COCOROSIE
Grey Oceans
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Parliamone. Chi le odiava continuerà a farlo. Gli altri, quelli che provavano simpatia nei confronti del loro folk squinternato e sognatore e che già avevano ridotto il sorriso a una smorfia dopo le incursioni nei territori dell’hip hop elettronico delle Cocorosie, avranno davanti due possibilità: rassegnarsi, come davanti a una ragazza bella che non ha superato il test della mattina dopo, o autoconvincersi che qui ci sono ancora delle forme e dei suoni da salvare.
Non c’è niente di semplice in questa ostinazione a continuare a scegliere qualcosa che non si risolve mai in quello che ci aspettavamo. E’ una cosa romantica, persino. Una cosa romantica e miope: “Grey Oceans”, con tutta la buona volontà, non offre appigli. Malgrado l’etichetta che doveva essere di sdoganamento (siamo in area Sub Pop), l’album è una prova solipsistica. Nel migliore dei casi le due sorelle Sierra e Bianca infrangono certe barriere (“Trinity’s Crying”, “Lemonade”) e tentano uno sperimentalismo commerciale (“Smokey Taboo”) che riesce a non dare sui nervi. E nel peggiore dei casi, beh…Una recensione non può limitarsi a dare informazioni di servizio o a fornire un elenco di tracce che funzionano e tracce che invece non funzionano, ma certe cose vanno dette e chiamate per nome: “The Moon Asked The Crow” è uno dei pezzi più imbarazzanti di cui le Cocorosie si siano mai rese artefici.
E il loro vecchio giochetto suoniamo qualcosa come se una vecchia attrice di vaudeville si fosse trasferita nella Berlino contemporanea per lavorare in un bar vietnamita dove si esibiscono giovani electroperformers (vedi “Hospcotch”) ti sembra solo il tentativo rassegnato di queste due donne di convincersi che sono strane e talentuose, talentuose e strane. Ma insomma, qui viene meno l’emozione, e non è un caso che il pezzo più convincente- “Gallows” – sia proprio quello in cui le due sembrano essersi impegnate di meno: nello srotolarsi in circolo del pezzo c’è qualcosa che ci porta nei pressi di una visione, di un’altra stagione; carillon e pianoforti non sono sono vuoti ornamenti estetici ma elementi funzionali all’espressione.
Questa volta le Cocorosie non diventano mai una necessità. E in questa mancata necessità, nell’insopportabile assenza di qualsiasi vocazione o urgenza, io ne vedo tutti i limiti. E il naufragio in oceani grigi.
2. Smokey Taboo
3. Hopscotch
4. Undertaker
5. Grey Oceans
6. R.I.P. Burn Face
7. The Moon Asked the Crow
8. Lemonade

9. Gallows
10. Fairy Paradise
11. Here I Come
COCOROSIE su IndieForBunnies:
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9 giugno 2010 @ 08:28
disco orrificool
stellette : una
9 giugno 2010 @ 13:50
non concordo.
al contrario, penso che Grey Oceans sia un bel traguardo per le due, sono riuscite a mischiare le atmosfere del debutto con le sonorità più elettroniche degli ultimi lavori, con dei risultati discreti (cosa non è Lemonade? R.I.P. Burn Face? Here I Come?).
tralaltro non ci vedo neanche grandi aspirazioni commerciali, come era lecito aspettarsi dopo il ben più commerciabile The Adventures blablabla.
9 giugno 2010 @ 14:43
mai sopportate.Continuerò a non sopportarle a quanto pare
9 giugno 2010 @ 17:39
anche io. Non le ho mai sopportate. Mai capite. mai capito il loro “successo”.
26 giugno 2010 @ 15:01
Andrò al loro concerto romano, io adoro le CocoRosie. Brave o non brave, non mi importa, e non mi importano le classifiche e le recensioni.
Smokey taboo, è la mia preferita.
L’avrò ascoltata dieci volte, senza esserne stufo.
Ditemi voi, cosa c’è di meglio in giro?
Ho seguito i Baustelle nell’esordio romano del loro ultimo lavoro. Per il caldo e la noia e la birra, mi sono addormentato.
Mi è piaciuta l’ultima: andarsene così, un inno al suicidio (collettivo). Baci-Tom
22 settembre 2010 @ 01:55
Passavo quà per caso, proprio per vedere cosa ne pensavano gli internauti del genio musicale delle Cocorosie.
Non potevo capitare in posto migliore a quanto pare.^^
Premetto che giudicare le Cocorosie è uno dei compiti più difficili che possono esser affidati ad un recensore.
Però, leggendo la tua recensione ho notato che c’è molto, e davvero molto, pregiudizio personale. Non fraintendermi, ovviamente quando si recensisce si esprime in parte il nostro giudizio, ma non dobbiamo farci condizionare da esso. A me invece sembra proprio che questo sia capitato in questa recensione. Fin dalla prima riga si capisce, che non ti vanno a genio… Niente di grave, succede!
Però, dato che le persone, ignorantemente, si affidano alle recensioni per modellare e scoprire i propri gusti, non è giusto definire un album lievemente sottotono come un naufragio in mari grigi.
Certo se ti limti a osservare, come hai scritto, la loro stranezza è ovvio che qui si casca male dato che ormai si sono ripetute anche abbastanza. Il problema delle Cocorosie è che la loro stranezza è intrinseca nel loro DNA, i loro gentori per esempio, sono matrice di una storia assurda. Secondo te, due bambine in quella situazione, potranno non crescere strane? Io dico proprio di no. Quindi, usando un modo di dire, non è che ci fanno, ci sono! In “The Moon Asked The Crow” esteriorano tutto questo, come già fatto nei precedenti album per carità, ma sempre eccellentemente! Le sonorità, i ritmi e il timbro vocale sono perfetti e superbamente espressivi. Non puoi essere così ottusa (senza offesa ovviamente^^) da ritenere imbarazzante un emozione infantile!
Non voglio certo recensire il cd al posto tuo, ma un suggerimento da grande ascoltatore di musica vorrei dartelo:
prova a focalizzare in testa le emozioni più strane e particolari di quando eri piccola, quelle belle, brutte, felici, tristi e IMBARAZZANTI al tempo stesso e poi, dopo che le hai rivissute e assaporate ben benino riascoltati con calma e senza pregiudizi questo album, vedrai che secondo me cambi idea!
Buona vita!
Luca
22 settembre 2010 @ 10:40
Ma questo commento chi l’ha scritto, Walter Veltroni?
22 settembre 2010 @ 11:19
finalmente qualcuno che non ci attacca perché non la pensiamo come lui ma dice la sua in modo tranquillo, spiegando i “perché” e i “per come”.
A me, come ho già detto, non sono mai piaciute e non trovo minimamente interessante quello che fanno, ma ho letto tutto il commento di Luca e ho capito dove vuole andare a parare. Possibilissimo. Sicuramente no nadnrò a studiarmi la vita delle due e a riascoltare l’album ma apprezzo la cosa.
inoltre cosa sacrosanta “Però, dato che le persone, ignorantemente, si affidano alle recensioni per modellare e scoprire i propri gusti…” cosa che ho sempre affermato anche io: non porto l’acqua al nostro mulino di sicuro, ma è un dato di fatto che uno debba solo trarre spunti da segnalazioni (che sono quasi sempre inevitabilmente condizionate almeno un pochino da un giudizio personale) e poi farsi un’opinione propria.
18 gennaio 2011 @ 12:35
le ho scoperte oggi cercando un video in cui danza una giovane danzatrice e coreografa italiana… ed ho ascoltato una loro canzone, credo si intitolasse South 2nd…. Ho subito fatto ricerche su di loro. Non le trovo strane, ma grande personalità e talento e forti nel raccontare qualcosa del loro mondo. Credo, inoltre, che non bisogna capire tutto ad ogni costo. a volte basta semplicemente lasciarsi guidare, ed ascoltare….Grazie