LA ROUTE DU ROCK ‘10
DAY TWO @ Saint Malo (Francia, 14/08/2010)

 
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2 settembre 2010
 

LINE UP – 13/10/2010:
MAIN STAGE “LE FORT DE SAINT-PERE”: MAGNETIC FRIENDS, THE HUNDRED IN THE HANDS, WE HAVE BAND, MARTINA TOPLEY BIRD, FOALS, TWO DOOR CINEMA CLUB, MASSIVE ATTACK
LE PALAIS DU GRAND LARGE : CONFÉRENCE DE CHRISTOPHE BRAULT, DM STITH, HOPE SANDOVAL & THE WARM INVENTIONS
STAGE “THE BEACH”: HAVALINA RECORDS DJ SET, ETHEL, LONESOME FRENCH COWBOY
L’ESCALIER CLUB: TIM SWEENEY & TIM GOLDSWORTHY

Il secondo giorno, il sole che venerdì ci aveva fatto ben sperare è coperto da nuvole e pioggia intensa: tipico clima bretone.

Dopo un paio d’ore di vana attesa decidiamo di rifugiarci nel Palais du Grand Large, dove è prevista una conferenza. La Route du Rock infatti si compone di altri eventi, oltre ai concerti, sempre collegati alla sfera musicale. Sabato è il turno di Christophe Brault, giornalista musicale che ha il piacere di tirare le fila di 20 anni di Route du Rock, inframmezzando il tutto con ascolti e commenti divertenti anche se, dato l’ostacolo linguistico, riusciamo percepire la loro ilarità solo dalle risate generali. I nomi elencati sono però di facile comprensione e formano un elenco impressionante. Di tutte le band più importanti del panorama indipendente, nessuna sembra mancare all’appello, tra Sonic Youth, Yo La Tengo, Belle & Sabastian. My Bloody Valentine e tutti gli altri.

Sulla via del ritorno l’afflusso di gente è notevolmente superiore a quello del giorno prima. È sabato, è ferragosto e il programma prevede una delle band di maggior richiamo.
Ha piovuto abbondantemente tutto il giorno e l’area davanti al palco è una distesa di fango e pozzanghere. Questo però ci fa apprezzare due altre qualità di questo festival, o più in generale del pubblico francese.
Primo: in qualunque altro festival a mischiarsi col fango troveremmo quintali di lattine, bicchieri e bottiglie. Qui no, c’è puro fango. E in generale tutta l’area del festival è pulitissima. L’idea che hanno avuto gli organizzatori è semplice quanto geniale (e andrebbe replicata non solo durante i festival): prima di avere le bevande è necessario acquistare il bicchiere. Costa appena un euro ed è anche grazioso. Risultato: nessun bicchiere da nessuna parte (e anche quando qualcuno lo perde non rimane per terra che per pochi minuti, poiché nel restituirlo alla cassa si ha indietro l’euro speso).
Secondo: normalmente durante i concerti le prime file sono occupate dagli spettatori più esaltati e violenti. Anche qui non si fa eccezione, ma il tasso di esaltazione e violenza è molto più basso. In poche parole non si rimane mai schiacciati e pressati, è assai facile liberarsi di energumeni che ti coprono la visuale e soprattutto, come in questo caso, quando davanti a te c’è un’enorme e schifosissima distesa di fango nessuno ti ci butterà dentro. Anche quando il gruppo è così famoso e c’è così tanta gente venuta a sentirlo.

A me, lo ammetto, quello che è il concerto più importante non interessa poi tanto. Ma lo seguo lo stesso con curiosità, anche se un po’ in disparte. L’impressione che ne ho, però, non è delle migliori.
I Massive Attack eseguono un live ineccepibile dal punto di vista tecnico ma un po’ povero dal punto di vista emozionale. Inoltre, alle spalle del gruppo, su uno schermo si susseguono messaggi dal contenuto un po’ datato e che paiono messi lì gratuitamente. È la solita solfa fatta di critica alle multinazionali e messaggi umanitari, indubbiamente condivisibili, ma che non fanno altro che scatenare applausi completamente scollegati dalle canzoni. Nonostante l’importanza della band si è trattato di un live prescindibile.

Per me la serata si divide tra i Foals, apprezzati moltissimo, in strana tensione tra gruppi come i Battles e la ben conosciuta miriade di gruppi inglesi, ballabili senza essere celebrali, e i Two Door Cinema Club, che riescono a scatenare danze tra tutto il pubblico nonostante All Star e ballerine varie (ma anche una nuova stirpe di stivali di gomma) siano incastonate in cinque centimetri di fango.

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