ARCADE FIRE
The Suburbs

 
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2 agosto 2010
 

Avrei voluto una recensione di una sola parola per il nuovo disco degli Arcade Fire. Avrei voluto una recensione con una parola come PODEROSO scritta a caratteri cubitali, e niente più. Invece come sempre la musica nel bene o nel male ci spiazza, allora sembra ci voglia tutto l’arrovellarsi di critici e fan per descrivere la nuova attesissima uscita di Butler e soci.

”The Suburbs” lo ammetto, non è il capolavoro che attendevo ormai da tempo insieme alle folle globali. Non è certo “Funeral” e non è neppure “Neon Bible” ma forse proprio per questo non bisogna essere ingenerosi verso un lavoro che porta con se la pesante responsabilità di due successi pieni, che hanno incontrato il riconoscimento assoluto di critica e pubblico. Gli Arcade Fire sono la band dell’epica contemporanea, la band che raduna tutti sotto un palco dove ogni cosa può accadere; tenore lirico, accenti quasi sinfonici e musicisti che passano da uno strumento all’altro senza soluzione di continuità: opulenza musicale. Gli Arcade Fire ci hanno regalato uno dei migliori dischi degli ultimi anni (“Funeral”, appunto) e hanno quella rara capacità di entusiasmare e commuovere in modo corale scrivendo canzoni che diventano inni, ragion per cui non possiamo che riconoscere la loro indiscussa qualità musicale, anche se si rimane un pò sconcerti al primo ascolto di “The Suburbs”. Sono degli Arcade Fire che assomigliano a tutti e a nessuno, che si sconfessano spesso e volentieri sgusciando dal proprio stereotipo. Come sempre accade in questi casi il disco può piacere molto, o molto poco.

“The Suburbs” a differenza delle sognanti atmosfere e della forte tensione emotiva dei precedenti lavori è un album descrittivo; i sobborghi, le periferie urbane evocate dal titolo sono originariamente quelle della Huston dell’infanzia di Butler ma sono più in generale quelle del vissuto di un po’ tutti i componenti della band, che secondo quanto affermato dal batterista Jeremy Gara, avrebbe voluto dar vita ad un concept album. Ricordi, immagini e sogni di bambino, alienazione, aspettative ed esperienze si mescolano dando vita ad un insieme idealmente omogeneo e acusticamente bizzarro: esperimenti, stili narrativi e musicali diversi. I synth hanno sostituito i vecchi cori e sono l’autentica novità nell’universo sonoro della band. Butler stesso ha affermato che il disco sarebbe stato un blend di Neil Young e Depeche Mode, ma da Elton John a Springsteen non è stato risparmiato nessuno nel gioco delle citazioni.

”The Suburbs”, brano d’apertura, fa da cornice all’intero album con Butler che canta In the suburbs I / I long to drive / And you told me we’ll never survive / Grab your mothers keys we’re leaving tra chitarra acustica e piano, mentre “Rococo” liberamente ispirata dalla musica barocca, finisce con chitarre che –secondo Règine Chassagne- suonano come i Nirvana. Il viaggio musicale di questi nuovi Arcade Fire ci porta dai Television (“Modern Man”) ai New Order (“Half Light II”) ai Depeche Mode (“Deep Blue”), a Neil Young (“We Used to Wait”) che -vista l’abbondanza dei rimandi nello stile vocale e melodico- evidentemente non era stato citato a caso dal frontman,. E’ vero che a tratti nella sperimentazione la band sembra perdersi, ma “We Used to Wait”, “City with No Children” e “Suburban War” ci lasciano pensare che ci ritroveremo ancora lì sotto al palco a cantare insieme a migliaia di altre persone. Si rimane di certo storditi dall’energico scossone punk di “Month of May” che si autorelega ai margini del disco, quasi priva di continuità con gli altri brani.

Il vero colpo di scena però, bisogna sottolinearlo, è “Sprawl II”. Il pezzo senza ombra di dubbio catalizzerà l’ira funesta dei dettrattori di “The Suburbs” o sarà accolto da ovazioni. Senza mezza misure. Ci si aspetta un brano simile in un disco degli Arcade Fire come ci si può aspettare un brano hardcorepunk su un disco di Bon Iver. Indecisa tra gli Abba e Karin Dreijer non sapevo se cosiderarlo un colossale scivolone o un lampo di genio. Alla fine ha prevalso la seconda opzione anche se si fatica non poco ad accettare l’evidenza che proprio loro, i signori della nostàlgia nord americana, vivano una metamorfosi tanto sconcertante. Yes they can, gli Arcade Fire possono anche questo. Mentre siamo ancora increduli e in attesa di metabolizzare la novità, a chiudere il ciclo è un’eco rallentata ma in un certo senso anche liberatoria del pezzo iniziale: “The Suburbs (Continued)”. Un’ora e tre minuti, ottimo e abbondante.

Sospendendo giudizi di valore in attesa che gli Arcade Fire continuino il loro percorso credo sia preferibile pensare semplicemente che –come altri grandi prima di loro- la band sia alle prese con la propria evoluzione musicale, il che implica qualche incertezza e una certa dose di indecisione sulla prossima identità musicale. Si sono messi alla prova non come ingenui ragazzotti dal talento acerbo, ma come band dall’indiscussa compatezza, che può permettersi di scoprirsi spingendosi oltre l’immagine che aveva saputo dare della propria musica e del proprio mondo. Nonostante alcuni brani possano indurre alcuni a premere ‘skip’ alla velocità della luce, il risultato è comunque qualitativamente buono; il gradimento, si vedrà.

Non pare un caso che la frenesia multiforme dell’album si chiuda con un If I could have it back / All the time that we wasted / I’d only waste it again/ Sometimes I can’t believe it, I’m moving past the feeling. Come a dire: ‘tutto fa’. E domani è un altro giorno, anche per gli Arcade Fire.

The Suburbs
[ Merge – 2010 ]
Similar Artist: Neil Young, Conor Oberst, Owen Pallett
Rating:
1. The Suburbs
2. Ready to Start
3. Modern Man
4. Rococo
5. Empty Room
6. City With No Children
7. Half Light I
8. Half Light II (No Celebration)
9. Suburban War
10. Month of May
11. Wasted Hours
12. Deep Blue
13. We Used to Wait
14. Sprawl I (Flatland)
15. Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)
16. The Suburbs (Continued)

Tracklist
 
  • merdina

    ottimo album così come la recensione. laura.

  • http://bianconimassimo.wordpress.com massimo bianconi

    pareri discordanti su questo album… io concordo con indieforbunnies e con tutte le altre recensioni dubbiose… consiglio comunque a tutti, prima di giudicare, di dargli una decina di ascolti..

    http://bianconimassimo.wordpress.com/2010/07/26/recensione-ultimo-album-arcade-fire-the-suburbs-massimo-bianconi-the-music/

  • Dan

    anche il gradimento sembra esser buono.
    bella recensione. io lo compro domani, anche se ho già dato un’ascoltata veloce e l’impressione è stata positiva.

    :)

  • Dan

    L’ho riletta meglio: bravissima Laura, veramente. Hai sottolineato una caratteristica fondamentale che recensori di webzine più note hanno beatamente ignorato: il carattere “descrittivo” di questo disco.
    Bravissima. In questo disco è proprio l’impianto narrativo a determinare la coesione e se non lo si considera ci si perde parte del “senso” del disco. Butler è più che mai storyteller e conferma il suo fine talento visionario ed evocativo. Del resto le canzoni di Neon Bible sembrano brani da colonna sonora per scene noir.
    Ad un certo punto hai scritto “sconcerti”, invece che sconcertati, te lo segnalo nel caso tu voglia correggerlo.
    Quanto è bello leggere una recensione in cui si percepisce tutta l’umiltà di chi la scrive, che evidentemente ha studiato, si è confrontata con altra recensioni e ha letto interviste.
    Brava.
    Sulle influenze forse c’è qualcosa che non mi convince, ma se ne parlerà nei prossimi giorni eventualmente.
    Ciao :)

  • Dan

    @ bianconi

    Mah, a me pare che la maggioranza delle reazioni siano abbastanza positive/molto positive. Il 100% dei consensi non ce l’ha nessuno.

  • bryterlayter

    grazie!
    credo che leggere e confrontrsi sia fondamentale altrimenti si può solo essere autoreferenziali.Per quanto riguarda i ‘refusi':) ahi ahi ne ho visti un pò! La mia fretta è inversamente proporzionale alla precisione e visto che questa volta ho scritto tutto in una manciata di minuti ci sono anche diverse sbavature e una serie di orride ripetizioni!! mea culpa:) ma non ho “il potere” di fare correzioni al testo al momento. lo farò presente! magari nel frattempo mi abbonate un -ta- mancante insieme a tutto il resto :)!
    In merito alle influenze io per prima non ero troppo convinta delle stesse ammissioni degli AF (ad es. ai “nirvana” proprio non ci avrei pensato! Gara ha tirato in ballo Elton John e anche lui non mi sarebbe mai venuto in mente). Ho cercato di citare nomi di riferimento importanti per la band ( ad es i New Order), quelli che hanno un peso nella loro formazione artistica.Sono stati tirati in ballo anche gli U2 (quelli “migliori” per così dire) ma personalmente sui paralleli sono sempre un pò scettica. Credo che tutti portino i segni del proprio bagaglio musicale, senza che questo voglia dire seguire pedissequamente quel dato musicista o un dato genere, visto che poi è sempre tutto filtrato dall’esperienza individuale di chi compone e interpreta. A meno che non si tratti di beceri imitatori. E direi che non è questo il caso.

    …sul consenso generale, io direi che per il momento è più condizionato dalla statura degli AF che dall’oggettivo gradimento dell’album…vedremo![L]

  • Pingback: È bravo, ma non si applica « -bastonate-()

  • Dan

    Sulle influenze: We Used To Wait vanterebbe dei debiti verso Young? Io credo ci siano almeno 3 brani molto youngiani in questo disco, ma We Used To Wait proprio no. Lo “staccato” è tipicamente wave, così come il suono secco della batteria, l’atmofera dreamy e la nebbiolina shoegaze..ci portano molto lontano da Young, secondo me.
    Deep Blue è palesemente lennoniana, forse come Lennon avrebbe voluto, potendo, suonare nel 2010.
    Poi…come hai fatto a non cogliere l’omaggio a Branduardi che apre Empty Room??? :):):), scherzo :).
    Al di là degli accostamenti specifici il mio rilievo iniziale si riferisce soprattutto agli artisti che hai indicato in Similar Artists: cioè, a leggere gli artisti simile sembrerebbe un disco degli Eels, invece qui ci sono gli ’80, sia quelli alternative che quelli mainstream. Forse c’è qualcosa dei Cure di Kiss Me Kiss Me Kiss Me e penso che potessi citare i Blondie che tra parentesi sono il riferimento effettivo di Sprawl II, non gli Abba.

    Detto questo, ti rinnovo i complimenti. Bella anche la chiosa :).

    Mio giudizio: come dicono gli anglosassoni questo disco is a grower, cresce ascolto dopo ascolto. All’inizio si fa fatica a “capirlo”, sembra dispersivo, poi piano piano i brani cominciano a rivelarsi in tutta la loro bellezza e l’insieme comincia ad avere senso :). Che le abbiano scritte gli AF o i Pinco Pallino qui dentro ci sono un sacco di belle canzoni, alcune persino orginali, sia a livello di costruzione(ritmiche in 9/8) che di arrangiamento(i dialoghi tra elettronica ed archi di alcune tracce).
    Belle canzoni, belle melodie, bei testi.
    Difetti?

    Il disco è sovraprodotto(ed è volontà della band perchè il disco è prodotto dalla band, con il supporto di un produttore esterno), forse la gestazione è stata troppo lunga. Il risultato è che mentre si ascolta The Suburbs si prova un pò di nostalgia per lo spirito vitale che animava Funeral e anche per la carica emotiva di Neon Bible, qui sacrificata in favore di un approccio più rilassato in linea col carattere “descrittivo” dell’opera. Il disco offre alcuni spunti geniali, sviluppati in modo goffo(Empty Room) e le chitarre in alcuni casi paiono eccessivamente anestetizzate.

    Voto 7,5, terzo centro consecutivo e miglior terzo disco dei gruppi della loro generazione. Tante buone canzoni, qualcuna splendida, un paio di ciambelle senza buco. Più o meno sullo stesso livello degli altri due, peggiore per alcuni aspetti(meno spontanei ed evocativi), migliore per altri(le migliori melodie di Butler, la frizzante vena pop-danzereccia, mostrata senza paura e con ottimi risultati).

    Ora gli Arcade Fire devono decidere cosa fare da grandi: 1 recuperare il loro spirito anthemico 2 continuare sulla falsa riga del pop-rock certosino di The Suburbs, ereditando lo “spirito” di band come gli XTC 3 oppure sperimentare sulla scia di intuizioni brillanti già presenti in questo disco.

    In un anno come questo(scarsoscarsoscarso) penso finirà in molte top ten.

    :)

  • Dan

    Ah sul fatto dei responsi di critica e pubblico: è ancora presto, hai ragione, ma testate importanti hanno già emesso il loro verdetto che in linea di massima è piuttosto positivo.

    Tu dici che per ora se ne parla bene solo per il nome. E’ vero, in parte però, bisogna fare dei distinguo. Ci sono giornali e webzine seri e giornali e webzine meno seri. Ovviamente dei votoni dell’NME o di un Pitchfork bisogna sempre diffidare, forse loro si, tendono a celebrare gli AF in quanto AF.
    Però a mio parere il fatto d’essere gli AF e di avere due dischi di un certo tipo alle spalle determina anche aspettative altissime che in certi casi possono indurre ad una svalutazione dell’opera. La riconosciuta statura artistica è un fattore che può giocare a favore, ma anche a sfavore. Secondo me.

    :)

  • Dan

    Scusate i troppi post.

    Il pubblico dei comuni ascoltatori mi pare più tiepidino, tendenzialmente positivo.

  • http://accentosvedese.blogspot.com Accento Svedese

    Bello ma inferiore agli altri. Ci eravamo abituati troppo bene, però con questo disco diventeranno delle star a livello planetario. E se volessimo vederli in concerto dovremo andare nei palazzetti dello sport.

  • greensonic

    Concordo….Piazza Castello ora sembra così lontana!
    Ma la band si merita tutto questo successo, anche perchè canzoni come “Suburban war”, “Half light II” e “Rococo” non le sanno scrivere in molti.
    Sono già a parecchi ascolti ma continua a crescere. Perfino “Deep blue” inizia a piacermi.

  • Marcone

    premetto che a me gli AF non sono mai piaciuti, dopo un ascolto di questo loro terzo disco mi esce un solo aggettivo: NOIA. nel mare magnum delle bands sopravvalutate, questa è la più sopravvalutata di tutte. terribilmente pretenziosi.

  • ale

    Adoro gli AF ma stavolta non ci sto: dopo alcuni ascolti trovo il nuovo disco di una noia mortale e nemmeno una canzone che mi abbia fatto sussultare il cuore, un colpo di fulmine, come in passato.Delusione totale. Devo ascoltarlo con più calma perché non ci posso credere

  • fabio

    allora sono il solo ad aver pensato subito che questo fosse il migliore dei tre?
    bho?sarà l’entusiasmo per il concerto di ieri sera

  • sergio

    Allora carissimi tutti, secondo me questo è l’album più bello dei tre: è il più cantato, meno monotono musicalmente (intendo con meno martellamento ripetitivo)e ci sono almeno 4 o 5 canzoni capolavoro: the suburbs, ready to start, half light 2,we used to wait ecc..Ritengo che sia l’album della loro maturità checchè ne dica chi si aspettava di più. Un saluto

  • Dan

    Per me si tratta del terzo centro consecutivo. E mi fa davvero strano che lo si possa giudicare il loro disco più noioso: è quello più vario, che offre più ganci, con momenti pop godibilissimi.
    Vabè, saranno gusti.

  • http://arcadefire.it Miroir noir

    Per me The suburbs è un buon disco, probabilmene anche superiore a Neon bible. Funeral è inarrivabile e probabilmente lo rimarrà per tutta la loro carriera, ma questo non può limitare gli ascolti degli altri dischi.
    Quello che noto è che più passa tempo dall’uscita e più sono i gruppi che vengono accostati come influenze per questo nuovo album. Ormai quanti saranno i gruppi e cantanti associati, 40? Forse pure di più. Io trovo che questo sia non un punto debole ma una forza incredibile, hanno sintentizzato un’intera “era” musicale in un disco rimanendo gli Arcade fire.
    E’ tutto questo ci ha spinti ad aprire un sito e creare una community tutta italiana dedicata a loro, ci potete trovare qua: http://arcadefire.it
    A presto

  • Mattia

    Ciao a tutti!
    Io ho cominciato da poco ad ascoltare gli AF… insomma, dopo che The Suburbs è stato pubblicato. Però, per qualche strano caso, mi sono ascoltato i 3 album in ordine, senza fare apposta, quindi mi sono innamorato di tutti e 3, uno dopo l’altro :D
    Devo dire che ai primi due ascolti sono rimasto molto deluso da The S. , mi sembrava davvero troppo lontano da Funeral. Però… cavolo, ora lo adoro.
    Se Funeral trasportava in luoghi idilliaci, mondi fantastici, situazioni immobilmente stupende e commoventi, The Suburbs non fa nient’altro che metter davanti alla realtà, al nostro mondo, e dire: “Ecco qua. Qui è dove viviamo. E’ bello per delle cose, e brutto per altre.”
    Semplice, semplicissimo, eppure geniale. E anche The Suburbs, come Tunnels, mi commuove :)
    p.s. sì, Month of May è abbastanza “a parte”, ma che carica che da!

  • pippuz181

    Io credo che al di là della qualità del singolo album, ci sia una “corrente” che percorre tutti i loro lavori: l’antidivismo e il continuo dialogo con l’ascoltatore su temi universali.
    http://piecesofmusiceverywhere.wordpress.com/2011/07/17/arcade-fire/

  • troppoè

    Ragazzi ma lo sapete che il sito fnac.it ha messo questa recensione sul proprio sito senza indicazione di attribuzione come specificato dalla vostra licenza CC? Beh secondo le nuove leggi dovrebbe bastare una vostra segnalazione all’Agcom per chiudere il sito di fnac italia, anche senza denuncia. Da morire dal ridere. Vi consiglio comunque di sollecitarli a darvi attribuzione. Saluti

  • bryterlayter

    hanno messo la mia recensione?!?!?…davvero?!?! ORa controllo. grazie.

 

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