccano con “Silence Kid” da “Crooked Rain, Crooked Rain” e da lì è un amarcord emozionale continuo: “In The Mouth Of A Desert”, “Stereo”, per proseguire con “Shady Lane”, “Gold Soundz”, “Date With Ikea”, “Spit On A Stranger “tra le altre. Il pubblico è entusiasta, canta alla grande. Malkmus sente tutto questo, accompagna il più classico degli Io amo Roma al suo modo più unico che raro di suonare la chitarra che diventa quasi un prolungamento naturale del suo corpo. Nastanovich passa dalle percussioni alla voce con naturalezza, destreggiandosi alla grande tra le lucine della coreografia semplice, essenziale ma riuscita montata per l’occasione dai cinque.

Ed ecco le classiche “Range Life”, “Summer Babe” (Summer is coming.. dice Stephen), “Cut Your Hair”. Il bis segnato in scaletta è composto da “Kennel District”, “We Dance”, “Elevate Me Later” e l’attesissima “Stop Breathin’”. Ma i Pavement tornano a grande richiesta per eseguire una “Here” perfetta, riadattata per l’occasione, con tanto di citazione di “Yellow” dei Coldplay da parte di Malkmus.

Quando si dice che non tutte le reunion vengono per nuocere….

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