INTERVISTA CON BUD SPENCER BLUES EXPLOSION

 
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6 Dicembre 2010
 

In occasione del loro concerto al Circolo degli Artisti, i Bud Spencer Blues Explosion, dinamico duo romano, fanno un bilancio della loro super stagione (con 98 concerti all’attivo) e ci presentano la collaborazione d’eccezione con Saturnino e Alessio Bertallot. Adriano Viterbini, chitarrista del gruppo, risponderà alle mie domande.

Salve Bud. Ben tornati a casa. Presentaci questo vostro nuovissimo progetto B.S.B.E. (Bertallot Saturnino Blues Explosion).
Salve a tutti. Abbiamo avuto l’opportunità di suonare all’Auditorium un anno fa (di Roma all’interno della manifestazione “Generazione X”, ndr) con Alessio Bertallot e Saturnino. Questa occasione di confronto musicale ci è servita tantissimo tant’è vero che ci siamo un po’ cercati durante l’anno e abbiamo deciso di fare un combo di date insieme. Sai, c’è entusiasmo nel far le cose, poi nel suonare come suoniamo noi con un approccio più da jam, ci siamo ritrovati sulla stessa lunghezza d’onda. C’è da dire che ogni nota che suonano sia Saturnino sia Alessio ha il peso di migliaia di concerti e a noi questa cosa ci piace; tentiamo di imparare tanto da loro. Insomma, è un connubio molto stimolante da parte nostra.

Prima di “Generazione X”, com’è stato l’incontro con questi padrini d’eccezioni?
Loro erano i padrini di quella situazione. Da lì poi ci siamo conosciuti ma già da prima artisticamente li stimavamo molto, poi, in maniera del tutto spontanea, è nata questa collaborazione dettata solo dall’entusiasmo.

Ero presente al concerto all’Auditorium e ti assicuro che questa poca conoscenza non si avvertiva dalla platea, anzi sembravate amici da molto tempo.
Caspita è bello notare questo tipo di cose. Vedi com’è la musica, talvolta, riesce ad avvicinare realtà differenti.

Dopo aver vinto ‘primo maggio tutto l’anno’ e il premio S.I.A.E. (edizione 2009), aver suonato a San Giovanni al concertone per la festa dei lavoratori, avere alle spalle quasi 100 concerti durante l’anno, tra cui il Woodstock a cinque stelle, siete già avviati alla scalata del successo; cosa cogliereste alle tante band che si accingono ad intraprendere la scalata?
Più che altro, in Italia, c’è bisogno di credere nella musica, nei giovani, in progetti che all’inizio non abbiano velleità di successo o soldi. credere nel suonare, nel piacere di suonare e in quei sentimenti di amore verso la musica. Perciò, magari un consiglio che posso dare è avere un’attitudine più sanguigna e più semplice verso la musica.

Quindi buttare il cuore oltre l’ostacolo e suonare?
Suonare per trarne benefici, prima di tutto, personali più che suonare per diventare qualcosa o per farsi apprezzare. Deve nascere più da un’esigenza innata, un tuo linguaggio, secondo me. Poi, ti ripeto, non ho consigli pratici da seguire. Questo è quello in cui io credo. Il mio punto di vista.

Allora è proprio questa la vostra forza, poiché sia dal CD sia dal live è la passione a dominare, che sgorga fuori dagli amplificatori ed investe il pubblico. Insomma si sente che vi divertite e vi piace ciò che fate.
Questa è una caratteristica che ci è servita per comunicare con il nostro pubblico. Quando abbiamo capito che volevamo fare questo per il solo scopo di divertirci e goderne, ci siamo accorti che le nostre emozioni venivano trasmesse, come in un domino, sino alle altre persone. Per cui questa è una ricetta che a noi a fatto bene. Non so se funziona a tutti ma fa star bene proprio d’animo.

Questa ricetta la usate anche per comporre i testi delle vostre canzoni, sia quelle più rockeggianti sia quelle più melodiose?
Per quanto riguarda i testi, ci soffermiamo molto più a lungo; la musica ci viene proprio spontanea, il testo è un secondo step perché fondamentalmente quello di cui noi vogliamo parlare è di cose semplici. Ammetto che stiamo cercando ancora un nostro linguaggio. Trovo che, ancora, il livello dei testi non è ancora alla pari con quello della musica. Ma questa è una sfida che mi piace poter continuare a vivere.

In questa stagione siete stati il gruppo che ha fatto più concerti, secondi solo a ”il teatro degli orrori” che vi superano di pochissime date. Inoltre avete fatto anche un mini tour negli Stati Uniti. Che cosa avete ricevuto da queste esperienze?
Il confronto con tanti altri gruppi e tanti ragazzi che si fanno in quattro per poter portare in giro la propria musica. Per cui, condividere questa passione, questo lavoro e imparare molto. Inoltre ci è servito molto a noi Bud per maturare un concerto che sicuramente non è uguale ad uno di un anno fa; trovo ci sia molta più sintonia, più coesione e ci stiamo capendo di più. per cui…fico!

Con dei miei amici ho fatto un esperimento: mettendo in macchina il vostro disco e facendo sentire alcune tracce, ho chiesto quanti erano, secondo loro, gli elementi della band che stavano ascoltando. Oltre a notare che tutti tenevano il tempo con il piede, palese indice di gradimento, moltissimi erano sicuri che ‘questi’ Bud Spencer Blues Explosion fossero composti da 4 o 5 elementi e quando svelavo che eravate ‘solo’ un duo tutti rimanevano sbalorditi. Tutto questo per chiedervi: quali sono i vantaggi e gli svantaggi di suonare in due?
Suonare in due ti da l’opportunità di improvvisare tantissimo, di non avere confini perché la chitarra va a braccio e non deve fare i conti con un basso o un’altra chitarra, quindi può fare un po’ quello che vuole. Sostanzialmente con i Bud, ci inseguiamo quando suoniamo. Gli svantaggi, forse ci sono stati all’inizio, quando abbiamo dovuto investire su di noi: comprare magliette, la promozione e tutte queste spese erano divise per due. Questo è un po’ lo svantaggio

.

Dato che siete molto bravi, accettereste mai di entrare a compromessi con una major?
Guarda, ad oggi non trovo che le major possano offrirti compromessi. Credo che un contratto con una major sia, per un gruppo come noi, un’opportunità diversa. Sono un po’ cambiate le cose: le major si sono aperte più a progetti alternativi, tipo i Ministri e i Verdena; per cui, sì perché no? Devo dire che noi ci troviamo molto bene con la nostra etichetta, la Yorpicur Records, per cui non sentiamo questa esigenza.

Il mercato è maturato ma voi state bene come state?
Noi ci troviamo molto bene a lavorare in questo modo. Probabilmente in futuro potrebbero esserci opportunità diverse poi al momento capiremo cosa fare.

Domanda tanto secca quanto banalotta: perché questo strambo nome?
All’inizio non avevamo quasi un nome ma ne volevamo uno lungo tipo Sly and The Family Stone o John Spencer Blues Explosion. Un nostro amico ci disse: ma chiamatevi Bud Spencer Blues Explosion, così, per scherzare. Abbiamo iniziato a fare concerti con questo nome poi ci siamo affezionati e ce lo siamo portato appresso.

Studiando i vostri profili, ho scoperto che, specialmente Adriano, sei un cultore del blues.
Sì, mi piace molto.

Qual è il bluesman maledetto per eccellenza?
Maledetto nel senso che ha avuto una vita piena di guai e molto affascinante, dal punto di vista d’intrecci e di magie strane è stato Robert Johnson. Il patto col diavolo al crocicchio, il fatto che sia morto avvelenato dal proprietario di questo Jack Joint, forse per questo Robert Johnson incarna la figura del maledetto del blues.

Come uccidereste Katie Perry, per simboleggiare il pop fatto di lustrini e caramelle colorate?
A me piace il Pop! Lunga vita al pop!

Pubblicherete qualcosa con Alessio e a Saturnino?
Non credo al momento. Forse in futuro…

Com’è tornare a casa dopo 100 concerti in giro per l’Italia e non solo?
Da paura! Non suonavamo qui al circolo da aprile. È bello, poi, tornare a dormire a casa.

Grazie per la chiacchierata.
Grazie a te. A presto.

Link:

  • BUD SPENCER BLUES EXPLOSION MySpace

VIDEO:
“Mi Sento Come Se” dall’album “Bud Spencer Blues Explosion”

“Hey Boy Hey Girl” (Chemical Brothers cover) @ Prodezze Fuori Area

 

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