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XIU XIU – Live @ Init (Roma, 17/06/2010)

17 luglio 2010

Genere:

La prima volta che vidi gli Xiu Xiu dal vivo, sul palco c’erano un Jamie Stewart timido, scostante, malinconico e disperato e la diafana ninfetta Caralee McElroy, quasi immobile, distaccata, glaciale. La seconda volta si presentarono in quattro, con una potentissima, quasi feroce sezione ritmica. Gli Xiu Xiu di oggi, quelli di “Dear God, I Hate Myself”, tornano ad essere un duo. Jamie ora è affiancato da Angela Seo, la lady dagli occhi a mandorla che nel disgustoso video della title track dell’ultimo album con fare impassibile si ficcava più volte due dita in bocca per poi vomitare (mentre Jamie a meno di mezzo centimetro di distanza consumava tranquillamente una barretta di cioccolato). Questa ultima performance dunque risulterà abbastanza diversa dalle precedenti, anche se un po’ più simile alla prima che vi ho citato brevemente.

Ma prima di vedere gli Xiu Xiu sul palco mi gusto un paio di brani mesmerizzanti degli (r), ossia Fabrizio Palumbo degli ottimi Larsen di Torino (amici ormai da tempo di Jamie, si ricordi ad esempio il progetto XXL, comprendente le due band fuse) accompagnato da Daniele Pagliero. Si tratta di una musica lentissima, un po’ ostica, fortemente ipnotica, ricca di note ripetute allo spasimo e di feedback atmosferici. Molto interessante, ma da risentire con più calma e con più concentrazione.

Poco dopo è finalmente la volta dei due protagonisti della serata, che partono con l’inedito “Black Drum Machine”, scheletrico e raggelante pezzo (andatevi a cercare il testo su internet), il quale vede protagonisti un Jamie sobriamente disperato e la sua chitarra, dapprima pizzicata con garbo e poi sfregiata con irriguardose, perverse movenze dark. Seguono quattro pezzi eccellenti come “Apistat Commander”, “Gray Death”, “Muppet Face” e “Dear God I Hate Myself”, tanto ballabili quanto fottutamente malinconiche.

L’animale da palcoscenico e il centro della performance ovviamente è Jamie, non certo la sobria Angela che pure è fondamentale nella costruzione dei pezzi. Il cantante, meno timido e più agguerrito di come me lo ricordavo, appare comunque sempre concentratissimo e totalmente immerso nella sua musica. Il suo volto è una maschera di disperazione e insieme (gelida) passione. Il suo corpo teso, nervoso, grondante litri di sudore (l’impianto di aerazione del locale di certo non aiuta…) testimonia tutta la carica di questa figura imprescindibile del rock indipendente moderno. Sul palco il duo si serve degli strumenti più insoliti: oltre a un consistente arsenale di effetti ed effettini vari vengono utilizzate cose assurde come delle nacchere e un Nintendo NS (usato anche nell’ultimo disco, se non erro). Dopo una intensissima “Boy Soprano” i due salutano timidamente e si eclissano. Il pubblico li richiama a gran voce, ma niente…cosa incredibile, nessun bis. Angela esce dopo qualche minuto dai camerini per andare a parlare con dei fan, dimostrandosi simpaticissima e assai disponibile. Probabilmente Jamie sarà collassato sul pavimento del bagno degli artisti, dopo aver lasciato sul palco dell’Init cuore, anima e polmoni grondanti sangue, amore e inquietudine.

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