banner

LES SAVY FAV
Root For Ruin

4 ottobre 2010

Genere: , ,

Io Tim Harrington lo vidi per la prima volta otto anni fa. Si era tutti lì per la prima italiana dei Mars Volta, eppure i mattatori della serata furono lui e i suoi Les Savy Fav. Quella sera non fecero prigionieri, sia dal punto di vista strettamente musicale che da quello squisitamente scenico: chitarre spigolose sempre in bilico tra Brainiac e Fugazi / tra artistico e autistico, sezione ritmica che non lascia scampo e ti costringe a muovere le chiappe (e di conseguenza a sudare sette camicie) e poi lui, un cantante ciccione con la barba che ha il coraggio di stare su un palco a torso nudo, cerca di baciare alcuni fortunati delle prime file ed improvvisamente ti cambia la serata facendosi portare al guinzaglio dagli stessi. Tante risate, tanto sudore, però fu amore a prima vista (per i Les Savy Fav, ma in fondo anche per lui e la sua panza prominente), fu una corsa al banco del merchandising per procurarsi immediatamente tutta la discografia del gruppo. Una delle esperienze musicali più belle della mia vita, sul serio. C’era pure Enrico Silvestrin, ma non credo che abbia apprezzato quanto me.

Ed otto anni dopo i Les Savy Fav suonano esattamente uguale e Tim Harrington è sempre un vero e proprio animale da palcoscenico, ma in fondo ad artisti del genere non si può chiedere di fare qualcosa di diverso (certi artisti possono permettersi di essere conservatori, tanto alla fin fine sembrano progressisti lo stesso). Nel frattempo, una manciata di singoli e niente dischi ufficiali per cinque anni (cinque anni in cui molta gente – un nome a caso, James Murphy. Un altro, The Rapture - è passata all’incasso suonando roba che i Les Savy Fav facevano prima, e decisamente meglio), un ritorno (“Let’s Stay Friends” ) che li ha resi un gruppo di culto anche per coloro che sono soliti cavalcare miti & mode del rock n’ roll (leggasi NME, Pitchfork e relativi lettori assidui). ed ora questo “Root For Ruin”, un disco che esce nel 2010 ma è come se fossimo ancora nel 2002, un disco senza tempo e senza spazio, un disco è meno cerebrale del loro capolavoro “Go Forth” ma che è altrettanto lascivo, un ti entra dentro e scava in profondità tanto quanto basta a farti commuovere.

Scava tra i tuoi ricordi, facendoti tornare a quella sera in cui li hai visti per la prima volta e da allora attendi con impazienza che tornino in Italia ad incendiare un palco, a travestirsi da coniglio, a mostrare la panza, a farsi fustigare dal primo che passa, per amore della musica e del proprio pubblico, per amore dell’Arte e dell’Ignoranza. Torni indietro a quando non lavoravi e facevi finta di studiare (o a quando studiavi e facevi finta di lavorare), a quando era tutto più facile e non dovevi caricarti di eccessive responsabilità, tanto avevi sempre chi per te raccoglieva i cocci ed aggiustava il tutto.

Combinare casini, divertirsi e non preoccuparsi di null’altro. Ecco, “Root For Ruin” è tutto questo e molto di più: un disco che non si carica di eccessive responsabilità ma che è in grado di arrivare agevolmente al dunque, si ascolta facile e non si fa troppe menate. Un disco da qui ed ora, ma che ascoltato poi e dopo manterrà intatto il suo fascino innato e sarà sempre in grado di combinare casini senza raccogliere cocci, senza aggiustare nulla perché tanto non c’è più nulla da aggiustare in questo povero mondo malato, ed allora ci resta solo la musica, ci restano solo l’Arte e l’Ignoranza. Ormai non c’è più salvezza, ma finché ci saranno gruppi come i Les Savy Fav potremo anche permetterci di stare tranquilli.

Root For Ruin
[ Frenchkiss - 2010 ]
Similar Artist: Six Finger Satellite, Brainiac, Liars, Fugazi, Q And Not U, un cantante che sembra Enrico Beruschi sotto anfetamine, gli Strokes (tutti e cinque) legati al paraurti posteriore della mia auto mentre guido nel traffico cittadino

Rating:

1. Appetites
2. Dirty Knails
3. Sleepless in Silver Lake
4. Let’s Get Out of Here
5. Lips n’ Stuff
6. Poltergeist
7. High and Unhinged
8. Excess Energies
9. Dear Crutches
10. Calm Down
11. Clear Spirits

 

Articoli Correlati:

6 commenti »

Ultime recensioni

Field Of Reeds

THESE NEW PURITANS
Field Of Reeds

Tra gli shock musicali più grossi della mia vita ci fu l’acquisto di “Spirit…

Kveikur

SIGUR ROS
Kveikur

Ascoltando l’ultimo pezzo del nuovo disco dei Sigur Ros mi è venuta in mente…

Once I Was An Eagle

LAURA MARLING
Once I Was An Eagle

In una interessantissima recente intervista al Guardian, Laura Marling parla del suo trasferimento a…

Vow

NAAM
Vow

Dopo un primo album omonimo pesante e ipnotico come pochi e un concept EP…

Like Clockwork

QUEENS OF THE STONE AGE
Like Clockwork

Sarà, ma ascoltando il nuovo album dei QOTSA, gli anni Novanta sembrano proprio un…

BE

BEADY EYE
BE

Non un ritorno trionfante quello dei Beady Eye a due anni di distanza dal…

The Julius Eastman Memory Depot

JACE CLAYTON
The Julius Eastman Memory Depot

I nomi che si alternano in titolo e autore di questo album dovrebbe farvi…

Sob Story

SPECTRALS
Sob Story

Oceani di grigiore quelli che passano – trafiggono – l’indie d’oltre Manica? Tutto decade…