MICAH P. HINSON
And The Pioneer Saboteurs

 
 
28 giugno 2010
 

Dedicato a Chiara L.M.

A volte la vita conosce strade impervie e pericolose, ma sa anche restituire gioia e serenità, specie a chi ha saputo trarne la giusta lezione e sia riuscito a far rimarginare le cicatrici del dolore sacrificando tutto o quasi all’altare di quell’arte sublime quale è la musica, come ha fatto e continua a fare Micah P. Hinson: Il vecchio saggio imprigionato nel corpo di un ragazzino, dalla voce profonda, solcata dai patimenti, ma forgiata dall’amore e dalla catarsi.

Il giovane vecchio di Abilene, Texas, ritorna con l’anima purificata e redenta, non più scossa dai fantasmi del rimpianto e della perdizione, pronto a denunciare a voce alta il degrado del mondo moderno, del suo ritmo forsennato e distruttivo. Con un pugno di musicisti nuovi di zecca, ribattezzati the Pioneer Saboteurs, Hinson prende le mosse da una vecchio poesia dell’immenso Walt Whitman, “Piooneers O Pioneers”(Tratto da “Leaves of Grass”), per raccontare l’infrangersi del sogno americano e dei suoi ideali di pace e tolleranza, trasformatosi ben presto in un vortice di odio, razzismo, violenza.

La ‘chiamata alle armi’ riecheggiata negli archi magniloquenti e Morriconiani dell’ouverture strumentale del disco è la premonizione imminente di un’altra, devastante, guerra e dell’odio che ormai imperversa nell’animo umano. Ma c’è anche spazio per delicate contemplazioni di una bellezza appena sbocciata, come farebbe il miglior Elliot Smith (“Take Off That Dress For Me”) soffuse nenie alla Waits (“Seven Horse Seen) o squarci espressionistici degni del miglior Van Zandt (“My God My God”). Questa volta però più che le immagini di sconfitta, redenzione, amori perduti, sabbia e sangue evocate dagli splendidi testi, è la musica – mai come adesso così curata negli arrangiamenti, con un respiro quasi classico, da spaghetti western, ove sono gli archi a ruggire anziché le chitarre – a scandire i battiti del tempo ed evocare i fantasmi mai sopiti della guerra e dell’odio, nonché la caducità degli esseri umani, fragili sagome di questa terra martoriata (“The Letter at Twin Breaks”, quasi un Johnny Cash che duetta con Morricone o gli archi in dissonanza di “The Returning” a chiusura del disco, quasi un’ eco dei bombardamenti dell’ennesima guerra). E’ un disco difficile, ma vero, profondamente umano, di una crudezza così amara da far male, ma allo stesso tempo con il retrogusto flebile ma dolce della speranza riposta nell’amore, l’unica ancora di salvezza che ha l’uomo per definirsi tale.

Il giovane Micah è diventato saggio e consegna ai posteri, se non il suo disco migliore, il più maturo: fulgido esempio di un talento puro e cristallino che plasma la poesia americana e la sua grande tradizione musicale dandole un nuovo vestito, ma lasciando intatta la sua bellezza ed epicità.
We Must march my darlings, We must bear the brunt of danger, We, the youthful sinewy races, all the rest on us depend, Pioneer o Pioneers!

Cover Album

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And The Pioneer Saboteur
[ Full Time Hobby – 2010 ]
Similar Artist: Johnny Cash, Smog, Leonard Cohen, Bob Dylan, Tom Waits
Rating:
1. A Call To Arms
2. Take Off That Dress For Me
3. 2’s & 3’s
4. Seven Horses Seen
5. The Striking Before The Storm
6. The Cross That Stole This Heart Away
7. My God, My God
8. The Letter At Twin Wrecks
9. Watchers, Tell Us Of The Night
10. Stuck On The Job
11. She’s Building Up Castles In Her Heart
12. The Returning
Tracklist
 
 

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