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FLORENCE AND THE MACHINE – Live @ Auditorium Parco Della Musica (Roma, 22/06/2010)

1 agosto 2010

Genere:

Quarta data italiana e prima visita a Roma per la rossa Florence Welch, che reduce dal successo riscosso anche in Italia dal singolo “You’ve Got The Love” si ripresenta niente meno che all’Auditorium di Renzo Piano per quello che sin dal costo del biglietto, oggettivamente troppo pompato per una debuttante, sembra essere un evento non indifferente.
E non indifferente è anche l’atmosfera in Cavea, dove per la prima volta nella manifestazione di quest’anno trovo una decina di gorilla distribuiti intorno al lungo palco, a fronteggiare improbabili invasioni di campo. Mi torna in mente che l’ultima volta che vidi una scena del genere fu nel 2008 con Björk, ma allora la Cavea era sold-out e il pubblico aveva ottimi motivi per inscenare attacchi suicidi verso gli omoni in nero. Pensare invece una simile atmosfera per la pallida londinese, fresca di debutto, mi fa un po’ specie.

La puntuale apertura è affidata a “Howl”, brano tra i più suggestivi di quel Lungs che personalmente considero il miglior album pop del 2009. Florence si presenta scalza, bianchissima in una vestaglia bianca, opposta alla band d’accompagnamento in nero che comprende tra gli altri un arpista e un addetto alle percussioni, evitando così ogni campionamento a favore di un’esecuzione musicalmente ineccepibile.
La Rossa sfodera le tonalità più calde della sua voce, balla, si dimena, si aggira avanti e indietro per il palco roteando in punta di piedi, dimostrando tuttavia una vaga freddezza nei confronti del pubblico romano, galvanizzato e al contempo intimorito dalla security (nonostante vari accenni di sommossa popolare, ci si alzerà a ballare solo per l’ultimo brano in scaletta).

Le inquietudini della giovane inglese prendono vita dai testi dei brani proposti, forti di una tonalità vocale impressionante, rara tra le nuove proposte degli ultimi anni; Florence ostenta la sua potenza vocale ondeggiando placidamente da un lato all’altro della Cavea sulle note morbide di “I’m Not Calling You A Liar”, dimenandosi freneticamente sui ritmi vorticosi di “My Boy Builds Coffins” o battendo la bacchetta sul tamburo posizionato al lato del microfono al ritmo di “Drumming Song”, ottenendo in ognuno dei casi applausi scroscianti.

Tra i brani proposti in scaletta anche una cover dei Cold War Kids, “Hospital Beds”, l’inedito “Strangeness And Charm” e un brano tratto dalla discussa colonna sonora dell’ultimo film della saga di “Twilight”, “Heavy In Your Arms”. Il singolone “You’ve Got the Love” e la bellissima “Dog Days Are Over” concludono rispettivamente la prima parte del concerto e l’encore, rivelando nei ringraziamenti, apparentemente sinceri, una Florence più sciolta e grata, come se avesse interpretato un ruolo che non è il suo per tutta la durata del concerto. Un personaggio che forse ha perso un po’ della propria spontaneità, ma ha mantenuto fedeltà all’alto livello musicale proposto.

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