BADLY DRAWN BOY
Live @ Bronson (Ravenna, 13/11/2010)

 
30 Novembre 2010
 

Ti immagini se ci facciamo tre ore di macchina, arriviamo lì e lui molla il concerto a metà perché si incazza?
Scenario a cui non puoi evitare di pensare se stai andando a un concerto di Badly Drawn Boy, ma il pensiero di quanto sarà meraviglioso sentirlo suonare ancora è più forte di ogni preoccupazione e quei trecento chilometri che ti separano da Ravenna scorrono via in fretta. Sì, fino a Ravenna, perchè dopo l’ottimo antipasto di pochi giorni fa alla Fnac, questa trasferta diventa quasi necessaria.

Non puoi nemmeno pensare all’eventualità di perderti un concerto di Damon Gough perché quando lui prende in mano la chitarra e inizia a cantare, quello che succede è che ti si apre il cuore e, di colpo, al mondo non esiste altro posto in cui vorresti essere. E il concerto inizia proprio così, lui da solo con una chitarra acustica e una “The Time Of Times” che è l’inizio della fine. Già, perché sebbene noi riusciamo a sentire benissimo, lui sul palco non sente nulla e non prova nemmeno a nascondere la frustrazione e l’incazzatura nei confronti del tecnico del suono.

Ed è assurdo come riesca ad andare avanti per poco meno di un’ora suonando così, senza sentire niente, arrabbiatissimo, ma in modo assolutamente divino. Suona senza seguire una scaletta, suona quello che gli passa per la mente, accenna più volte “Above You, Below Me”, ma non la suonerà mai. Passa per “The Shining”, per “Is There Nothing We Could Do?”, manda in delirio il pubblico con “A Minor Incident”, manda in delirio me con una “A Journey From A To B” da brividi, interrompe l’inizio di “Once Around The Block” per ribadire che non riesce a fare il suo lavoro e che la cosa non è per niente divertente, per poi ricominciare la suddetta canzone e farmi pensare che il suo lavoro, lo sta facendo davvero alla grande. Il resto della band entra solo alla metà di quella “It’s What I’m Thinking” che marcherà la fine della prima parte di concerto. Damon non ce la fa più a suonare così e si prende dieci minuti di pausa mentre il tecnico del suono cerca di salvare il proprio posto di lavoro. Beh, almeno questa volta non se n’è andato perché gli manca la famiglia.

Passano quei dieci minuti e il ragazzo mal disegnato torna sul palco. Felice. Inspiegabili cambi repentini d’umore, ma va benissimo così. Adesso suona sempre accompagnato dalla band. Nella prima parte della seconda ora di concerto si lancia con i pezzi del disco nuovo, che dal vivo hanno una presa molto più immediata che su disco, sono un po’ più grezzi e sono maledettamente buoni, particolare che la produzione in studio non è riuscita a sottolineare come avrebbe dovuto (e lo stesso vale anche per “Born In The UK”, title track di un disco forse troppo bistrattato). Nella seconda parte, invece, regala grosse emozioni con perle varie dai vecchi dischi, fino al momento in cui riesce ad aprirti il cuore in più di due parti con una “Silent Sigh” (introdotta da qualche battuta di “Like A Virgin”) di fronte alla quale non si riuscirà mai e poi mai a restare impassibili, per poi finirti definitivamente con un’incantevole versione di “Magic In The Air” solo tastiera e voce.

Badly Drawn Boy è un uomo ingestibile, ma è un artista assolutamente adorabile ed è negli ultimi tre minuti di concerto, mentre canta una cover di “Thunder Road” di Springsteen, che ti rendi conto che nonostante tutto, se potessi, lo seguiresti in tour ovunque, perché nel momento in cui riesci a immergerti nella delicatezza e nella sensibilità di quelle canzoni, tutto il resto sparisce e ti ritrovi in una dimensione totalmente perfetta.

Credit Foto: Yummifruitbat / CC BY-SA

 

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