ROBERT WYATT
His Greatest Misses

 
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23 Agosto 2010
 

Scrivere una misera recensione su Robert Wyatt è più difficile di quanto possiate pensare: l’uomo da Canterbury ha una carriera tanto lunga e nobile da mettere quasi soggezione. Duemila battute non possono contenere l’ampia e sviluppata poetica dell’ex batterista dei Soft Machine, poetica riconoscibile e sostenuta da una curiosità mai doma che ha portato il musicista inglese ad affrontare musiche e realtà diversissime attraverso i numerosi dischi solisti.

Non ci troviamo d’innanzi però a un’opera inedita, ma a una raccolta (edita precedentemente solo per il mercato giapponese): nelle diciassette tracce qui contenute si possono ascoltare e ammirare buona parte delle principali gemme rilasciate da Robert durante gli anni. Ma non è chiaro il criterio di compilazione della retrospettiva: non è certamente cronologico (si parte infatti con “P.L.A.” da “Old Rottenhat”, album del 1985 e personalmente il mio preferito), né segue qualche filo logico o tematico.

Detto questo non si può comunque negare che l’ascolto sia un piacere: dai pezzi meno recenti qui antologizzati (indimenticabili “Sea Song” e “Little Red Robin Hood Hit The Road”, entrambi del 1974, dal secondo lavoro solista, riconosciuto dai più come il capolavoro di Wyatt, il classicissimo “Rock Bottom”) alla toccante “Foreign Accents” (che, insieme a “Mister E”, fa parte del penultimo disco di inediti, “Cuckooland” del 2003) è tutto un tripudio di atmosfere delicate e abbondantemente psichedeliche, di fughe nel jazz più raffinato ed escursioni in territori etnici vivi e pulsanti (sentite che meraviglia è l’iberica “Arauco”).
Quella di Robert è una musica unica e universale, capace di emozionare e trasportare; una musica, studiata e preparata in ogni dettaglio, che lascia davvero senza parole.

“His Greatest Misses” è fortemente consigliato ai principianti, a chi disgraziatamente ancora ignora che enorme artista sia Wyatt; ma anche in questo caso dovrebbe essere soltanto un ascolto preliminare ai veri album, scrigni preziosissimi. Tutti gli altri già sanno dove rivolgersi.
Cinque stelle al materiale contenuto, soltanto tre invece all’opera di filologia.

Cover Album

His Greatest Misses
[ Domino – 2010 ]
Similar Artist:Soft Machine, King Crimson, Arthur Russell, David Sylvian, Nick Drake
Rating:
1. P.L.A.
2. Worship
3. Heaps of Sheeps
4. Free Will And Testament
5. I’m A Believer
6. Sea Song
7. Little Red Robin Hood Hit The Road
8. Solar Flares
9. At Last I Am Free
10. Arauco
11. The Age Of Self
12. Alien
13. Shipbuilding
14. Memories Of You
15. Muddy Mouse (b)
16. Mister E
17. Foreign Accents
Tracklist
 
 

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